NUOVO RECORD STORICO DEL PO: a Cremona è arrivato a -8 metri e 56. E nei prossimi giorni continuerà a calare
Dopo alcuni giorni di leggero innalzamento del livello il Grande fiume è tornato rapidamente a scendere ed il famoso meno 7 (quasi meno 8) sotto lo zero idrometrico che si era mantenuto costante per qualche giorno, è stato di nuovo cancellato. Il Grande fiume, a Cremona, oggi pomeriggio ha addirittura raggiunto un nuovo record negativo storico arrivando a 8 metri e 56 centimetri sotto lo zero idrometrico (superando il meno 8,53 di inizio luglio). Poi, a causa dei normali “saliscendi” di queste situazioni si è assestato intorno ai meno 8 e 30 centimetri sotto lo zero idrometrico che rappresentano, comunque, un livello molto notevole ed è lecito attendersi una nuova e brusca discesa già nelle prossime ore anche a fronte delle previsioni che, almeno per i prossimi 10 giorni, non solo non segnalano piogge ma annunciano temperature torride. Il rischio che il Po possa arrivare a nuovi record negativi storici è concreto e non è nemmeno da escludere che possa arrivare (si spera di no) a meno 9. Secondo il World Weather Attribution (centro accademico che studia l’incidenza della crisi climatica su eventi meteorologici estremi) l’estate del 2026 sarà ricordata come una delle stagioni degli ultimi anni più significativamente caratterizzata in Europa per il caldo e la siccità. In Italia, al momento, al Nord preoccupa particolarmente proprio la situazione del Po e la disponibilità di acqua potabile in alcune aree di Piemonte, Veneto, Lombardia, Marche, con già numerosi comuni interessati dal servizio straordinario di fornitura di acqua con autobotti. Tra i laghi, sotto osservazione il Maggiore. In diverse Regioni, come la Liguria, il Trentino-Alto Adige, la Toscana, l'Umbria, le autorità locali stanno emanando provvedimenti per vietare lo spreco di acqua potabile. In Umbria in particolare la fondazione Metes/Anbi considera sorvegliato speciale il Lago Trasimeno, che avendo raggiunto quasi la soglia di «meno due metri» sfiora lo scenario di «particolare gravità ambientale». E così, in un circolo decisamente vizioso, la terra si inaridisce. Guardando i dati Ispra, circa il 21% del territorio, soprattutto al Centro-Sud, presenta evidenti segni di degrado del suolo, quindi maggiore vulnerabilità alla desertificazione. Le regioni che sono messe peggio sono il Lazio (34% del territorio regionale, al netto delle aree in via di miglioramento), l'Umbria (32%), le Marche (28%), la Sardegna (26%), l'Abruzzo (26%), il Molise (24%), la Campania (22%). Le aree più a rischio desertificazione in Italia sono le pianure con lo sfruttamento più intensivo e le aree dove l’impatto dei cambiamenti è più evidente. In generale, comunque il Centro-Sud e le Isole sono sicuramente le aree più colpite. Maglia nera alla Sicilia, dove il 70% del territorio regionale è a rischio desertificazione. A questa situazione «strutturale» si aggiungono le conseguenze di una rete idrica colabrodo. Il volume delle perdite idriche totali nella fase di distribuzione dell’acqua è pari al 42,4% dell’acqua immessa in rete, ovvero 3,4 miliardi metri cubi di acqua persi ogni anno, pari a 107 mila litri al secondo: per capirci, quest'acqua persa potrebbe dare da bere a 43 milioni di persone, cioè il 75% della popolazione italiana, un danno economico da oltre 9 miliardi di euro ogni anno. Le regioni con maggiori perdite sono la Basilicata (65,5%), l'Abruzzo (62,5%), il Molise (53,9%), la Sardegna (52,8%), la Sicilia (51,6%). Le più efficienti la Lombardia a quota 31,8%, la Valle d’Aosta (29,8%), l'Emilia-Romagna (29,7%), la regione meno «sprecona». A livello comunale, il record negativo di perdite spetta a Potenza, con una dispersione del 71%, mentre Como è la città più virtuosa d’Italia con il 9,2%. Le cause principali? Rotture delle tubazioni, età degli impianti (gran parte della rete ha decenni di vita), errori nella misurazione dei contatori e allacci abusivi. L’emergenza idrica non è però solo una questione di eventuale carenza o inefficienza delle infrastrutture predisposte alla distribuzione dell’acqua per i vari usi a cui è destinata, ma è un fenomeno ormai sempre più esacerbato dalla crisi climatica in corso, rileva il dossier di Avs. A essere particolarmente colpito il bacino del Mediterraneo, con l’Europa meridionale che -spiega il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC),- «registra alcuni degli aumenti più repentini della domanda di acqua da parte dell’atmosfera, il che comporta un rischio maggiore che molte aree passino da condizioni semi-aride a condizioni completamente aride entro la metà del secolo. Ciò crea un circolo vizioso in cui le temperature più elevate aumentano lo stress idrico, che a sua volta riduce la capacità del territorio di raffreddarsi attraverso l’evaporazione». Ma, secondo il team internazionale di scienziate e scienziati, non è solo la mancanza di piogge a causare la siccità. «Il clima europeo sta cambiando rapidamente», dice la climatologa Sarah Kew del Royal Netherlands Meteorological Institute (KNMI) a Euronews. «Mentre gli schemi delle piogge restano