14 novembre 2022

Straordinaria scoperta nel negozio Sperlari di via Solferino, nascosto sotto il bancone il pianoforte a tavolo suonato da Giuseppe Verdi

Il fascino di un negozio dove il tempo si è fermato alla Vienna ottocentesca, dove tutto ricorda, nell’arredamento, quel gusto austroungarico all’ultima moda che tanto doveva piacere alla buona borghesia cremonese, prima che la temperie rivoluzionaria facesse piazza pulita dei nuovi dominatori. Gli anni sono quelli, il profumo è ancora quello, lo scricchiolìo ovattato dei piedi sull’assito coperto da moquette rossa, i banconi in legno, gli scaffali dove campeggia il patrimonio della nostra tradizione dolciaria e alimentare, dove occhieggiano il torrone mandorlato di Cremona, i graffioni, la cotognata, la mostarda di frutta, la “senapata”. Dove lui, il maestro Giuseppe Verdi, lasciata l’amata villa Sant’Agata di Villanova, faceva periodicamente tappa qui, in via delle Beccherie Vecchie oggi Solferino, ogniqualvolta cercava la mostarda da regalare agli amici, o per ordinare pregiati vini francesi. Verdi vinificava e imbottigliava vino bianco e vino rosso, ma la sua predilezione per i vini d’Oltralpe era nota, e dove trovarli, se non qui nel negozio Sperlari? Qui trovava anche un’altra meraviglia. Verdi non era un gran mangiatore, ma era scrupoloso e raffinato, ed il vino ha sempre avuto gran parte anche nei suoi melodrammi. Musica e gastronomia: marubini, mostarda e torrone. Da Sperlari c’era anche la musica. Gli spartiti li trovava poco lontano, in corso Campi nella libreria di Aristide Cavalli. Qui, per lui, era riservata un’altra sorpresa. Ce la svela Carlo Vittori, titolare del negozio e custode del prezioso segreto. Il locale è chiuso, c’è tutto il tempo per gustarlo. Si scostano un paio di scaffali, si sgombera il piano di lavoro dove di solito si preparano i pacchi, di fianco alla cassa, lo si alza. Improvvisamente compare una tastiera, anche se i pedali che hanno fatto capolino sotto il bancone, accanto all’immagine di una lira, costituiscono un elemento del tutto anomalo in un paradiso dolciario. La tastiera, in ebano e avorio, è quella di un pianoforte a tavolo. Che ci fa qui un pianoforte a tavolo, nascosto sotto un bancone? Perfettamente incastonato nell’arredamento, non lo immaginerebbe nessuno. Ed allora il pensiero corre a lui. Chi poteva suonare quella tastiera, se non un cliente di tutto riguardo? Giuseppe Verdi, come è emerso più volte dal carteggio scambiato con amici, non esita a rivelare la sua autentica passione per i prodotti tipici di Cremona e in particolare per i dolci tra cui spicca il torrone. Per lui Cremona era essenzialmente la città degli affari. Quando vi arrivava dalla sua villa di Sant’Agata nei giorni di mercato, dopo aver percorso il viale, fermava il suo calesse sul piazzale di porta Po, faceva un giro tra i mediatori, apriva i cartocci con il granoturco e il frumento, e ne esaminava il contenuto osservandolo e toccandolo; dava giudizi, faceva acquisti o provvedeva a vendite. Per il maestro Giuseppe Verdi il “maggengo” cremonese era il migliore in assoluto, ma della nostra città apprezzava anche le più rinomate prelibatezze, dal “pane portento” alle tradizionali specialità quali torrone e mostarda, che acquistava nel negozio Curtarelli in via Solferino fin dal 1836, poi diventato il negozio Sperlari, per mandarle in regalo agli amici più cari, dall’editore Ricordi ad Arrigo Boito, alla contessa Maffei. Ma erano soprattutto i marubini che gli preparava la cognata Barberina Strepponi a destare la sua ammirazione. Barberina era la sorella della seconda moglie Giuseppina ed abitava a due passi da qui, in via Cavour, dove ora è la Galleria XXV Aprile.

Lo strumento ritrovato presso la bottega Sperlari di via Solferino in Cremona è un “pianoforte a tavolo” di fattura Viennese databile nella metà dell’800, verosimilmente tra il 1833 ed il 1855 circa. Il pianoforte, di eccellente fattura, presenta un cartiglio che attribuisce inequivocabilmente la costruzione a Giuseppe (talvolta indicato Jos o Joseph) Wopaterni “Fabbricatore di Cembali in Vienna”. Wopaterni ha ricevuto in eredità la ditta dal proprio maestro “Carlo Fuchs”, come recita anche lo stesso cartiglio “successore a Fuchs”, a certificazione della continuità oltre che dell’autorevolezza del defunto costruttore di cembali. La sua morte è indicata attorno al 1880. A documentarne la presenza in Italia, in esclusiva importazione della Fabbrica Giuseppe Prestinari di Milano, un Avviso apparso sulla Gazzetta Privilegiata di Milano:

