Dorè, quartetto d'autore nelle Stanze della Musica di Ponchielli
Raffinato. Elegante. Con un pizzico di malinconica ed esistenziale di inizio Novecento ( gli inglesi parlerebbero di spleen), il quartetto Dorè si è presentato nelle ‘Stanze della musica di Ponchielli’ (evento organizzato in collaborazione con la Fondazione Stauffer), al teatro cremonese, raccogliendo un grande consenso.
Non solo per le capacità tecniche e interpretative di Ilaria Taioli, Samuele Di Gioia, violini, Salvatore Emanuel Borrelli, viola e Caterina Vannoni, violoncello, ma per la preziosità di un programma che è poco uso nelle piccole e grandi rassegne cameristiche sparse nelle sale da concerto italiane.
Una scaletta interessante. Un viaggio prezioso tra quegli autori, non solo collegati tra loro cronologicamente come Verdi/Ponchielli, Bazzini/Puccini/Catalani , ma che hanno rappresentato l’evoluzione della scrittura operistica italiana, riservando, però, una parte della loro produzione alla composizione cameristica.
Partiture quasi elitarie. Tavolozze di colore e contrappuntistiche in cui hanno dimostrato una tecnica compositiva che attingeva ai principali canoni classici, e non solo alle ‘famose’ linee melodiche del repertorio del teatro in musica. È il caso del Quartetto n. 2 in Re minore, op. 75 di Antonio Bazzini che ha avuto tra i suoi allievi proprio Catalani e Puccini. O del Giuseppe Verdi, perfettamente ‘classico’ con il suo imponente Quartetto in Mi minore. Basti pensare a quella ‘fuga’ finale: elemento distintivo della composizione contrappuntistica, che tanto ricorda il travolgente finale del suo Falstaff.
Poi gli allievi dei grandi, ma certamente non meno grandi dei loro maestri: Catalani e Puccini con due meravigliose elegie. Di grande spessore musicale: A sera: Andante mesto. Frammento di una Suite, op. 55° di Alfredo Catalani e Crisantemi Giacomo Puccini (1858-1924) Crisantemi.
Piccole icone descrittive. Intense. Ben capaci di innalzare la scrittura dei due compositori italiani sulle vette del sinfonismo europeo di matrice mahleriana. Due capolavori di espressività commovente.
In tutto questo il quartetto Dorè, di recente vincitore del premio Ensemble dell’anno dell’ Associazione ‘La dimora dei quartetti’, si è mosso con quella energia che caratterizza i giovani esecutori. Forza che però non esclude la precisione di uno studio accurato. Di una compartecipazione emotiva che fa dell’ensemble uno dei più promettenti a livello nazionale. Quattro giovani che studiano, che hanno a cuore il dettaglio. Le sonorità quelle dolci e rarefatte dei pezzi di Catalani e Puccini, come quelle incisive e fortemente teatrali del primo tempo del quartetto verdiano, altamente spettacolare nel suo finale. O nei richiami non troppo subliminali sia nell ‘Andantino che nel Prestissimo a temi operistici passati e sarebbero nati in un futuro prossimo al 1873, data di composizione a Napoli.
Un bel concerto cameristico con un quartetto di cui sentiremo ancora parlare. Bis spumeggiante con una danza albanese riarrangiata con stile e gusto.
Applausi.
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