14 maggio 2022

Quando 85 anni fa gli occhi del mondo furono tutti su Cremona per i 200 anni della morte di Stradivari: esposti 41 strumenti del grande maestro

85 anni fa, nel 1937, in occasione del bicentenario della morte, Cremona volle rendere omaggio ad Antonio Stradivari. Mostre, concerti, incontri catalizzarono l’attenzione internazionale. L’“Esposizione di liuteria antica” presentò 136 opere – tra le quali 41 di Antonio Stradivari, 11 di Giuseppe Guarneri “del Gesù”, 6 di Nicolò Amati – mentre la “Mostra‐Concorso Nazionale di Liuteria Moderna” vide la partecipazione, con oltre 300 strumenti, di ben 119 costruttori, valorizzando la ricchezza della liuteria italiana. Gli strumenti premiati furono acquistati dall’Ente Nazionale Artigianato e Piccola Impresa e donati al Museo di liuteria moderna, come fonte primaria di documentazione della erigenda scuola di liuteria, i cui corsi sarebbero iniziati pochi mesi più tardi. Oggi parte delle Collezioni Civiche Liutarie del Comune di Cremona, sono esposti al Museo del Violino e permettono di rileggere un periodo importante della liuteria italiana attraverso i Maestri del primo Novecento: Marino Capicchioni, Biagio Caruana, Vincenzo Cavani, Ferdinando Garimberti, Giuseppe Lecchi, Pietro Messori, Giuseppe Ornati, Iginio Sderci, Gaetano Sgarabotto. 

In contemporanea erano state allestite altre due mostre: la Fiera nazionale di pittura italiana dell’800 allestita nel salone di palazzo Cittanova e la mostra di arte antica nel vicino palazzo Trecchi. Il 7 settembre 1937, invitato da Farinacci, nelle vesti di presidente del Comitato esecutivo delle celebrazioni stradivariane, le mostre vennero visitate dal re Vittorio Emanuele III, accolto dalla folla che aveva occupato fin dalla prima mattina ogni spazio libero della piazza di Sant’Agata. La visita, che avrebbe dovuto avvenire in forma strettamente privata, in realtà era stata meticolosamente organizzata allestendo la consueta coreografia. Poco prima delle 9 erano già schierati davanti al palazzo Cittanova Farinacci, il Prefetto, il Podestà, il Questore, il Vice Federale, la Fiduciaria dei Fasci Femminili, il Vice presidente della Provincia  il Vice presidente del comitato per le celebrazioni stradivariane Bellomi e tutti membri del comitato. «Nella piazza la folla si assiepava e soltanto per la volonterosità di alcuni solerti cittadini era possibile tenere sgombro agli sbocchi corso Garibaldi e una parte della Piazza, di modo da permettere il facile ingresso alla macchina di S.M. Anche le finestre i balconi di quelle case che guardano nella piazza di S.Agata erano stipatissimi di persone; e ragazzi e popolano si aggrappavano, per meglio vedere, alle inferriate delle finestre dei piani terreni. Pur non avendo aspetto di cerimonia la manifestazione appariva imponente; e, anzi, nella sua spontaneità assumeva una caratteristica assai simpatica. Anche tutta la scalinata e il portico della Chiesa di S. Agata erano occupati per intero.

Per quanto la cosa fosse improvvisa già si vedevano ragazzi sventolare piccole bandierine di carta: alla notizia dell'arrivo del Sovrano erano corsi a casa ed avevano tratto dai comodini o dai canterani la loro piccola bandiera che custodivano gelosamente per venire in Piazza ad agitarla davanti al Re». Alle 9 in punto l'auto scura che trasportava il sovrano, cogliendo tutti di sorpresa, fece ingresso in piazza provenendo dal centro, anziché come tutti si attendevano da porta Milano, dopo essere transitata, senza che nessuno se ne accorgesse, davanti al bar Flora, aver svoltato in via Giuseppe Verdi e imboccato corso Campi. Vittorio Emanuele III partito alle cinque del mattino da San Rossore in compagnia dell'aiutante generale di campo Asinari di Bernezzo, superato il Passo della Cisa e raggiunto la via Emilia a Castelguelfo, e da qui a Fidenza e Busseto. Nessuna cerimonia ufficiale, ma solo una  rapida visita alla mostra, durata una ventina di minuti, accompagnato dal curatore Luigi Scopinich; poi un rapido passaggio a palazzo Trecchi, accolto dal conte Biandrà Trecchi, per poi uscire, tagliare la folla, e dirigersi a S. Agata, dove gli furono mostrati dal parroco Vigna, la Sacra Tavola e gli affreschi di Giulio Campi sull'abside, e ripartire con l'auto, che nel frattempo era stata portata sul sagrato.

Il Comitato per le Celebrazioni Stradivariane volle, con una parte degli utili ricavati dalla manifestazione, commissionare agli artigiani berlinesi una copia della Vittoria alata di Calvatone per farne dono alla città, a seguito della notorietà acquisita grazie alla presenza di un’altra copia, in gesso, alla “Mostra augustea della Romanità”, allestita a Roma nel Palazzo delle Esposizioni dal 23 settembre 1937 al 4 novembre 1938. Al suo arrivo la statua venne posizionata il 3 ottobre presso la Loggia dei Militi. Sin dal momento del ritrovamento, nel mese di marzo del 1836, in un campo nel territorio di Calvatone, la Vittoria è stata protagonista di intricate vicende, che riguardano da un lato le circostanze della scoperta e l’interesse da parte di studiosi e collezionisti ottocenteschi, dall’altro la sparizione dell’originale dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ritrovato al museo dell’Hermitage di Sanpietroburgo.

Fabrizio Loffi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Antonio

14 maggio 2022 14:35

Quindi la vittoria alata di Calvatone è stata ricettata dai russi, cosa aspetta il governo italiano a farsela ridare da quegli orchi?

Wanna Zambelli

15 maggio 2022 17:42

Articolo molto bello. Peccato soltanto che nella terza foto a scorrimento sia stato letteralmente tagliato in due uno dei principali artefici di quella mostra: Simone Fernando Sacconi (del quale il prossimo anno ricorre il 50° Anniversario della morte: www.simonefernandosacconi.it)