14 maggio 2026

Se ti umilia, scappa: Arma ed Associazione “I care We care” all’istituto Einaudi, per il contrasto alla violenza di genere

Contrasto alla violenza di genere sotto la lente per numerose classi dell’istituto “L. Einaudi”, diretto dalla preside Nicoletta Ferrari. Gli studenti hanno affrontato l’argomento con il Tenente Colonnello Gabriele Schiaffini, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Cremona, il Maresciallo Nicoletta Meccariello e con l’avvocata Stella Abbamonte. L’incontro si è svolto presso l’aula magna della sede principale, situata in via Bissolati, ed è stato organizzato dalle professoresse Annamaria Sabatino ed Annalisa Ventura, entrambe docenti di Diritto ed Economia, nonché referenti delle iniziative scolastiche relative all’Educazione civica, alla legalità ed alla cittadinanza attiva. 

In apertura, Schiaffini ha insistito sugli articoli 27 della Costituzione e 97 del Codice penale e sui concetti di responsabilità e d’imputabilità, applicabili a partire dal compimento dei quattordici anni. È dunque opportuno imparare subito a riflettere non solo sulle proprie azioni, ma anche su quanto si dice, scrive e posta sui social, per non incorrere nel cyberbullismo. Va insomma ricordato sempre che “Le parole fanno più male delle botte”, come ha dichiarato il padre di Carolina Picchio, l’adolescente che si è tolta la vita nel 2013, per non aver retto alla valanga di insulti da cui è stata travolta, a seguito della pubblicazione di un video, di cui non ha potuto bloccare la diffusione. Schiaffini ha concluso il proprio contributo, con una carrellata sui reati contemplati dalla legge sul “Codice rosso” del 2019 e sugli interventi che si possono attuare a tutela di chi ne rimane coinvolto. Particolare attenzione è stata rivolta alle misure cautelari (il divieto di avvicinamento) ed ai dispositivi di controllo (il braccialetto elettronico). È in effetti fondamentale che non subentri l’abitudine all’abuso di qualunque tipo esso sia e che ci si rivolga senza perdere tempo all’assistenza sociale ed alle forze dell'ordine. 

Stella Abbamonte ha poi presentato l’Associazione “I care We care”, che promuove i diritti umani, la parità, il rispetto e la difesa delle donne: “Purtroppo - ha affermato l’esperta - non esistono età, livello di studio o stato economico in grado di proteggere completamente dai rischi, sebbene istruzione e benessere costituiscano un valido supporto per riuscire a riconoscere tempestivamente le avvisaglie del pericolo, ribellarsi e liberarsi. Bisogna rendere le persone consapevoli ed indurle a non giustificare gli atti inappropriati compiuti nei loro confronti. Per i carnefici, occorre invece puntare sulla finalità rieducativa della pena”. 

Nicoletta Meccariello, che si occupa della ricezione delle denunce - poche a fronte della diffusione dei fenomeni descritti - ha delineato i contesti in cui si consumano gli illeciti. Il teatro più frequente è la famiglia, in cui, spesso, le situazioni si trascinano a lungo ed in cui il quadro può risultare aggravato dalla dipendenza da alcol e droghe. In questi casi, il primo provvedimento è l’ammonimento del Questore. "Se avete bisogno - ha concluso la Meccariello - noi ci siamo: chiamate il numero 112". 

Ai ragazzi è stato distribuito il “violenzometro”, un cartoncino che riporta i comportamenti, le circostanze e gli scenari da cui allontanarsi immediatamente. Eccoli in ordine crescente: “Ti ignora, ti inganna, ti sminuisce, ti umilia, ti controlla, ti ricatta, ti isola, ti provoca sensi di colpa, ti perseguita, ti maltratta, con lui non ti senti al sicuro, ti colpisce/ferisce, ti minaccia di morte o con le armi, ti costringe ad avere rapporti sessuali, ritieni che ti potrebbe fare del male o uccidere”.

Barbara Bozzi


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