6 settembre 2026

La comunione: vera forza per ogni comunità cristiana

Le parole di Gesù che ascoltiamo in questa domenica inizialmente ci comunicano i tre passi per correggere il comportamento sbagliato di una persona all’interno della comunità: richiamo fraterno a tu per tu, invito al cambiamento attraverso il coinvolgimento di altre persone, intervento da parte di tutta la comunità per una presa di posizione netta di fronte all’errore che la persona in questione sta portando avanti.

Questo modo di procedere per gradi ci parla tanto di carità quanto di giustizia. L’errore che deve essere corretto non è l’offesa o l’atteggiamento sbagliato tra discepoli, nei rapporti personali. Si fa riferimento piuttosto a situazioni che contraddicono il proprio essere cristiani. Attraverso la dottrina sociale e il suo insegnamento morale la Chiesa, cioè tutta la comunità dei credenti, nel corso dei secoli ha cercato e continuamente cerca di stabilire il giusto modo di comportarsi e propone i passi per attuare il richiamo in vista della conversione di chi compie scelte che contraddicono l’insegnamento del Signore. 

Al di là di tante espressioni che si sentono in giro circa manipolazione delle coscienze o indottrinamenti vari di cui si accusa la gerarchia ecclesiastica, mi sembra bello che ci ricordiamo come la Chiesa con il suo insegnamento si sforzi di portare avanti quanto Paolo dice ai Corinzi: “Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi” (2Cor 1,24). 

Gli insegnamenti circa il comportamento morale, anche quelli faticosi da mettere in pratica, rientrano nel compito della Chiesa di garantire la fedeltà che ognuno di noi è chiamato a vivere per seguire il Signore, restando unito al Cristo con gli altri discepoli 

Perché, continua Gesù, è proprio restando nella comunità dei credenti che ci è dato di realizzare qualcosa che da semplici esseri umani non potremmo fare: a coloro che credono in Gesù e che appartengono alla comunità che è la Chiesa è data la possibilità di legare e di sciogliere, di esercitare sulla terra l’autorità di Dio, autorità che il Padre stesso garantirà rispettata in cielo. La comunità dei credenti nel corso dei secoli tiene il posto di Gesù, ha il potere di compiere in suo Nome quello che Gesù stesso ha compiuto: annunciare il Padre e il suo Regno come Gesù lo ha annunciato. Tutto questo lo fa con la forza e la potenza dello Spirito Santo. Per questo nel corso dei secoli la Chiesa è sempre “umanamente lenta” di fronte ai cambiamenti, è sempre pensosa e in meditazione, scrutando nella preghiera la Parola di Dio, cioè la Sacra Scrittura e la Tradizione trasmessa da coloro che hanno vissuto la fede prima di noi, per capire quel che è volontà di Dio e prendere decisioni che solo nella fedeltà al Vangelo saranno ratificate da Dio stesso. La parola di Gesù parla di un’autorità grandissima per la comunità cristiana e la richiama a una fedeltà profonda. Gesù non consegna ai discepoli la promessa che le loro decisioni arbitrarie saranno vincolanti per il Padre. I termini usati da Gesù, legare e sciogliere, indicano la capacità che ha il ministro del re di parlare in nome del sovrano in quanto lo conosce personalmente e sa quale sia il suo volere. È questo il compito e l’autorità della Chiesa, in ogni epoca della storia umana.

A coloro che credono in Gesù è inoltre data la forza di rendere presente in Signore là dove due o tre sono riuniti nel Suo Nome. La nostra sensibilità ci porta a cercare singoli: attori, cantanti, calciatori, influencer e scrittori, anche quelli di ambito religioso. Gesù non dice che sarà presente nella parola o nel carisma di guida o di eloquenza che ha qualcuno, ma nella semplice comunione di persone che si ritrovano nel suo Nome, fossero anche due o tre, il minimo perché ci sia comunione e comunità. È la comunione che rende il Signore presente e dà alla preghiera la forza di essere ascoltata dal Padre e da Lui esaudita.  

Da qui dovrebbe sorgere in noi una domanda profonda: se tanta forza ha la comunione, perché spesso questa non è la nostra priorità rispetto a tante altre preoccupazioni che occupano i progetti e i piani delle nostre comunità cristiane?  

Francesco Cortellini


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