Un portentoso talento in un'anonima canonica nel mantovano, a Bozzolo. Mozart l'italiano (5)
Scrivono da Bozzolo che verso un'ora di notte del 19 Dì dell'andante mese vi pervenne da qui il rinomato giovane signor Volfango Amadeo Mozart. […]
Sono poche righe, anonime, quelle della Gazzetta di Mantova, datate 20 gennaio 1770, che ricordano la fugace tappa di Mozart padre e figlio nel piccolo centro adagiato tra le attuali province di Mantova e Cremona. I due non ne faranno mai cenno nelle missive inviate alla famiglia. Sul perché di questa sosta, si può ipotizzare che ci sia stata un’esigenza pratica: quella di cambiare i cavalli. Del resto, proprio Leopold raccontava di come fosse difficoltoso muoversi in quelle strade nella stagione invernale. Carrozzabili piene di fango su cui gli animali facevano una grande fatica a muoversi. A conferma che proprio a Bozzolo era collocata una ‘posta per i cavalli’ è rimasta la pubblicazione Direzione Pe’ i viaggiatori in Italia colla notizia di tutte le poste e loro prezzi stampata a Bologna nel 1772: un esemplare è conservato proprio a Cremona alla Biblioteca Statale.
Nel testo giornalistico si parla appunto di un Albergo della Posta che, secondo alcuni studi sul catasto teresiano, era collocata nell’attuale via Valcarenghi. *
E’ altresì evidente che l’eco delle strabilianti esibizioni mantovane aveva raggiunto, probabilmente via stampa, anche coloro che nel paese, detenevano un ruolo sociale importante. Primo tra tutti l’arciprete della chiesa di San Pietro Don Carlo Saragozzi che appena saputo di quella doppia presenza si precipitò all’ ‘albergo’. Così infatti racconta la Gazzetta.
il quale [Mozart] non si tosto smontato all'albergo della posta di quella città vi fu gentilmente ricevuto dal signor Arciprete Don Carlo Saragozzi professore di musica e quindi dal medesimo servito in carrozza alla casa di sua abitazione.
Don Saragozzi com’è indicato dalla corrispondenza era, oltre che sacerdote con il grado di Arciprete dipendente dalla diocesi di Cremona, professore di musica. Da qui il grande interesse per il giovanissimo talento austriaco. E Mozart non mancò di dimostrare tutto il suo talento
[…] il detto celebre giovanetto per il corso di quasi due ore vi abbia dato saggio del suo portentoso talento suonando all'improvviso sul grave cembalo varie sonate di valenti autori ed in specie un trio composto dal signor Giuseppe Saragozzi, maestro e professore pur egli di musica con indicibile piacere e contento di quelli che Ivi presiedono al governo si politico che militare e di molti altri signori che vi si trovarono presenti […].
C’è un elemento importante. Per tutto il Settecento, il clero che praticava musica era in possesso di uno stile e di una cultura che comprendeva non solo le composizioni sacre, ma anche, e in alcuni casi, soprattutto la musica cameristica o del teatro d’opera. Proprio a Cremona ci furono due casi assolutamente emblematici. Il primo è quello di Giacomo Arighi. Sacerdote e maestro di cappella nella cattedrale. Fu proprio lui che Mozart conobbe nella successiva tappa di Cremona. Arighi infatti oltre prestare servizio in chiesa, dirigeva, al cembalo, le opere rappresentate, per Carnevale, al teatro cremonese Nazari e in quell’anno, 1770, ‘La Clemenza di Tito’ del compositore napoletano Michel’Angelo Valentini. Altro caso lampante quello di Pietro Chiarini detto il ‘Brescianino’ perché nato nella città lombarda attorno al 1717. Pur, anch’egli maestro di cappella nella Cattedrale a Cremona, fu compositore di opere per il melodramma di cui si hanno ampie tracce nella sua biografia. Forte, oltremodo, di un fortissimo rapporto con Carlo Goldoni.
Dunque, una serata per i due Mozart, non solo di svago, ma per il piccolo Wolfgang anche di formazione con personaggi che sapevano armeggiare lo stile italiano in chiesa come nel teatro. E a questo proposito serve ricordare che, di lì a pochi giorni a Milano, compose proprio un mottetto sacro: ‘Ergo interest, an quis’, ‘quaere superna’ recitativo e aria per soprano, per 2 violini, viola e basso K 143. Forse proprio suggestionato da quell’incontro nella canonica mantovana.
Il viaggio però attendeva come registra l’anonimo cronista.
[Mozart] di colà la mattina del giorno seguente a piena soddisfatta fatta partenza alla volta di Cremona.
*La diversa ubicazione dell’alloggio mozartiano la si deve allo studio compiuto dagli studenti della Scuola Media dell’Istituto Comprensivo di Bozzolo sotto la guida del professor Ludovico Bettoni.
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