14 gennaio 2023

1740, una schiava di nome Cremona (in onore al colore ambrato dei violini) divenne simbolo del riscatto dalla schiavitù sposando il padrone bianco negli Stati Uniti

Cremona era bellissima, di una bellezza tanto unica da non poter essere descritta o raffigurata nel migliore dei modi, era di una bellezza che avrebbe cambiato il corso della storia. La città di Philadelphia, in Pennsylvania, oggi è una delle più popolose di tutti gli Stati Uniti. Venne fondata sulla terra dei nativi americani della tribù dei Lenape nel 1650 circa e, per un secolo e mezzo ha rappresentato la storia delle del nascente Nuovo Mondo che andava progressivamente staccandosi dalle colonie inglesi; infatti tra le mura dei primissimi edifici di stampo neoclassico vennero firmate la Dichiarazione d'indipendenza e la Costituzione degli Stati Uniti. Philadelphia deriva dal greco “amore fraterno” e il suo fondatore, il quacchero inglese William Penn al quale verrà intitolato l'intero stato, fece in modo che la città godesse di ampi spazi tra gli edifici per preservare le costruzioni da eventuali incendi. Humprey Morris era anche lui un quacchero nato nel 1640 e cresciuto in Inghilterra nel piccolo paese di Burton e, come William, avrebbe vissuto con il concetto che i Lenape, come tribù che per secoli avevano abitato quelle terre, avevano il diritto di essere uomini liberi. Non era un passaggio da poco perché nel XVII secolo la schiavitù, verso le popolazioni locali o mantenuta con le persone che venivano trasbordate a forza negli Stati Uniti, era un concetto diffuso e dato per scontato. Morris si era arricchito commerciando di tutto tra la Vecchia Europa e il Nuovo Mondo fino a quando, verso i 30 anni, non decise di stabilirsi come proprietario terriero nella città dell'amore fraterno, con lui tutta la famiglia composta dalla moglie e da i primi due figli. Le sue terre venivano coltivate in buona parte da schiavi sia indigeni, africani o provenienti delle isole caraibiche, persone che, grazie a Humprey, potevano godere comunque di una libertà ben maggiore rispetto a buona parte degli schiavi del Nuovo Continente.

Il primo sindaco della nascente città di Philadelphia fu proprio quel Humprey Morrey, sindaco di larghe vedute che prima era stato il presidente del Tribunale cittadino e che aveva a cuore la condizione delle persone che lavoravano nei suoi campi. Cremona nacque nel 1710 proprio in mezzo ai campi dei Morrey, la neonata proveniva da una famiglia di etnia Lenape e afro caraibica quindi, per Humprey e sua moglie, era dotata di una bellezza unica. Il colore della sua pelle e i suoi caratteri raccontavano di una bellezza eccezionale, una bellezza che venne ammirata fin dal battesimo per cui, d'accordo con i genitori, la bambina venne battezzata con il nome di Cremona, venendo registrata all'anagrafe con nome della città e il cognome del padre, diventando quindi Cremona Satterthwaite. Il nome non era arrivato in maniera casuale, per i Morrey, nati e cresciuti in Inghilterra, la città del Torrazzo aveva nei colori e nelle forme una straordinaria unicità, così come il colori di quei violini che da tempo venivano fatti a Cremona avevano quelle sfumature di colore tali da renderli unici. La bambina divenne ospite della casa Morrey da subito, imparò a leggere e a scrivere oltre a sviluppare quel concetto di una educazione formale e domestica che era parte basilare della vita negli Stati Uniti del 1700, Cremona sarebbe cresciuta come domestica di casa Morrey ma vivendo in maniera ben differente rispetto a molte altre ragazze della sua età. Richard Morrey era l'ultimo figlio di Humprey, a differenza dei fratelli era nato negli Stati Uniti nel 1675 e gestiva l'espansione dei terreni di famiglia. Richard era rimasto vedovo in giovane età, con il tempo si innamorò di Cremona ma non come spesso accade nelle peggiori storie legate alla schiavitù dove un padrone approfitta delle schiave, bensì si innamorò profondamente della ragazza che serviva come domestica in casa. Nel 1735 la coppia era divenuta una coppia di fatto dando origine ad uno scandalo in tutti gli Stati Uniti, Cremona viveva con Richard nella nuova casa in mattoni, i due giravano come ogni altra coppia a Philadelphia e frequentavano teatri o feste dove Richard presentava Cremona come sua moglie. Un matrimonio tra i due era impossibile, a quei tempi non esisteva nemmeno una legge che riconoscesse il legame tra un proprietario terriero e i suoi schiavi, ma per Richard questo non era un problema, lui viveva sotto lo stesso tetto con Cremona e la donna aveva acquisto anche il cognome del marito, diventando Cremona Morrey, come ogni qualsiasi coppia di sposi. L'unione tra Richard e Cremona divenne una pietra miliare nella storia della liberazione dalla schiavitù dei nativi americani e degli schiavi in generale, la bellissima ragazza dai lineamenti delicatissimi e dalla pelle di un colore unico era diventata moglie e libera da quelle catene, seppur solo formali, che migliaia di altre persone erano costrette a sopportare. Dalla coppia nacquero cinque figli e, nel 1745, venne alla luce una bambina che ricevette il nome di Cremona, come quello della madre. Richard Morrey verrà a mancare nel 1753 lasciando una eredità sociale importantissima nel percorso di liberazione dalla schiavitù ma non solo, per garantire a sua moglie e ai suoi figli un futuro come persone libere donerà alla moglie la loro casa e circa 200 acri di terreno dove lo schiavismo avrebbe dovuto sparire, per sempre. Nei dipinti, immagini rare e costose e ai tempi di certo non riservate agli schiavi, Cremona Morrey appare in tutta la sua bellezza mentre sua figlia Cremona si sposerà con un altro proprietario terriero, John Montier, appartenente ad una delle più importanti famiglie della Pennsylvania. 

Un ritratto di Cremona Morrey e la casa dei Morrey

Marco Bragazzi


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