Data Center, il cremonese si allerta: da Pozzaglio a Vicobellignano cresce la preoccupazione e la mobilitazione dei cittadini. Timori anche per le aree dismesse di Cremona
Il cremonese inizia a guardare con preoccupazione il diffondersi delle aree di interesse e dei progetti di realizzazione dei data center: da Pozzaglio, dove il progetto, la discussione e le polemiche sono già entrate nel vivo, a Vicobellignano, dove l'ipotesi di un sito individuato nell'ex fornace Sereni, passando anche per Cremona, dove tra le ipotesi di un sito da adibire a data center era emerso -nello studio del Politecnico commissionato dal Comune e AEM, progetto poi abbandonato-, anche l'ex magazzino Cariplo nell'area ex Annonaria, oggi oggetto di un'asta per la vendita da AEM a privati.
E proprio Cremona è tra i firmatari della moratoria presentata a Milano dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center per colamare i buchi normativi degli iter approvativi, come ad esempio la definizione delle distanze dai centri urbani e dalle aree abitate, che ad oggi non sono definiti.
In particolare tra Casalmaggiore e Vicobellignano numerosi cittadini stanno esprimendo le proprie perplessità in merito al progetto dell'ex fornace Sereni, dopo averne avuta notizia per vie ufficiose: in queste ore sono giunte sulla scrivania del sindaco Filippo Bongiovanni dunque due lettere a firma di privati cittadini con la richiesta di un incontro pubblico informativo con esperti indipendenti, rivolto alla cittadinanza, durante il quale discutere degli aspetti di sicurezza e di tutela della salute pubblica. L'area dell'ex fornace infatti sorge a poche centinaia di metri da un edificio scolastico, in un territorio comunque già gravato dal traffico pesante dell'Asolana e in un contesto geografico fortemente compronesso sotto il profilo ambientale, tanto da essere oggetto della nota sentenza di condanna della Corte di Giustizia Europea per il superamento sistematico dei limiti della qualità dell'aria (PMIO e biossido di azoto).
Due le lettere inviate al primo cittadino di Casalmaggiore, Filippo Bongiovanni: una sottoscritta dai genitori degli alunni della scuola in prossimità del sito: "I sottoscritti genitori di alunni frequentanti la scuola di Vicobellignano, venuti a conoscenza di un procedimento riguerdante la realizzazione di un data center nel comune di Casalmaggiore, che verrebbe a collocarsi a circa 900 mt dell'edificio scolastico, preoccupati per gli eventuali rischi sulla salute e sicurezza dei nostri figli, chiediamo al Sig. Sindaco di organizzare un incontro pubblico informativo con esperti indipendenti. Alla luce di quanto sopra, chiediamo altresì la sospensione dei termini per le osservazioni relative al progetto, finché l'incontro richiesto non sarà stato svolto".
E accanto al fronte dei genitori, si leva poi la richiesta di numerosi altri cittadini, che pure chiedono un appuntamento pubblico di discussione, con esperti indipendenti: "L'obiettivo è illustrare Io stato dell'iter autorizzativo e i dettagli tecnici relativi al progetto di costruzione di un Data Center sul territorio comunale. A fondamento di tale richiesta, si evidenziano le seguenti e stringenti motivazioni: Violazione del diritto di partecipazione (Convenzione di Aarhus): Ad oggi, la cittadinanza non è stata coinvolta dall'Amministrazione e ha appreso la notizia a mezzo stampa; Criticità sanitarie documentate: come attestato annualmente dai Profili di Salute pubblicati da ATS Valpadana, lo stato di salute della popolazione locale presenta già fattori di rischio e vulnerabilità che impongono la massima cautela; Qualità dell'aria e procedure di infrazione; Collocazione urbanistica sensibile: sebbene l'opera sia prevista su un'area (operazione di per sé condivisibile in termini di consurm di suolo), la sua immediata prossimità a civili abitazioni e a un plesso scolastico desta profonda preoccupazione per la salute dei residenti e delle fasce più deboli (bambini e studenti); Impatto acustico e Viabilistico sulla S.P. Asolana: rischia di aggravare ulteriormente i livelli di inquinamento atmosferico e acustico in una zona già satura".
In questo contesto dunque si inserisce anche la partecipazione di una delegazione cremonese sabato 10 ottobre in Piazza della Scala a Milano insieme ad un migliaio di altre persone in risposta all’appello lanciato dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center, manifestandoo per esprimere preoccupazione e denunciare le criticità che una crescita incontrollata impattano sui territori, in primis quello lombardo. In Lombardia infatti è boom di richieste di connessione alla rete Terna, circa la metà del totale nazionale e pure la provincia di Cremona è parte attiva in questo processo, mentre per ora le linee operative recentemente emesse dal Ministero dell'Ambiente si muovono in direzione di velocizzare i tempi degli iter, che passano prevalentemente dal Ministero o dalla Regione.
Nello specifico, la sezione cremonese della Rete Stop ai Data Center è tra i primi firmatari della moratoria sulle nuove autorizzazioni in attesa che vengano definite regole più chiare e precise su aspetti come la distanza dai centri urbani, dalle abitazioni e dai diversi impianti già esistenti, sugli impatti ambientali, urbanistica e, non da ultimo, su un reale coinvolgimento ed informazione dei cittadini rispetto ai nuovi progetti.
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