Le febbri del sabato sera. Prove di "tempesta perfetta"?
Di fronte agli episodi di guerriglia urbana che con settimanale cadenza stanno scuotendo il Paese, il presidente Mattarella invita a "intelligente riflessione" e, come è ovvio, ad "ascoltare i giovani". Doveroso ascoltarli se parlano. Più complicato farlo se al posto della parola usano la spranga. Ma sulle ragioni della loro protesta non ci piove. Si affacciano alla vita e al mondo del lavoro nella fase più critica che l' Italia ha conosciuto dal secondo dopoguerra. Se la drammatica conflittualità del quadro internazionale, producendo un' impennata del costo della vita, ha agito da detonatore, una lunga storia interna di errori, miopie e mai colmate carenze, tipo bassi salari condizionati dal basso valore aggiunto del lavoro, concorre ad acutizzarne l'insopportabilità sociale. E, come sempre, è nelle fasi di più acuta criticità che tutti i nodi vengono al pettine. Panorama complicato. Il che tuttavia non impedisce di scorgere alcune contingenti e inconfutabili aggravanti. Per esempio, il potere di trasfigurazione della realtà tuttora esercitato dal pregiudizio ideologico in alcuni settori del Campo largo che, sensibili al magistero di intellettuali alla Salis, descrivono l' Italia come uno stato di polizia colpevolmente repressivo. Complimenti per il coraggio. Ma ancora più ce ne vuole per trasfigurare un ignoto ricercatore di origine marocchina, la cui unica evidenza intellettuale è l'odio per la civiltà occidentale, in un novello Che Guevara da vezzeggiare nei borghesissimi salotti di un certo progressismo nostrano. Pare che Bonelli e Fratoianni progettino di candidare nelle proprie accoglienti liste questo singolare Pifferaio magico interessato a indottrinare via rete migliaia di sorcini dalla testa vuota e pronta ad abboccare a qualunque mix di visibilità e violenza.
Eccoci dunque al più intrigante enigma psichiatrico dell'attualità politica. Sdoppiamento della personalità? Forse. Parlo di lui, l' onnipresente Angelo Bonelli, il Gandhi del Campo largo, stranamente protettivo verso i maestri di violenza e illegalità. Il tutto nonostante il mesto sembiante, l'irreprensibile eloquio da predicatore quaresimale e certa commovente fiducia nel soprannaturale, che , attribuendo alla premier Meloni la secca del Po e l'inversione delle correnti oceaniche, la elevano al celeste rango di Signora delle Acque e delle Maree. L' occhialino sul naso già c'è e con l' aggiunta di una candida cuffietta, ecco il perfetto ritratto della nonna di Cappuccetto rosso. Nonnina o Lupo travestito da nonnina? Affido al lettore il cruciale enigma.
Almeno su quanto ha a che fare con la sicurezza collettiva e la tutela dell'assetto democratico, sarebbe auspicabile un consenso politicamente trasversale e la rinuncia a zone d'ombra di pilatesca reticenza. Circa la possibilità che la situazione attuale, evolvendo, possa replicare il drammatico precedente degli anni di piombo molto si dice e scrive. Specie in riferimento al fatto che astenendosi, almeno nella fase acuta dello scontro, da ogni 'civetteria' extraparlamentare il Pci di Berlinguer e la Cgil dell'eroico Guido Rossa concorsero al fallimento di una strategia eversiva che puntava a destabilizzare lo stato democratico scagliandoli contro la forza congiunta del movimento studentesco e di quello operaio. È ovviamente sensata l'analogia, purché non perda di vista quel che c' è oggi di nuovo e inedito rispetto all' Italia degli anni settanta. Cioè l' imponderabile fattore rappresentato dalle componenti del radicalismo islamico che tendono a spostare il confronto fra piazze e sistema su un terreno dichiaratamente antioccidentale. In altre parole, la partita fra movimentismo violento e sistema non si gioca più solamente dentro il perimetro delle culture politiche generate dalla civiltà occidentale, solido e serio patrimonio non certo uscito dalla costola di un 'vaffa'.
Francamente temerario ignorare che una parte di quel che ribolle nelle piazze del sabato sera ha che fare col progressivo processo di islamizzazione che sempre meno sotto traccia e sempre più apertamente avanza nel vecchio continente. In un recente rapporto dei Ros si è parlato di 'tempesta perfetta ' appunto per la sinergia tra fattori ad elevato potenziale destabilizzante: materiale sociale altamente infiammabile e incendiari interessati ad accendere la miccia per consegnarci al caos Intendiamoci, il desiderio di ingrassare il proprio bacino di consensi con l' utilizzo di ogni materiale spendibile contro l'avversario è cosa vecchia quanto il mondo e universalmente praticata. Ma sottrarsi alla distinzione fra quel che è semplicemente antigovernativo e quel che è dichiaratamente antioccidentale significa, per dirla senza giri di parole, scherzare col fuoco. Altro è restare all'interno di una dialettica democratica che esprime legittime obiezioni su alcuni contenuti della manovra. Altro è inserirsi nell'eccezionale criticità del momento per contrapporre a un ripudiato modello occidentale ben altro modello. Ma inutile girare intorno al malato senza dichiarare nome e malattia. Il malato è un fragilizzato Occidente alle prese con un' autentica tempesta perfetta e una crisi di leadership senza precedenti. Quel che fu un sistema integrato di valori, mercati e pratiche che, sotto comune costellazione democratica, idealmente univa le due sponde dell' Atlantico alla sponda israeliana del Mediterraneo, sta collassando e si sta spezzando in segmenti pericolosamente isolati. L'atlantismo è messo in crisi dall' imbarazzante figura che siede sulla più potente e prestigiosa poltrona del pianeta. Israele paga con l' isolamento internazionale e la crescita del virus antisemita i colossali errori di un leader grazie al quale molti osservatori da tempo non vi riconoscono più un sistema compiutamente democratico e tantomeno l' unica democrazia del Medio oriente. Israele tenta di fare a meno dell' Europa. E la vecchia Europa si lecca le ferite e tenta di fare a meno dell' America. Il che costa parecchio, specie in termini di spese per la difesa. Comprensibile che la platea giovanile gridi allo scandalo per l'entità delle risorse riservate al comparto sicurezza in una fase di diffusa e acuta sofferenza sociale. Ma va pur detto senza ipocriti pudori che spendere sulla difesa non significa preparare la guerra e che la lunghissima pace di cui abbiamo goduto dal 1945 non è stata garantita da un disarmo ma è stata una 'pace armata' garantita dal poderoso deterrente militare Usa.
