Lucchesini, maestro sublime della "forma", successo allo Stradivarifestival in Auditorium Arvedi
Tutto partì dal bachiano Das Wohltemperirte Clavier. Da questo imponente monumento della ‘forma’, in maniera di ‘raccolta’, che Andrea Lucchesini ha costruito simbolicamente il ‘viaggio’ pianistico che ha proposto allo STRADIVARIfestival, Il Pianoforte Il Futuro della Classica, La Classica del Futuro di scena al Museo del Violino.
E’ stato un ripercorrere quanto è accaduto dopo la creazione dei 48 preludi e fughe di Bach (Libro I e II) , nel tempo, iniziando da Domenico Scarlatti, passando da Fryderyk Chopin, per arrivare alla contemporaneità di Luciano Berio con i suoi Six Encores. E’ stato un ‘esercizio’ con tanti pregi, frutto non solo di una epifania di eleganza interpretativa ma soprattutto di una volontà quasi didattica nel far apprezzare al pubblico l’evoluzione tecnico/stilistico di queste raccolte strutturate. Di evidenziare contemporaneamente le vicinanze o le distanze. L’alternanza tra ‘antico’ e ‘moderno’ ha dato all’ascoltatore questa importante possibilità. Per altro già voluta dallo stesso Berio, che con lo stesso Lucchesini, avevano studiato questo alternatim le Sonate K.491 in re maggiore, K.454 in sol maggiore, K.239 in fa minore, K.466 in fa minore, K.342 in la maggiore, K.146 in sol maggiore di Domenico Scarlatti (anche se non strutturate a ‘ raccolta’) e i ‘beriani’ Six Encores e in particolare: Brin, Leaf, Erdenklavier, Wasserklavier Luftklavier, Feuerklavier. Con una chiusura dedicata ad un’altra imponente opera ‘ a raccolta’ del pieno Ottocento i 24 Preludi opera 28 di Frédéric Chopin.
E in tutto questo Lucchesini si è dimostrato insuperabile nel sottolineare quante variazioni, quante declinazioni strutturali e stilistiche, quanti paesaggi sonori e sentimentali abbia assunto la forma del piccolo pezzo chiuso dedicato tastiera.
Elegantissima la resa delle Sonate scarlattiane. Lucchesini sa muoversi, con perizia consumata, nell’universo sonatistico scarlattiano che fluttua tra le sonorità ancora clavicembalistiche e quelle già più avanzate di natura pianistica. Pregevolissimi gli scioglimenti degli abbellimenti che abbondano, con grazia, nel tessuto compositivo.
Di Berio, il pianista italiano ha illuminato quelle parti che attingono all’antico come l’uso dell’ostinato rivisitato con gli occhi di un compositore contemporaneo. Le spericolatezze armoniche come le arditezze delle scansioni ritmiche.
Poi Chopin con i 24 Preludi op. 28. Un altro meraviglioso viaggio nell’universo e nella poetica del compositore polacco. Stile severo. Pulito, ma pronto a trasformarsi in un uragano sensoriale laddove Chopin si abbandona alla sua meravigliosa e incontrollata vena creativa. Un misurare con precisione estrema le frasi intense e profonde che compongono ogni singolo fraseggio. Ogni singolo pezzo.
Ben tre i ‘bis’ concessi. Due miniature di eccezionale bellezza gli Improvvisi firmati da Franz Schubert e ancora una Sonata di Domenico Scarlatti dedicata a Maria Tipo: grande concertista italiana e da sempre insegnate di Lucchesini, recentemente scomparsa.
Si è chiusa con l’ennesimo successo la rassegna STRADIVARIfestival, Il Pianoforte Il Futuro della Classica, La Classica del Futuro. Un ciclo interessante e ricco di grandi personalità che ha confermato l’ottimo lavoro di Roberto Codazzi alla guida di uno degli eventi più significativi della vita musicale cittadina e dell’attività concertistica del Museo del Violino.
Applausi !
Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura
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