7 gennaio 2026

Celentano ha compiuto 88 anni, il giornalista Gian Paloschi ricorda la sua prima volta in sala d'incisione

Adriano Celentano ha festeggiato il giorno dell'Epifania 88 anni. Un compleanno che arriva accompagnato dall’affetto di milioni di fan e dal rispetto di un Paese che continua a riconoscergli un ruolo unico nella storia dello spettacolo italiano. A quasi settant’anni dal suo debutto, il “Molleggiato” resta un punto di riferimento capace di attraversare generazioni, anche nel silenzio degli ultimi anni lontani dalle scene. Oltre duecento milioni di dischi venduti nel mondo, più di quaranta film interpretati, molti dei quali diventati cult, e una serie di incursioni televisive capaci di catalizzare l’attenzione nazionale. Dalla musica al cinema, fino ai monologhi e alle prese di posizione in prima serata, Celentano ha sempre usato la popolarità come megafono per provocare, dividere, far riflettere. In questo senso è stato spesso definito “l’artista più social prima dei social”: ogni sua apparizione diventava evento, discussione, fenomeno di costume.

Gian Paloschi, giornalista cremonese di lungo corso, autore di monografie e della trilogia "Cremonesi così", "Incontri cremonesi" e "Cremonesi e dintorni" in gioventù ha fatto parte, come cantante e batterista, di complessi musicali. Da quella esperienza è nato il volume "Quelli eran giorni" con storie di orchestre, canzoni e musicisti nella Cremona degli anni Cinquanta e Sessanta. In giro per l'Italia con il suo gruppo "I Vichinghi", Gian Paloschi incontrò molti protagonisti della musica e della vita notturna di quegli anni. A Cremonasera ha affidato i suoi ricordi. Ed ecco il debutto in sala d'incisione di Adriano Celentano.

Mi trovavo in un grande studio di registrazione, a Milano, alla fine degli anni Cinquanta. Dovevo incidere la lacca di una canzone con la musica del maestro Fabor e il testo mio, in inglese. Il titolo era Once upon a time (quello famoso arriverà anni dopo).

Accanto a me c'era un giovane di bell'aspetto, completo grigio con cravatta. Mi disse. "Guarda che tocca a te": infatti si accese la luce rossa e io entrai. Terminata l'esecuzione, all'uscita ritrovai il giovane che mi fece i complimenti: "uè, ma tu canti bene, in inglese perfetto". E tu no? "Io faccio un po' come mi viene, improvviso. A proposito: tu sei di Cremona. Siccome il disco che sto per registrare uscirà fra poco, tu gira nella tua bella città gridando: Ce-len-tano. Ce-len -ta-no. Vedrai che mi porterai fortuna!"

E così, un po' di giorni dopo, guardando la televisione con amici lo indicai e dissi :"Guardate, è lui. Celentano, il ragazzo che ho conosciuto pochi giorni fa a Milano". Stentai un po' a riconoscerlo: il bel completo grigio con cravatta era sparito. Aveva lasciato il posto a pantaloni larghi e camicia sbrindellata.

Cantava, si dimenava in un rock sfrenato mandando la gente in visibilio. Seguirono lunghi appalusi col pubblico tutto in piedi. E fu proprio quella sera che in Italia nacque il Molleggiato

 

Gian Paloschi


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