E anche queste cose ai nostri ragazzi bisogna pur dirle. Se è giusto apprezzarne l' idealismo pacifista, doveroso oltre che giusto è accompagnarli in quel necessario rito di passaggio all'età adulta che implica prender atto della complessità del mondo reale, purtroppo molto diverso dai tratti astrattamente schematici di quello immaginario. Ma non mi illudo sul consenso di quanti ronzano come ape sul fiore intorno alla protesta pacifista per mescolarla in un eterogeneo falò di ostilità anti sistemiche e farne una macchina da guerra pronta all' uso elettorale. Operazione che ovviamente può riuscire e dare esito sperato. Tuttavia, almeno per dovere professionale, sarò guasta feste fino all'ultima riga. Faccio dunque presente come un'abbondante casistica storica dimostri che certe 'macchine da guerra' possono, strada facendo, prendere autonoma vita propria e imprevedutamente rivoltarsi contro gli incauti artefici. Nessuna malizia profetica, un semplice 'avviso ai naviganti'.
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commenti
Fabio
2 novembre 2026 18:50
Analisi più che condivisibile, senz’altro qualcuno a sinistra non lo sarà ma questa è la democrazia quando c’è libertà di pensiero che da quella parte pare che manchi visto che loro si considerano quelli che hanno sempre ragione a prescindere!
Manuel
4 novembre 2026 14:14
La professoressa, nonostante la maturità acquisita, si rivela ancora abile acrobata nella lettura, disamina la cronaca, la politica, la società contemporanee.
Sottolineo abile poiché ho sempre avuto la sensazione che alla prof stia molto stretto il tailleur democratico, ciononostante la notevole conoscenza, quant’anche esperienza, le hanno permesso di destreggiarsi pericolosamente senza cadere.
A Fabio rispondo come non venga difficile, a sinistra, magnificarsi di ragione: primo per la pochezza, rozzezza l’avversario di destra, sia politici (e ciò è grave), che simpatizzanti; secondo perché a destra si difetta di autocritica, mentre la sinistra ne è dopata, sino allo sfinimento.
Stefano
4 novembre 2026 14:57
Veramente di autocritica a sinistra non ricordo quando l'ho vista, se non per casi singoli personali. Chi mai a sinistra ha fatto autocritica per i fatti violenti di piazza, come a Parigi cosi' a Milano e in tante altre citta' italiane? La legittima manifestazione per il carovita non giustifica le violenze di piazza, a danno tra l'altro di negozianti, quindi cittadini che cercano di fare il loro mestiere, e di scuole pubbliche, per "salvare" le quali sono scesi in piazza i manifestanti. Bel modo di salvarle! Si vede che certi manifestanti quando protestano per una cosa,di fatto intendono l'esatto contrario. . Eppure quelle violenze sono state ampiamente giustificate a sinistra,non certo a destra ,e in maniera assolutamente acrobatica.
Ada Ferrari
4 novembre 2026 15:32
Se proprio mi tocca fare da parafulmine alle sue personali frustrazioni politiche, almeno abbia l' accortezza di esprimersi in modo meno pateticamente sgrammaticato. Leggerla è penoso . Trovare un senso in quel che scrive è impossibile.
Manuel
4 novembre 2026 19:46
Fa da parafulmine poiché vuole recitare il ruolo di personaggio pubblico, per giunta con l’anteposto aggettivo “autorevole”.
Il mio modo di esprimere non so nemmeno se sia definibile “scrittura”. Provo a comunicare mettendo insieme tutti i vocaboli che frullano per la testa: un assemblaggio in parte naïf, forse anche futurista, di certo un meticciato sempre pronto a sfociare nel caos.
Chissà che un moderno, misericordioso Champollion si prenda la briga di tradurre i miei “impossibili” commenti... e, magari, scovarne pure un senso.
Egregia prof,
nella vita ho quasi sempre recitato il ruolo della macchietta e mi auguro di averlo, qualche volta, proposto bene.
Dubito, però, ci siano in giro soloni convinti di esplicitare concetti solenni od irretire persone con l’eloquio virtuoso ed inconsapevolmente si rivelino anch’essi mancate macchiette.