"AVVISO MUSICALE. - Il distintissimo fabbricatore privilegiato di cembali in Vienna, sig. Carlo Fuchs, è mancato di vita, ed è succedute nella fabbricazione degli strumenti medesimi l'abilissimo ed espertissimo di lui allievo sig. Giuseppe Wopaterni parimenti di Vienna, il quale ha introdotto ed ottenuto i più grandi miglioramenti che possono rendere perfetto un cembalo d’ogni estensione, cioè non solo di sei ottave e mezzo, ma anco di sette a prezzo eguale.
Ora il prefato sig. Wopaterni ha rinnovato con Giuseppe Prestinari in Milano, contrada de’ Nobili al n. 3993, il contratto che vigeva col fu sig. Carlo Fuchs, in forza del quale il fabbricatore suddetto non può rimettere ad altri cembali della sua fabbrica se non allo stesso Prestinari, tanto del Regno Lombardo-Veneto, quanto per gli Stati di S. M. Sarda. Dietro a ciò, essendo già pervenuto al Prestinari un numero di cembali migliorati, come sopra, i quali, giusta anco il giudizio dei più accreditati maestri sono i più perfetti di tutti quelli fino ad ora stati fabbricati, ed essendovi anco tutta la possibile moderazione nei prezzi, il Prestinari si fa un dovere di prevenirne il pubblico per suo lume. Si trovano poi nel magazzino Prestinari cembali di moltissimi altri primari autori, come Courail Graf, Stein, Leschen, Brodmann, Rausch, Simon, ecc., ecc., ecc." Gazetta Privilegiata di milano 16/10/1833, p. 1266

Anche la Gazzetta Musicale di Milano del 1945 nella sua Antologia Classica Musicale cita le opere del Wopaterni e la sua qualità costruttiva:

"Giuseppe Wopaterni, di Vienna, espose un pianoforte a coda ed un pianoforte a tavola; questi con lastra di metallo. Il pianoforte a coda ha un suono fino acuto, non però molto forte, il secondo in proporzione è più vibrato. L'esponente dimostra, per mezzo della produzione di questi due eleganti strumenti diligentemente lavorati, d'essere valente nella produzione di ambo i generi di pianoforti, e gliene è ricompensa il suo non indifferente commercio." Gazetta Musicale di Milano, 07/12/1845, p. 206

Ad una prima ricognizione lo strumento appare in buone condizioni di conservazione. Nella cassa armonica, perfettamente conservata, è stato ritrovato un cartiglio che attribuisce ad un cremonese la vendita dello strumento. Trattasi di “Giulio Gio: Ghisi, Negoziante di Cembali in Cremona, Contrada Bella Regina al civico n.°14 in Casa Pairani”. Diversi strumenti dello stesso costruttore sono conservati in Italia sotto la tutela del Ministero della Cultura quali, per esempio, il pianoforte a tavolo custodito presso il Castello di Miramare o quello a coda ospitato nel Teatro di Fabriano.  Il pianoforte è apparentemente in legno di abete impiallacciato in noce. Lo strumento poggia su quattro gambe tornite dotate di rotelle per poterlo spostare agevolmente. Il sostegno centrale della pedaliera è sagomato a lira. La tavola armonica è interamente in legno senza rinforzi. La tastiera, in avorio ed ebano, ha un’estensione di sei ottave complete e una sesta (Do 0 – La 6), comune a Vienna a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento ed è parte di una meccanica di tipo “viennese”, completata da due pedali, a sinistra quello “a corda”, a destra il “forte”. 

fotoservizio Gianpaolo Guarneri/Studio B12

Fabrizio Loffi-Loris Braga


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commenti


claudio

14 novembre 2022 21:35

Nell'articolo viene menzionata la cognata di Giuseppe Verdi, Barberina Strepponi, sorella della seconda moglie del musicista, che abitava in città ove sorge la galleria XXV aprile.
Per mera curiosità sottolineo che la stessa riposa nel nostro cimitero in un loculo degli androni vecchi, fila di terra e che, se la memoria non mi tradisce, è defunta nel 1918.

Rossana

15 novembre 2022 16:57

Bellissima notizia. Spero che il pianoforte venga restaurato, magari da Andrea Restelli di Milano.

Brunetti Isabella

18 novembre 2022 09:07

È condivisibile su fb questo
articolo ? Grazie.

Redazione CremonaSera

18 novembre 2022 14:39

Certamente. Trova il pulsante di condivisione sotto l'articolo con l'icona di Facebook. Può inoltre copiare il link in alto e incollarlo nel suo "stato" di Facebook per condividerlo.

Grassi

18 novembre 2022 16:27

Non erano pianoforti ma Fortepiani