Ninna nanna della morte, suggestivo e commovente Requiem di Fauré offerto da "il Discanto"
Ninna nanna della morte. Che bella questa definizione che in tanti, musicologi e non, hanno avuto per il Requiem Op. 48 di Gabriel Fauré. Adatta ancor di più per la versione del 1893 (conosciuta come versione liturgica) proposta, a Sant’Agostino, dall’ensemble vocale e strumentale Il Discanto guidato da Daniele Scolari.
Un concerto che è stata una Consolatoria Recordatio per ricordare da una parte Vincenzo Cavagnoli, amico del complesso e troppo preso scomparso, e dall’altra i venticinque anni di attività dell’orchestra e del coro cremonese.
Composizione, questa di Faurè, lontana dallo spirito tragico ed emotivo della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi o dal Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms. Quasi perfino lontano dallo stesso Requiem di Faurè datato 1901 che prevede un’orchestra ottocentesca sia nel volume che nella timbrica.
Questa versione ‘liturgica’ è minimalista solo nel volume di suono. Non di certo nell’espressività che si modula sull’entità sonora di una scrittura polifonica, solo all’apparenza facile e banale comprese alcune sospesioni armoniche di grande effetto. Tutto funzionale a rivestire il testo di uno spirito orante. Di una preghiera mai terminante. Commossa. Flusso continuo. Melodia infinita come direbbe Richard Wagner: Musikdrama che culla, appunto, l’ascoltatore in una ninna nanna davanti al più grande e drammatico mistero della vita di un uomo; quasi un ossimoro.
E questa è stata la declinazione esecutiva che ha guidato Daniele Scolari nella proposta di questo capolavoro, troppo poco eseguito. Ottimo il lavoro sulle parti corali che sono il fondamento di tutta la composizione.
Il coro da parte sua ha fatto sue queste indicazioni interpretative come del resto l’orchestra dalle ridotte dimensioni come vuole la partitura del compositore francese. Equilibratissimo il rapporto tra le diverse sezioni. Amalgama sonora assolutamente apprezzabile e in alcuni punti di grande dolcezza e compostezza anche laddove il testo prevede dei ‘forte’. Anche in questi passaggi la direzione di Scolari ha mantenuto un grande equilibrio.
Marina Morelli (cremonese) è stata voce (soprano) che ha tradotto nelle sue parti solistiche la poetica di Faurè. Giustamente leggera nel timbro ma non meno espressiva.
Il baritono Sergio Foresti, cantante di lungo corso e di altrettanto esperienza. Ha ‘maneggiato’ vocalmente la scrittura di Faure con una capacità tecnica di grande spessore. Ben conscio di evidenziarne le peculiarità ma non sottraendosi all’espressività nelle parti più intimistiche.
A completare il programma sono stati proposti altri brevi componimenti sacri Ave Maria di Jean Baptiste Faure (grande baritono francese ottocentesco), Tantum ergo di Gabriel Fauré come dello stesso Cantique de Racine.
Tanti applausi. Chiesa gremita.
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