irregolari, le nostre analisi mostrano che il caldo estremo è diventato il principale motore della siccità nel nostro continente. Stiamo vedendo le riserve d’acqua evaporare da suoli e fiumi più rapidamente di quanto accadrebbe in un mondo senza cambiamento climatico, trasformando quelli che sarebbero stati periodi secchi gestibili in siccità gravi». L’inggner Alessandro Delpiano, da marzo segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (Adbpo) ha rimarcato che “Le soluzioni devono essere complesse, sia materiali che immateriali”. In una intervista recente rilasciata al Quotidiano Nazionale Delpiano ha sottolineato che piogge e neve “Non sono state sufficienti. La neve non si compatta e si scioglie molto prima, per le alte temperature. A maggio si esaurisce. La pioggia in buona parte viene dilavata velocemente e portata verso il mare. Quanto alle autobotti: siamo abituati a considerare la siccità come un problema del Sud del mondo o delle zone desertiche. Oggi, invece, non è così. Riguarda il Nord, spesso il Nord del Nord. Perché le autobotti nelle ultime settimane sono state utilizzate per portare acqua potabile nei comuni montani, parliamo ad esempio della zona piemontese”. I danni ci sono comunque, quando l’acqua va razionata. In qualche caso ci sono stati anche problemi più ampi rispetto alla riduzione. Per fortuna possiamo dire di aver probabilmente scavallato il periodo peggiore, per l’agricoltura in generale. Ma ricordiamoci che siamo uno dei produttori principali al mondo di riso. Che quando aveva bisogno di acqua, intorno alla primavera, non ne aveva abbastanza, quindi in parte è stato seminato a secco. E questo ha avuto delle ripercussioni anche sulla siccità di oggi. Perché quell’acqua che viene data tra marzo-aprile e maggio alle risaie, piano piano ritorna verso i canali irrigui e verso il Po. In questo caso invece quel nutrimento non c’è stato”. Altro grave problema è la temperatura dell’acqua, ad esempio dove ci sono coltivazioni di mitili, vongole o cozze. Sopra i 28 gradi la temperatura è già molto pericolosa.
“Anche se come Autorità non ce ne occupiamo – ha spiegato Delpiano al Quotidiano Nazionale - posso dire che quest’anno le perdite sono state veramente ingenti e imparagonabili rispetto a quello che è avvenuto in altre situazioni di crisi”. Alcune soluzioni sono già state messe in atto:“A fine aprile – ha spiegato Delpiano - abbiamo deciso di incrementare di 15 centimetri l’altezza del lago Maggiore. Questa decisione arriva dopo ottant’anni dalla precedente, quindi può essere definita storica perché l’incremento è molto considerevole. E ha portato a invasare 30 milioni di metri cubi di acqua in più, quasi come la diga di Ridracoli. E non c’è stato bisogno di fare nessun progetto, nessun percorso complicato, nessuna difficoltà su profili finanziari e progettuali”. Ma, fatto questo, servono comunque nuove ed importanti opere ricordando, come precisato da Delpiano “che la sicurezza idraulica dipende da quella ecologica”. Nei giorni scorsi si è tenuta anche l’Assemblea Nazionale Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) che ha portato al centro del dibattito politico il tema dell’acqua come leva strategica per la sicurezza e crescita del sistema paese Italia. L’acqua è sicurezza, sviluppo, diplomazia, coesione territoriale e per questo Anbi ha scelto come tema dei dibattiti “L’acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace”. In apertura dei lavori l’Assemblea Nazionale ha approvato il nuovo statuto che adegua l’organizzazione alle nuove esigenze della gestione del territorio e della risorsa idrica. Il nuovo testo, tra le altre cose, conferma e consolida i Consorzi di bonifica ed irrigazione come rete strategica nazionale nella lotta alla siccità, alla desertificazione, alla subsidenza ed all’erosione costiera, valorizzando ancor più il ruolo degli agricoltori quali custodi del paesaggio e protagonisti nella cura del territorio”.
Eremita del Po
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commenti
stefano ETN
28 luglio 2026 21:56
Aggiungo un dato ai tanti forniti dall'articolo, invero molto farraginoso (troppe le tematiche toccate, senza un reale approfondimento). Il dato è questo: (anche) questo giornale, due o tre mesi fa, ha riportato il parere ufficiale dei responsabili della gestione delle acque nel nostro territorio, che hanno assicurato che le falde sono assolutamente in ottima salute, ed in grado di soddisfare le necessità della popolazione per tutto il 2026. Quindi per fortuna possiamo rimanere tranquilli: aprendo un rubinetto, non rimarremo delusi, e non mi sembra cosa da poco.
Dove non è così, leggo di ordinanze anti-sprechi (Liguria, Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria). Con una rete idrica nazionale che perde per strada il 50% dell'acqua, ci vuole un bel coraggio. Ma poi: che vuol dire, nel concreto? Piscine chiuse, campi da golf a secco, autolavaggi sigillati, o è la solita aria fritta?
Antonio
29 luglio 2026 12:37
Perché alla fine la colpa e solo del Popolo cosa fanno le varie associazioni a salvaguardia dei territori, niente ma incassano sempre e sempre di più