12 gennaio 2024

Cinquant'anni fa moriva Gino Cervi (da sempre legato a Casalbuttano). Per tutti è Peppone ma doveva essere don Camillo. Ecco la foto

Cinquant’anni fa, il 3 gennaio 1974, moriva Gino Cervi; il celebre commissario Maigret della televisione, ma soprattutto il celeberrimo sindaco Peppone del cinema. Nato a Bologna il 3 maggio del 1901. Si sentì sempre legato a Casalbuttano dove è sepolto il padre e dove la famiglia era proprietaria, fra le altre, della cascina Convento. 

Cervi esordì giovanissimo a teatro nel ruolo del figlio nel pirandelliano «Sei personaggi in cerca d’autore», ma la celebrità arrivò nel 1951 con il primo film della serie «Don Camillo», accanto a Fernandel. E dire che, sin da subito, Giovannino Guareschi si rivelò contrario alla scelta del già famoso attore emiliano per interpretare il sindaco di «Mondo piccolo», come di Fernandel nel ruolo del pretone con il cuore grade quanto le manacce da gigante. Ecco cosa scriveva Giovannino ad Angelo Rizzoli: «Egregio Commendatore, ho esitato a scriverLe questa lettera perché so che Le farà dispiacere: comunque era necessario che io Le parlassi con estrema sincerità. Dovunque io vada trovo gente che si stupisce con me e, talvolta addirittura si indigna per il fatto che a sostenere il ruolo di Don Camillo sia stato scelto Fernandel, il quale Fernandel – come giustamente osserva qualcuno dei tanti che mi hanno scritto in proposito – sarà bravissimo ma ha una faccia da cavallo.(Guareschi sottolinea la frase nella lettera) E la stessa gente – a proposito di Gino Cervi nella parte del comunista Peppone – osserva che non si sarebbe mai immaginato un Peppone così bellino e rotondetto.» Dunque Fernandel troppo «equino» per interpretare don Camillo e Cervi troppo «bellino» per la parte di Peppone. Torniamo indietro, però, di qualche settimana e scopriamo cosa accadde all’inizio delle riprese in quel di Brescello: i panni di Peppone li indossava nientepopodimenoché l’inventore stesso del sindaco comunista, ovvero Giovannino Guareschi mentre per la parte di don Camillo aveva fatto un provino indovinate chi? Ma perbacco: Gino Cervi! Torniamo così a quanto Guareschi scriveva, descrivendo i suoi due protagonisti nei primi racconti di «Mondo piccolo»: «Don Camillo…. dai piedi alla testa è alto come un uomo normale su uno sgabello…. Peppone è un uomo forte, rozzo, violento…. Capace di arrivare, spinto dalla sua faziosità e dalla disciplina di partito, a offendere anche quelle che sono le leggi umane; ma che, davanti a quelle che sono le leggi eterne, divine, si ferma… E alla fine ascolta sempre la voce della sua coscienza. Don Camillo è uguale identico a Peppone. Fisicamente e spiritualmente…. Peppone è il diritto e don Camillo è il rovescio della medaglia.» Dunque, è lecito supporre che anche Peppone sia alto come un uomo normale sopra ad uno sgabello! Assolutamente nulla a che vedere con Fernandel, poco con Gino Cervi che, pur essendo inequivocabilmente emiliano e di corporatura robusta, non appare sufficientemente forte e rozzo da convincere Guareschi ad accettarlo nei panni di Peppone; panni che, del resto, egli stesso aveva indossato per pochi giorni, all’inizio della lavorazione del film: «Non ho mai approvato né posso approvare la scelta di Fernandel e Cervi. D’altra parte non ho potuto né posso farci niente perché sono stato messo di fronte al fatto compiuto sia nel caso di Cervi e Fernandel, che nel caso del soggetto….. […] Considerando la eccezionale bravura di Duvivier, di Fernandel e di Cervi, sono certo che ne possa uscire ugualmente un eccellente film: comunque riesca non potrà però essere mai una fedele traduzione cinematografica del mio libro. Ne uscirà un’altra cosa. E lo sta a dimostrare, per esempio, il fatto che Gino Cervi, il quale era stato scelto per interpretare don Camillo, è stato poi passato con straordinaria indifferenza e naturalezza, a interpretare la parte di Peppone!».

Esiste una sola foto conosciuta del provino che il grande Gino sostenne nei panni del pretone guareschiano, fotografia che lo ritrae con tanto di talare e tricorno in atteggiamento doncamilliano (nell’atto, cioè, di allentare un ceffone a qualcuno) e, inequivocabilmente senza baffi. Altro aspetto, quello dei baffi, che merita un racconto a sé stante, sempre dalla penna di Guareschi-Peppone. Giovannino prese la cosa molto, molto sul serio e, indossati i larghi pantaloni di fustagno, la camicia a quadrettoni, il cappellaccio sulle ventitré e il fazzoletto rosso al collo, dotato dei suoi baffi ad ala di rondone, in bocca il mezzo toscano d’ordinanza, si calò nel personaggio: «Sono Peppone. Giro una scena (quella dell’intervallo della partita di calcio fra la squadra della parrocchia e quella della sezione comunista, N.d.R.) con Franco Interlenghi e Duvivier me la fa ripetere quattordici volte. Sono molto riconoscente a Franco Interlenghi perché non solo non mi ha picchiato ma non mi ha neppure insultato. É, insomma, una delle pagine più oscure della mia vita: per fortuna mia, di Peppone, della produzione e della mia famiglia, Cervi riesce a disimpegnarsi e arriva a Brescello prima che io possa girare altre scene. Comunque, dopo la mia prova, nessuno pensa che Peppone possa essere senza baffi. Perché, a onore del vero, un’unica cosa ha funzionato nella prova da me sostenuta: i miei baffi.» E Gino Cervi quei baffi non li aveva. Così li mise finti e, conoscendo la scaramanzia degli attori, ecco che il Peppone di Cervi, per tutti i cinque film e mezzo interpretati indossò i baffi finti. Se li fece crescere invece per la parte del commissario Maigret, che debutterà in Tv nel 1964. Insomma: Fernandel uguale don Camillo allo stesso modo di Gino Cervi uguale Peppone. Troppo facile scriverlo così? Forse sì, ma è la pura, sacrosanta verità, come recitava una vecchia canzone. I due grandi attori si identificarono talmente tanto con i personaggi ideati da Giovannino Guareschi che, quando lo stesso scrittore chiese a Cervi di interpretare il suo pretone a teatro, l’attore bolognese, ringraziando per la proposta, oppose un cortese, ma deciso diniego spiegando a Giovannino: «Io per tutti, ma soprattutto per me stesso, sono Peppone!». E al momento che gli venne chiesto di terminare il sesto film doncamilliano, con una controfigura al posto di Fernandel, Cervi-Peppone non ebbe dubbi: «È morto don Camillo: muore anche Peppone». Un’amicizia e un rispetto infiniti in una breve frase, come quella che Cervi fece scrivere sulla corona di fiori inviata al funerale di Fernandel: «A Fernand, son ami Peppone»…

Egidio Bandini


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commenti


Nicolino

12 gennaio 2024 21:40

Grande attore, i suoi film saranno sempre intramontabili! Lo rivediamo con piacere.
Nicolino