Omar Sosa, affascinante piano solo a CremonaJazz. Il grande artista cubano all'Auditorium Arvedi il 27 maggio alle 21
Già protagonista qualche anno fa di una memorabile serata in duo con Paolo Fresu, mercoledì 27 maggio alle 21 torna all'Auditorium Giovanni Arvedi, nell'ambito di CremonaJazz, uno degli artisti più originali e acclamati della scena internazionale, Omar Sosa, questa volta in versione piano solo per presentare dal vivo il suo ultimo progetto discografico, Sendas, a dir poco meraviglioso. I biglietti per assistere al concerto sono in vendita al Museo del Violino (tel. 0372 080809) oppure online su Vivaticket. Il ticket costa 35 euro, con il ridotto studenti a 12 euro. Giunta alla undicesima edizione, la rassegna CremonaJazz è promossa da Museo del Violino e Unomedia con il sostegno di Fondazione Arvedi Buschini e MdV friends.
Sendas è una raffinata raccolta di improvvisazioni per pianoforte sfociata nell'ultimo meraviglioso disco di Omar Sosa e che qui viene presentata dal vivo. Nata in un momento di grande incertezza, la sua musica offre un canale per liberare la tempesta che infuria dentro di noi. Ogni nota diventa un sospiro, un grido aperto, una preghiera sincera, un modo per lasciare un segno su un futuro incerto. Sendas è una testimonianza del potere curativo dell'arte: un ponte invisibile che offre uno scorcio di eternità, un'eco del nostro essere che risuona ben oltre la fragilità di qualsiasi momento presente.
AperiJazz. Il concerto di CremonaJazz sarà preceduto, con inizio alle ore 19, dall'AperiJazz nel cortile del Museo del Violino. In scena Geodetiche, quartetto composto da Fabio Arisi (piano), Vinicius Surian (chitarra), Jan Toninelli (contrabbasso), Alberto Venturini (batteria).
OMAR SOSA
Pianista eccezionale, poliglotta musicale capace con la sua arte di unire i continenti, Omar Sosa è un'allegoria dello scambio artistico universale. Di origini cubane, dopo aver studiato le percussioni si avvicina al pianoforte, che l'aveva sempre affascinato per il suo carattere orchestrale.
La pratica del pianoforte, che Omar suona da autodidatta, sarà sempre influenzata da quella delle percussioni: è il suo stile personale, di grande audacia ritmica, diventato ormai il suo tratto caratterizzante. Cresciuto nella cultura cubana più tradizionale, scopre ben presto il jazz, da cui rimane affascinato, il pop, il funk e si avvicina alle sonorità straniere che i musicisti migranti portano sull'isola. Grazie alla riscoperta di una musica folkloristica originale, fortemente attaccata alle radici africane, capisce che lo swing, la danza, il rapporto con il corpo, con la sensualità, sono qualità essenziali che si trovano nel jazz, nella musica caraibica, cubana, e che, al di là delle differenze stilistiche nate dal metissage culturale, hanno un'origine comune: l'Africa rubata agli schiavi. Sosa realizza un linguaggio jazz globale ma esaustivo, stilisticamente unico, che celebra la diversità delle anime della musica delle Americhe e oltre, coltivando sempre un'intima connessione con le sue radici afro-cubane. La sua curiosità, uno spirito musicale generoso, una dedizione al gruppo come elemento fondamentale della creazione, e un'apertura a sonorità nuove e combinazioni insolite animano tutto ciò che Omar fa.
"L'Africa e la Diaspora – dice Omar Sosa - rappresentano una fonte musicale senza uguali. Ho provato a raccontare il profilo melodico del continente, e la sua grande forza ritmica.Il ritmo mette in collegamento ogni persona con lo Spirito supremo; e ogni terra ha il suo modo di chiamare lo Spirito, di unire le persone. Filosoficamente, attraverso il jazz che è forse il genere più rappresentativo della Diaspora, abbiamo cercato di mettere insieme i Caraibi, l'America Latina e l'Africa in un espressione di libertà, una celebrazione della Diaspora che sopravvive ancora oggi".
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