2 febbraio 2026

I "miti" di Wolfgang nella fredda Verona, cronaca di un'opera e di un ritratto (Mozart l'italiano/3)

Qui abbiamo un freddo abbastanza forte e pensa che ovunque mangiamo non c'è un caminetto né una stufa nella sala da pranzo. Le mani diventano spaventosamente nere blu, rosse. Preferirei mangiare in una cantina. Un'altra volta ti dirò di più su questo. Che è la nostra croce più grande.

Un freddo glaciale accolse così i Mozart a Verona a tal punto che Leopold lo annota, con un discreto disappunto alla moglie nella lettera del 7 gennaio 1770 inviata dalla città veneta. Un soggiorno veronese iniziato con qualche difficoltà.

La nobiltà ha potuto organizzare soltanto dopo sette giorni un concerto o accademia al quale siamo stati invitati giacché c'è l'opera tutti i giorni.

L’opera in questione era il Ruggero. Lo spiegherà Wolfgang in una lettera alla sorella, sempre del 7 gennaio 1770. 

Si tratta di un’opera seria su libretto di Caterino Mazzolà, (dopo Ludovico Arios) musicato da Pietro Alessandro Guglielmi è la prima opera ‘strettamente’ italiana con cui Mozart si confrontò. Un lavoro che lasciò nel salisburghese i ‘germi’ di italianità, a partire proprio dall’autore del testo. Mazzolà aveva scritto il Ruggiero, riprendendo il poema dell’Ariosto, per Guglielmi per il teatro S. Salvatore di Venezia. La prima il 3 maggio del 1769. Due nomi quello di Mazzolà e di Guglielmi che tornarono successivamente nella vita di Wolfgang. Il poeta bellunese compose, tra gli altri, il dramma giocoso Osiride, che trae il suo soggetto dalla splendida fiaba Lulu oder die Zauberflöte di A.J. Liebeskind. La stessa che, molti anni dopo, il librettista di Wolfgang, E. Schikaneder, utilizzò per il testo del Flauto Magico del salisburghese. Ventidue anni dopo l’incontro a distanza a Verona, Mozart e Mazzolà lavorarono addirittura insieme. Il letterato veneto era diventato poeta cesareo di Leopoldo re di Boemia, correva l’anno 1791. E per la sua incoronazione incaricò Mazzolà di approntare il libretto della Clemenza di Tito (riduzione da Pietro Metastasio), opera musicata proprio da Mozart.

Importante anche l’influenza del compositore italiano su Wolfgang che riascoltò la sua musica in Italia nel 1772: la Sposa fedele. Nel 1790 Mozart potrebbe aver composto il recitativo accompagnato No caro, fà coraggio per un’aria di Cimarosa ne La Quacquera spirituosa di Guglielmi data al Burgtheater di Vienna.  

La vicenda rappresentata dovette comunque colpire fortemente la fantasia del giovane salisburghese. Si narra di Ruggero: cavaliere pagano, discendente di Ettore, fedele ad Agramante, re dei Mori. Da Angelica riceve però il morso magico per domare il malefico ippogrifo che lo porterà alla follia per la donna. Recuperato il senno, si innamorerà della guerriera cristiana Bradamante, ne scopre le origini. Si converte. La sposa. Dalla loro unione nascerà la dinastia degli Este. Ruggero diventerà paladino di Carlo Magno.

Così Wolfgang racconta dell’opera alla sorella, 7 gennaio del 1770

Sentiamo sempre opere che è titolata il Ruggero. Oronte il padre di Bradamento è un prencipe (Fa il sig, afferi) un bravo cantante, un baritono, ma forzato quando starnanza in folsetto tuttavia non tanto quanto Tibaldi a Vienna. Bradamenta figlia d’oronte, innamorato di Ruggiero. […]  recita sotto un nome straniero che però non so ha una voce passabile e la statura non sarebbe male ma di stona come il diavolo Ruggero […] un musico canta un poco la Manzuoli ed ha una bellissima voce forte ed è già vecchio: à 55 anni e ha una gola agile. Leone [… ] lo fa una donna la moglie di afferi.  Ha una bellissima voce, ma c'è tanto sussurro nel teatro che non si sente niente Irene fa una sorella di Lolli del gran violinista che abbiamo sentito a Vienna. Brigida Lolli. […] Ha una voce nasale e canta sempre un quarto troppo tardi o troppo a buon'ora. [Nel link la parte della lettera in cui parla dell’opera

Il Ruggiero sarà dunque il viatico per far propria la cultura musicale italiana. Lo risentirà, di lì a pochi giorni, nell’antico teatro Nazari di Cremona. Dove incontrerà, per la volta, l’intricata vicenda metastasiana de La Clemenza di Tito, che alla fine della vita musicherà proprio con il testo rivisto di Mazzolà.

Non c’è un ultimo episodio di questa tappa veronese. Lo ricorda ancora Leopold.

L’esattore generale delle imposte di Venezia, il signor Lugiati domandò ad alcuni cavalieri di chiedermi l'autorizzazione a fare un ritratto di Wolfgang e questo avvenne ieri mattina. 

Fu realizzato tra il 6 e il gennaio di quel 1770.Oggi è ascritto al pittore Domenico Saverio Dalla Rosa. Rappresenta Mozart alla tastiera. E’ ben visibile lo spartito dell’’Allegro per cembalo K 72 a.  Probabilmente la prima opera italiana di Wolfgang testimoniata con precisione storica.

La città virgiliana aspettava. 

Partiremo per Mantova, la quale, benché sia vicina, è a quasi una giornata di viaggio a causa delle strade fangose scriveva Leopold alla moglie. 

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Roberto Fiorentini


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