19 marzo 2026

Feste da ballo, Metastasio, il Quartetto di Lodi e l'intrigante Bastardella: l'universo italiano di Wolfgang. Mozart l'italiano/8: Milano, Lodi, Parma

[…] Tu potresti forse pensare che io non mi sia divertito, e invece sì, non ho tenuto il conto, ma penso che siamo stati 6 o 7 volte all’opera e poi alla festa di balo, che, come a Vienna, comincia dopo l’opera, ma con la differenza che a Vienna si balla in modo più ordinato […] 

In quella freddissima Milano del 1770, Mozart trova un grande divertimento (lettera alla sorella del 3 marzo 1770) ma anche momenti importanti a partire da quel 7 febbraio a palazzo Melzi. Qui incontrò, per la prima volta, il conte Carlo Gottado Firmian: ministro plenipotenziario presso il governo generale della Lombardia austriaca. Alto funzionario asburgico ma fortemente ‘italiano’ : era infatti nato il 15 agosto 1718 a Trento e intratteneva ottimi rapporti proprio con Salisburgo. Di questa conoscenza, è di particolare rilevanza il dono che il diplomatico fa al giovane Mozart: i nove volumi, nell’edizione torinese, dell’opera poetica di Pietro Mestastasio. Un gesto che rappresentava un appello a penetrare la cultura italiana di quei decenni di cui Metastasio era l’esponente più rappresentativo in assoluto. 

Come per altro già ricordato, aveva già subito il fascino del poeta cesareo avendo incontrato la sua poesia nelle opere ascoltate nei teatri della piana del Po. Già nella piccola stanza dei frati di san Marco aveva messo in musica l’aria Misero tu non sei dal Demetrio metastasiano conosciuto a Mantova.  Dopo l’appuntamento del 18 febbraio alla presenza di tutta la nobiltà a palazzo Firmian, il 12 marzo ci fu la definitiva consacrazione dell’italianità del giovane musicista.  Il resoconto del padre Leopold a Salisburgo datato Milano, 13 marzo 1770. 

[…] Wolfgang ha dovuto comporre tre arie e recitativo con i violini per il concerto che si è tenuto ieri sera a casa del conte Firmian e sono stato obbligato a trascrivere io stesso le parti di violino e di farle quindi copiare per evitare che venissero rubate erano presenti più di 150 persone della più alta nobiltà dei principali delle quali erano il duca la principessa e il cardinale adesso è deciso con l'aiuto di Dio lasceremo Milano giovedì prossimo […]

A palazzo Melzi, davanti alla nobilità religiosa e civile, diede dimostrazione che la lezione del conte trentino era già stata assimilata. Fece ascoltare alcune arie proprio su testi metastasiani e tratti dall’Artaserse e dal Demofoonte. Tra cui il recitativo e aria: Misero me! Misero Pargoletto (KV 77/73e) e l’aria Fra cento affanni (KV88/73c). Sono probabilmente da ascrivere a questo incontro del 12 marzo altri due pezzi metastasiani. Le due arie: Per pietà bel idolo mio (KV78/73b) e Per quel paterno amplesso (KV79/73d). Composizioni dopo le quali Mozart ricevette l’incarico di comporre l’opera inaugurale per la stagione 1771 del teatro Ducale milanese: Mitridate Re di Ponto su libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi. Un poeta, quest’ultimo, rinomato librettista e poeta torinese, noto per aver operato nel solco proprio della tradizione di Pietro Metastasio e Apostolo Zeno.

Leopold e Mozart partirono da Milano il 15 marzo: destinazione Parma. Alle 7 di sera decisero di interrompere il viaggio. Alloggiarono a Lodi. Li aspettava la cascina ‘La Gatta’, appena fuori dalle mura della città, dove vi era la Posta dei Cavalli. Wolfgang con il cuore ancora pieno delle emozioni milanesi, scrisse di getto, nel ricordo di Sammartini e della sua musica strumentale il Quartetto d’archi in sol maggiore (KV80/73b) nei movimenti adagio, allegro, minuetto.  La data e l’ora della composizione sono state riportate dallo stesso Mozart sull’autografo della composizione conservato alla “Preussicher Staatsbibliotehk” di Berlino.

Quartetto di Amedeo Wolfgango Mozart a Lodi 1770, il 17 marzo alle 7 di sera.

Di questa sosta ne parlerà otto anni più tardi, in una lettera al padre Leopold, inviata da Parigi e datata 24 marzo 1778. 

Das quartett welchs ich zu Lodi abends im wirthshaus gemacht habe ( Il quartetto che ho suonato nella locanda di Lodi la sera). Lasciarono la città lombarda la mattina successiva. 

A Parma arrivarono, probabilmente il 18 di marzo, e nella città emiliana, Mozart capì veramente cosa volesse dire il belcantismo italiano che apparirà splendido, a d esempio, nel Flauto magico. Nella città emiliana conobbe Lucrezia Agujari detta la Bastardina. Un soprano dalle grandissime qualità. Così ne racconta Leopold Mozart nella lettera del 24 marzo 1770, da Bologna. 

[…] A Parma la Sgr AGuari, ovvero la cosiddetta bastardina o bastardella, ci ha invitato a pranzo e ci ha cantato 3 arie. Non potevo davvero credere che potesse arrivare fino al Do sopracuto: ma le orecchie mi hanno persuaso. I passaggi che il Wolfg. ha trascritto erano nella sua aria, e lei li ha cantanti sì con potenza minore rispetto alle note gravi: ma con una tale bellezza, come il suono dell'ottavino in un organo. Insomma, fece i trilli e tutto il resto così come li ha annotati Wolfgang, nota per nota. Oltre a ciò, ha un buon registro grave, fino al sol. Non è bella, ma di certo neppure brutta […] .

Di questa mirabolante cantante Mozart, ne trascrisse a memoria le variazioni e le cadenze e le inviò, per lettera, alla sorella Nannerl, anch’ella musicista.  

Il viaggio proseguì verso Bologna. Poi tante altre tappe, ma intanto Mozart era già perfettamente formato nello ‘stile’ italiano. Verso la fine di quel 1770 padre e figlio tornarono a Milano per la messa in scena del Mitridate. E in quel dicembre, il lunedì 17, a Bonn, nacque un bambino. Il suo nome: Ludwig van Beethoven. (8-Fine)

Roberto Fiorentini


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