3 aprile 2025

Dal 4 aprile all'8 giugno al Museo Diocesano e al Palazzo Farnese di Piacenza la mostra sul Malosso. La presentazione

Il Museo Diocesano di Cremona ospita dal 4 aprile all’8 giugno 2025 la prima esposizione dedicata a Giovan Battista Trotti, detto il Malosso. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare una “mostra diffusa” tra Cremona e Piacenza, le due città in cui l’artista operò maggiormente. Grazie alla collaborazione tra il Museo Diocesano di Cremona e i Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, la mostra Il Cavalier Malosso. Un artista cremonese alla corte dei Farnese si sviluppa su due sedi con programmi distinti ma complementari, sia attraverso l’organizzazione di un’esposizione presso ciascuna sede, ma con catalogo unico, sia con la proposta di percorsi cittadini dedicati all’artista per scoprire in loco le sue opere e i suoi committenti.

A Cremona, la mostra curata dal conservatore del Museo Diocesano di Cremona Stefano Macconi e da Raffaella Poltronieri, storica dell’arte, esplora il contesto in cui il Malosso si formò e si affermò come pittore indipendente, approfondendo il funzionamento della sua bottega. Il percorso è costituito da sedici opere per la prima volta riunite in un’unica esposizione che offre il più ampio sguardo sull’opera del pittore e sull’eredità lasciata nella storia dell’arte cremonese e lombarda anche grazie alla folta schiera di allievi e apprendisti formati nella sua ampia ed efficiente bottega, centro vitale da cui nacque un nuovo stile dai tratti omogenei e riconoscibili che si affermarono nella stagione post-campesca nella Cremona di fine Cinquecento e inizio Seicento, in grado di dettare regole di stile fino alla fine del XVII secolo. L’attività della bottega del Malosso è raccontata nel percorso della mostra attraverso l’esposizione di studi e bozzetti, ma anche attraverso l’iniziativa del “restauro aperto” di un’opera, a cura dello studio Manara-Perni, e da una sezione scientifica dedicata alle analisi diagnostiche realizzate dal prof. Mario Amedeo Lazzari.

A Piacenza, sotto la curatela di Antonio Iommelli, direttore dei Musei Civici di Palazzo Farnese, e Raffaella Poltronieri il fulcro dell’esposizione è la ricostruzione del Trittico Salazar, originariamente collocato nella cappella di don Diego Salazar nella chiesa dei Cappuccini di Regona di Pizzighettone. Il trittico è accompagnato da altre opere del maestro e dei suoi collaboratori, che saranno esposte nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese dal 10 aprile al 13 luglio.

Antonio Iommelli, Stefano Macconi e Raffaella Poltronieri sono anche gli autori del catalogo unico, edito da SAGEP. Uno strumento prezioso per approfondire l’opera del Malosso e il contesto artistico in cui operò. Il volume, arricchito da un ricco apparato iconografico e da saggi critici, analizza in dettaglio le opere esposte e il panorama artistico della fine del XVI secolo.

Sarà disponibile un biglietto convenzionato che offrirà ai visitatori di una delle due mostre di poter visitare l’altra esposizione a un prezzo ridotto. Presentando il biglietto della mostra del Malosso a Piacenza i visitatori potranno accedere alla mostra a Cremona con un biglietto dal costo di soli 3 euro, che comprenderà, oltre alla visita alla mostra anche quella al Museo Diocesano. Questo biglietto sarà acquistabile solo alla biglietteria del Museo Diocesano. Per tutti gli altri visitatori rimane il biglietto unico che comprende la visita al Museo Diocesano, al Battistero e al Torrazzo.

LA PRESENTAZIONE

A supportare l’iniziativa sul territorio cremonese sono il Comune di Cremona, il Museo Civico Ala Ponzone, i prestatori privati e gli sponsor, ovvero la Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, la Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, Idea Verde Maschi e Sapiens, ringraziati nel suo intervento introduttivo dal direttore del Museo Diocesano don Gianluca Gaiardi, che ha aperto l’anteprima per la stampa e le autorità nel pomeriggio di giovedì 3 aprile nella Galleria dei Vescovi al piano nobile del Palazzo Vescovile. «Una mostra itinerante – ha spiegato – non solo per la collaborazione con i Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, ma anche per la presenza e il rimando ad altre opere del Malosso che ha lasciato tracce della sua arte in diverse aree del territorio. Basta attraversare la piazza – ha aggiunto – per ammirare il grande affresco dell’Annunciazione in Cattedrale, oppure arrivare fino alla chiesa di San Luca, accanto alla quale sorge il tempietto decorato proprio dal Trotti e dalla sua bottega». Nel suo intervento introduttivo, il Direttore del museo Diocesano ha posto l’accento anche sulla presenza nella mostra di un autentico laboratorio di restauro: «Grazie a questa mostra – ha detto – un’opera è già stata restaurata. Un’altra lo sarà durante la mostra».

