7 luglio 2022

In ricordo di don Marco Lunghi

Sempre quando qualcuno particolarmente caro ci lascia, inghiottito dal tempo, sentiamo che se n’è andata anche una parte della nostra stessa vita. Insieme non potremo più condividere con lui i progetti, le speranze, i momenti di studio, l’impegno verso quegli ideali comuni e i tanti piccoli momenti che ci avevano visti uniti. Se poi il nostro interlocutore rivestiva la triplice dote d’esserci padre, amico e maestro la sua perdita fa presagire l’insostituibilità e sentiamo forte quel senso di vuoto che, poco alla volta, inevitabilmente, è destinato ad accompagnare lo scorrere della vita umana. 

Mi ero da poco stabilito a Crema nel ’76 quando, presso la Galleria del Libro in Via Mazzini, alla ricerca di una introvabile rivista diretta da Elémire Zolla, feci l’incontro che più di ogni altro era destinato a cambiare il corso dei miei impegni culturali, indirizzandomi verso una scienza che allora non conoscevo: l’Antropologia.

Don Marco Lunghi  (1933- 2022) era allora docente di Etnologia alla facoltà di Magistero dell’Università Cattolica di Milano. Fu lui ad iniziarmi nel modo di condurre le prime interviste e ad introdurmi presso la cerchia di amici che avevano incominciato a ritrovarsi in casa dell’arch. Edoardo  Edallo. Insieme abbiamo partecipato alla fondazione del Gruppo Antropologico Cremasco, sodalizio attivo fin dal 1980. 

In quegli anni, fino ad oggi, sono stati raccolti saggi e articoli editati in più di  quaranta libri con le firme di centinaia tra studiosi locali, storici dell’arte e appassionati di tradizioni popolari. Una ventina di mostre fotografiche ha portato alla costituzione di una raccolta fotografica in parte depositata e consultabile presso il Museo Civico di Crema. Ininterrottamente don Marco ha svolto qui la funzione di  guida, consigliando e istruendo professionalmente l’evoluzione intellettuale di tanti  apprendisti-antropologi, indirizzando il passaggio dalla etnografia del passato (studi  sulle cascine, mulini, santelle, ex voto, mestieri, ecc.) all’antropologia culturale con le problematiche urbane che coinvolgono la società moderna (la famiglia cremasca, le consuetudini e le prospettive, le paure esistenziali, le tribù metropolitane, la musica, la pandemia, ecc).

L’antropologo cremasco, sempre alla ricerca dell’identità che caratterizza l’Homo Cremensis, ha trasformato una piccola armata brancaleone di improvvisati volontari provenienti da specializzazioni diverse a infaticabili ricercatori sul campo, ad attenti e scrupolosi redattori ben determinati a conoscere e a far conoscere Crema e il suo territorio. Questo indirizzo culturale di apertura a 360 gradi, lo ha messo in pratica durante i 18 anni che lo hanno visto direttore di Insula Fulcheria. La rivista era un tempo limitata a contenere solo erudite disquisizioni dedicate a storia, storia dell’arte e archeologia. Il prestigioso annuale del Museo si è così aperto all’arte moderna, alla fotografia, alle arti applicate, all’archeologia industriale, alla poesia dialettale, all’urbanistica. Da tempo mi mancano le periodiche incursioni condotte in tante città d’Italia (Firenze, Genova, Bologna, Udine , Padova, Verona, Venezia). In giornata facevamo  visita a mostre d’arte, esposizioni di reperti archeologici e di  storia antica. Tali sopraluoghi servivano a porre le basi di progetti che poi sarebbero proseguiti in collaborazione con i redattori di Insula e con gli amici del  Gac.

Nel ritorno serale, a tavola, dopo quei piacevoli ma estenuanti tour de force  mi ha sempre meravigliato la sorprendente e inesauribile vitalità che dimostrava. Mentre io, più giovane, a stento riuscivo a reggermi, lui proseguiva divertendosi con le mie figlie, facendosi raccontare le storie dei cartoni animati che vedevano alla Tv. 

