8 luglio 2026

Pietro della Tarsia, lo straordinario allievo del Platina

Entrando in San Prospero, il duomo di Reggio Emilia, si può percepire un po' di Cremona; il quarto altare di destra è dedicato a S.Omobono con una tela della metà del '500 di Nicolò Patarazzi che rappresenta “L'elemosina di S.Omobono”,

Proseguendo. Nel presbiterio, due affreschi di Bernardino Campi “La resurrezione del figlio della vedova di Naim” e “La caduta di Iezabele”.

Ma la cosa che ci interessa maggiormente è lo splendido coro ligneo originariamente eseguito da Cristoforo e Lorenzo da Lendinara poi modificato e ampliato da Cristoforo e Giuseppe De Venetiis di Cremona nel 1544. Questi maestri intarsiatori avevano collaborato con il più famoso Paolo Sacca per la realizzazione del coro di San Francesco a Cremona, poi nel 1540 vennero chiamati dai canonici del Duomo di Cremona per girare il coro del Platina nell'abside. Alcune tarsie di arredi nella sagrestia di San Prospero richiamano fortemente il Platina, per cui qualcuno suppose che, nel lavoro di modifica del coro di Cremona, fossero avanzate alcune tarsie e portate a Reggio Emilia, Tutto questo sarebbe plausibile fino a quando ho scoperto un carteggio tra gli Anziani (i fabbriceri) di Reggio Emilia e i canonici del nostro Duomo.

In questa corrispondenza si parla di un certo “Pietro della Tarsia” di Reggio Emilia che aveva stipulato un contratto con gli Anziani per la realizzazione di un'opera non meglio specificata; aveva ricevuto un anticipo all'atto della stipula del contratto ma poi, era sparito dalla sua città. Gli Anziani a questo punto, decisero di sequestrare le proprietà di Pietro della Tarsia e, essendo venuti a sapere che si trovava a Cremona, il massaro Giacomo Rossino scrissero una missiva in cui gli si intimava di rientrare a Reggio pena la messa all'incanto dei suoi beni.

Pietro Della Tarsia si recò immediatamente dai Canonici del Duomo di Cremona e dal Vicario generale del vescovo, Giovanni Pietro Sforzosi mostrando la missiva del Rossino e immediatamente sia i canonici che il Vicario generale scrissero una lettera agli Anziani di Raggio rendendoli edotti che l'opera di Pietro Della Tarsia consisteva nell'aiutare il Maestro Giovanni Maria Platina nel completare il coro del Duomo. Spiegarono che il Platina era stato allievo di Giovanni da Lendinara e ne aveva assorbito tutta la bravura e che Pietro della Tarsia ne avrebbe beneficiato enormemente migliorando la sua arte della tarsia e che sarebbe rientrato nella sua città al termine dei lavori, presumibilmente per la festa di San Michele dello stesso anno (1489). Pietro della Tarsia era coadiuvato dal figlio Nicolò e al rientro a Reggio molto probabilmente riaprirono la loro bottega e continuarono il lavoro di intarsio; nei registri dei pagamenti degli Anziani di Reggio all'anno 1489 nel mese di novembre viene pagata la somma di lire 10 a Pietro della Tarsia. Di Pietro non si hanno più notizie, mentre del figlio Nicolò sappiamo che nel 1510 ebbe l'incarico di fornire dei cassoni di legno per trasportare il pane ai soldati del Duca d'Este contro i veneziani. Questa commissione che ci sembra alquanto modesta, dimostra che la bottega ha continuato anche dopo la morte di Pietro della Tarsia.

Nelle foto  l'Abside con il coro, la Tarsia del De Venetiis e la Carità di S. Omobono 

Luigi Silla


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commenti


Anna L. Maramotti

8 luglio 2026 06:55

È una pagina di grande rilevanza perché, mentre consente di conoscere l'influenza di Cremona sull'arte, restituisce magistralmente l'identità estetica e storico-culturale di una figura ai più sconosciuta