Reindustria, adesso è finita. La società ha deciso lo scioglimento
Adesso è davvero finita, Reindustria si scioglie. Con un comunicato giunto ieri sera, i soci della società Reindustria Innovazione ne hanno deciso lo scioglimento. Dopo che i soci pubblici (il Comune di Crema, quello di Cremona e Consorzio.it) avevano deciso di lasciare, il presidente Marco Bressanelli ha così preso atto della situazione. Così si legge nel comunicato.
"I soci della società controllata in house REI – Reindustria Innovazione, dopo approfondito e leale confronto, preso atto delle difficoltà riscontrate nel raggiungimento degli obiettivi societari definiti nel piano strategico 2023/2027 e delle criticità emerse nel garantire il rispetto dei parametri imposti dalla legge Madia, ritengono opportuno dar corso allo scioglimento della società. Tale decisione, seppursofferta, viene ritenuta quella maggiormente rispondente all’interesse pubblico, la cui cura costituisce dovere istituzionale dei soci di REI. In tale contesto sarà garantita la massima attenzione alla tutela del personale, alla salvaguardia delle competenze e alla continuità dei progetti in essere".
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
Antonio Sivalli
18 dicembre 2025 12:42
Lettera aperta (satirica) sulla fine annunciata di Reindustria
Gentilissima Sinistra Amministratrice,
quella che “governa con competenza”,
quella che “il pubblico è sacro”,
quella che “noi siamo diversi”,
apprendiamo con sincera, ormai rassegnata meraviglia che Reindustria chiude i battenti.
Non una sorpresa, intendiamoci: solo l’ennesima puntata di una serie che, a Cremona, ha ormai superato le stagioni di Beautiful.
Dopo l’uscita dei Comuni di Cremona e Crema, arriva puntuale il comunicato stampa: linguaggio morbido, toni istituzionali, parole come “approfondito e leale confronto”, “interesse pubblico”, “tutela delle competenze”.
Un capolavoro di lessico amministrativo, capace di trasformare un fallimento politico in un atto di alta responsabilità morale.
Reindustria nasce nel 1995 come Agenzia di Sviluppo Locale, interamente pubblica.
Marketing territoriale, attrattività, sviluppo.
Trent’anni dopo, si scioglie perché non riesce a raggiungere gli obiettivi e non rispetta i parametri di legge.
Una parabola perfetta del modello di gestione pubblica della sinistra locale: tante intenzioni, molti slogan, pochissimi risultati.
Ma tranquilli: non è un fallimento.
È una “decisione sofferta”.
Come tutte le decisioni che arrivano dopo aver sbagliato.
Dopo Cremona 2030,
dopo la dismissione sistematica degli asset comunali,
dopo società partecipate create, mantenute e poi liquidate nel silenzio generale,
anche Reindustria finisce nell’archivio delle “esperienze”.
Esperienze sempre pagate dai cittadini, naturalmente.
Perché il rischio d’impresa, quando è pubblico, non è mai di chi amministra.
La cosa più affascinante, però, è la costante narrativa:
se una società chiude sotto una giunta di sinistra, non è colpa di nessuno.
È il mercato, è la legge Madia, è il contesto, è la complessità, è il mondo cattivo.
Se accadesse sotto altri colori politici, sarebbe scandalo nazionale.
E così tutto passa sotto silenzio.
Nessun mea culpa.
Nessuna riflessione seria su trent’anni di gestione.
Nessuna domanda scomoda su chi ha nominato, indirizzato, controllato.
Del resto, come dice il proverbio non scritto della politica locale:
“Se lo fa la sinistra, è comunque per il bene comune.”
Eppure una certezza rimane:
se questa è la capacità di amministrare la cosa pubblica, affidarle anche solo un condominio sarebbe un atto di temerarietà.
Ma non preoccupatevi.
Anche questa vicenda passerà.
Un comunicato, qualche riga sui giornali, poi il silenzio.
E alla prossima società, al prossimo progetto, alla prossima “visione strategica”.
Con stima istituzionale (ma non gestionale),
un cittadino che paga, osserva
e — ogni tanto — prende appunti.