Ho scoperto poi che approfittava di quei resoconti per arricchire con i dettagliati aneddoti ricevuti la didattica, destando così meraviglia e stupore tra lupetti e coccinelle scout di cui era il gran Baloo, personaggio principale insegnante della legge nel libro della giungla. In questi ultimi anni nei libri del Gac aveva rivolto la sua esperienza di antropologo alla tribù degli scouts: Il Gruppo Scout Crema (2016- in Tribù metropolitane), La paura: il lato oscuro del lupettismo scout (2017- in Le vie della paura), Musica come arte educativa scout (2018- in Dalle consuetudini alle prospettive), La visione antropologica del rapporto tra la famiglia di oggi e il metodo scout (2019 in La famiglia cremasca), L’educazione scout in tempo di Covid-19 (2020- in Vite sospese), L’etnofonia e gli scout (2021- in Adagio, allegro, fortissimo).

In realtà la resistenza fisica gli derivava dai numerosissimi viaggi che per mezzo secolo aveva fatto esplorando, studiando e riflettendo sugli usi e costumi  di ogni paese (Asia, Africa, Americhe, Oceania). Possiedo una cinquantina di cartoline provenienti  dai più svariati angoli del mondo dove soggiornava periodicamente anche per diversi mesi, con assistenti e contrattisti.

Nell’Africa Occidentale si  era recato diverse volte e aveva approfondito i temi dell’oralità (Trasmissione in Africa Nera, 1979) e della cultura teocratica (Gli Abron della Costa d’Avorio, 1984), ma era stato anche in Papua Nuova Guinea (L’etnologia religiosa di un missionario in Papua Nuova Guinea, 1993), in Cina (L’arte della Cina, 1987), in India (Arte della regione indiana, 1988) e in America Latina (Il futuro delle Ande ha un cuore antico,1988).

La sua straordinaria attività di antropologo, insegnante,educatore, organizzatore  di corsi per essere approfondita meriterebbe più di un libro.

Anche negli ultimi giorni, nonostante i problemi dell’età avanzata, conservava una straordinaria lucidità intellettuale nell’esprimere giudizi riguardo a cose e a persone. Spesso mi permettevo di scherzare dicendo che non avevo i protettori celesti di cui lui disponeva. Gli ho sempre invidiato la capacità di esprimere concetti complessi in modo chiaro. Dopo un suo incontro mi trovavo sempre arricchito e di buon umore perché sapeva risolvere con diplomazia e serenità le problematiche che gli sottoponevo. Cercherò sempre di far tesoro dei suoi consigli, di imitare, la generosa disponibilità nel capire gli altri, cercando di  seguire una sua massima: “Omnia videre, multa dissimulare pauca corrigere” . 

Il funerale si terrà sabato alle 10 a Crema, in Santa Maria della Croce.

Walter Venchiarutti


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commenti


Rinaldo Zucchi

9 luglio 2022 19:34

Don Marco Lunghi e UNI-CREMA
Illustrando la figura di sacerdote e di studioso di don Marco Lunghi non si può non ricordare il suo impegno, dal 2008 ad oggi, per UNI-CREMA, la " Libera università per l'età adulta " nata da una felice intuizione e con il sostegno di S.E. Mons. Oscar Cantoni, allora vescovo di Crema e attualmente di Como.
Don Marco Lunghi, insieme a me, fu l'organizzatore e il conduttore, con l'incarico di Direttore dei corsi di questa università della nostra diocesi, aperta alla partecipazione di persone che, al termine del ciclo lavorativo, hanno voluto continuare a coltivare interessi, studi, approfondimenti culturali.
La collaborazione con l'Università degli studi di Milano, nella cui sede di Crema si sono svolti laboratori e lezioni, ha rappresentato un valore aggiunto.
Don Marco Lunghi in modo instancabile ed encomiabile ha sempre profuso un puntuale impegno nella programmazione e nella presentazione quotidiana dei docenti relatori e degli argomenti di ciascuna lezione, non facendo mancare un saggio coordinamento delle domande di approfondimento poste dai corsisti.
A chi dovrà sostituirlo in quel ruolo lascia una eredità di grande spessore e impegno.
Di don Marco voglio ricordare con grande affetto l'amicizia che mi ha riservato e la perfetta sintonia che abbiamo sempre avuto nella conduzione di questa felice impresa durata per tutti gli anni della mia presidenza.
Rinaldo Zucchi