A seguire gli interventi degli altri protagonisti dell’organizzazione della mostra. Giandomenico Auricchio, presidente della Camera di Commercio di Cremona è sottolineato la collaborazione tra l’ente che presiede e il Museo Diocesano: «Una collaborazione particolarmente importante per almeno tre motivi: perché la doppia sede con Piacenza è segno di come già nel Cinquecento i confini per gli artisti fossero aperti; perché dimostra come questo Museo nato da pochi anni si sia già affermato nel panorama culturale della nostra città e non solo; perché ci sono due giovani studiosi, Stefano Macconi e Raffaella Poltronieri, che si impegnano con competenza per promuovere la cultura del nostro territorio. E fare cultura – ha aggiunto – è fare anche sviluppo economico».

Un aspetto, quello dello sviluppo del territorio che avviene attraverso la crescita di sinergie tra enti e gruppi di lavoro, posto in evidenza anche dall’Assessore alla Cultura del Comune di Cremona, Rodolfo Bona: «Investire nella cultura è fondamentale, anche se a volte difficile da far comprendere. Ma è da questo tipo di collaborazioni che cresce un territorio come il nostro. Lo vediamo nella collaborazione tra il Museo Diocesano e il Sistema Museale di Cremona, tanto sul piano della didattica quanto su quello dell’offerta culturale, come ben rappresenta questa mostra, in cui i Musei Civici hanno partecipato con due prestiti, uno a Cremona e uno a Piacenza».

A seguire anche l’intervento di Cesare Macconi, presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona: «La cultura parte delle cose importanti in cui crede fondazione Cariplo che è “madre” di Fondazione Comunitaria: non casualmente siamo in un posto in cui la Fondazione ha investito per fare il museo e prossimamente la seconda parte del museo. Abbiamo sempre molto aiutato tutto il sistema musicale cremonese ma ora sviluppiamo un discorso più ampio».

A chiudere gli interventi di presentazione la curatrice Raffaella Poltronieri: «Abbiamo coinvolto professionisti, non solo storici dell’arte, ma abbiamo lavorato insieme a una sezione tecnico scientifica e a una di restauro». Un lavoro interdisciplinare che rende così particolare questa mostra, non solo per il valore storico e artistico delle opere esposte, ma anche per l’approfondimento sul lavoro della bottega del Malosso». È stata quindi la stessa curatrice ad annunciare la proposta di percorsi di visita organizzati alla scoperta delle opere del Malosso in città e sul territorio.

IL RESTAURO APERTO

Uno degli elementi distintivi della mostra di Cremona sarà il restauro aperto di un’opera, curato dallo studio Manara-Perni, con una sezione scientifica dedicata alle analisi diagnostiche realizzate dal prof. Mario Amedeo Lazzari. Tra le opere esposte figura la Circoncisione, realizzata all’inizio del Seicento dalla bottega del Malosso e proveniente dal convento dei Barnabiti di Cremona, già restaurata nel laboratorio Manara-Perni. Durante il periodo di apertura della mostra, inoltre, i visitatori potranno assistere dal vivo alle fasi di recupero di un’altra opera. Il dipinto Gesù inchiodato alla croce, sempre della bottega del Malosso, verrà infatti restaurato in uno spazio appositamente allestito all’interno del percorso espositivo nella suggestiva cornice del piano interrato del Palazzo Vescovile che ospita le sale del Museo. Una sezione della mostra sarà interamente dedicata al restauro con l’opera esposta e con una serie di video esplicativi sulle varie fasi del lavoro. «Il restauro aperto è una sfida – afferma Stefano Macconi – raramente si ha la possibilità di assistere dal vivo a un intervento di restauro. Abbiamo voluto valorizzare il lavoro multidisciplinare dei restauratori e il funzionamento di una bottega cinquecentesca».

In particolare la presenza dei restauratori e il focus sul funzionamento di una autentica bottega pittorica rinascimentale, offrono l’occasione per una proposta rivolta alle scuole, con attività specifiche pensate per i diversi gradi di istruzione, dall’infanzia fino alla secondaria superiore e all’università. A seguito del gran numero di prenotazioni già pervenute, restano soltanto poche disponibilità per partecipare ai laboratori didattici durante i quali gli studenti potranno interagire direttamente con i restauratori dello Studio Manara-Perni. Per prenotare per la propria classe o il proprio gruppo è ancora possibile scrivere a educational@museidiocesicremona.it o chiamare il numero 0372-495014.

LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Giovanni Battista Trotti, detto il Malosso (Cremona, 1555 circa – Parma, 1619), fu un pittore cremonese di spicco del tardo Rinascimento. Formatosi nella bottega di Bernardino Campi, si distinse per la capacità di combinare le influenze correggesche e dei Carracci con la tradizione locale. La sua carriera lo portò a lavorare per importanti famiglie lombarde e per l’Ordine domenicano, realizzando pale d’altare e decorazioni ad affresco in Lombardia, Emilia e oltre. Tra le sue opere principali figurano cicli decorativi per chiese e palazzi, contraddistinti da luminosità, composizioni dinamiche e vivace espressività. Trasferitosi a Parma nel 1604, entrò al servizio dei Farnese, lasciando un segno anche nell’architettura e negli apparati effimeri. Morì nel 1619, lasciando un’eredità artistica di grande rilievo.

 

 

 

 


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