8 febbraio 2026

Quanti "bravo" a Mantova per Amadeus che intanto imparava tutta l'arte italiana (Mozart l'Italiano/4)

Wolgangerl ha l’aria di aver fatto una campagna militare: in effetti ha preso un po’ di colore rosso bruno; soprattutto intorno al naso e alla bocca, per via dell’aria e del fuoco dei caminetti […] sono un uomo tormentato […] fare e disfare i bagagli, e per di più nessuna camera riscaldata, congelare come un cane, tutto quello che tocco è di ghiaccio […]

Il freddo. Era questo il più grande cruccio di Leopold Mozart, una volta arrivato con Wolfgang a Mantova. Ne riferisce alla moglie in una lettera dell’11 gennaio di quel 1770 scritta proprio dalla città virgiliana. 

Un soggiorno importante. Fondamentale per Wolfgang: qui ebbe il primo incontro con il grande poeta dell’opera seria italiana ed europea Pietro Metastasio. Poeta che forniva i libretti a tutti i più grandi operisti; soprattutto italiani. 

L'opera di Mantova è stata molto carina hanno suonato il Demetrio

Ricorderà Amadeus in una lettera alla sorella spedita da Milano il 26 gennaio di quello stesso anno. (leggi qui)

Si narrano le avventure del re Demetrio di Siria, esiliato dal suo regno e costretto a vivere in incognito. La vicenda si sviluppa attorno al suo ritorno al potere e alle sue interazioni con vari personaggi, tra cui la regina Cleonice e il suo tutore Fenicio.

Un lavoro monumentale, all’epoca. Era stato composto, proprio su libretto di Pietro Metastasio, ben 38 anni prima (1732) da Johann Adolf Hasse per il Teatro Grimani di S. Giovanni Grisostomo di Venezia per la stagione di Carnovale; ed era arrivato, per la prima volta l’anno successivo (1733), all’ Arciducale Teatro di Mantova. Hasse ne fece altre versioni, nel 1737, nel 1740 e l’ultima nel 1747; quella che ascoltarono padre e figlio.

Hasse, originario di Bergedorf in Sassonia, si era naturalizzato ‘italiano’ e fu uno dei principali esponenti del belcantismo per tutto il Settecento. Una verità autorità assoluta in tutti i teatri. Capace di costruire una vocalità solare grazie anche alla moglie cantante Faustina Bordoni. Il semplice, il naturale e il patetico erano le basi della sua poetica per affascinare le orecchie e per toccare il cuore, stesse caratteristiche delle opere mozartiane della maturità.

Ma oltre quella musica furono le parole metastasiane a entrare nello spirito di Mozart. A tal punto che solo 15 giorni dopo, arrivato a Milano, confiderà alla sorella

Prima di iniziare questa lettera, ho scritto un’aria tratta dal Demetrio, che comincia così Misero Tu non sei: / Tu spieghi il Tuo Dolore […] 

Si tratta proprio di un'aria del Demetrio, identificata come Non curo l'affetto (K 74b). È la controprova che lo spirito italiano di Metastasio lo aveva già pienamente coinvolto. 

Un vero trionfo aspettava però Wolfgang il 16 gennaio quando si esibì in quello che è conosciuto ora come teatro Bibiena all’epoca Theatrino della Academia Philharmonica inaugurato solo un mese e mezzo prima (3 dicembre 1769). Lo racconta ancora Leopold alla moglie.

[…] Non posso descriverti a sufficienza la quantità di persone, le chiamate, gli applausi, gli strepiti, i Bravo su Bravo, in breve le acclamazioni generali e l'ammirazione che gli ascoltatori manifestavano così […]

Il programma della serata vide Wolfgang esibirsi con una ‘fuga musicale’ composta ed eseguita sul cembalo secondo le leggi del contrappunto: sopra un tema presentatogli. Poi un’esecuzione estemporanea della parte violinistica di un Trio. Le sinfonie: K.66c in re maggiore, K.66d in si bemolle maggiore, K.66e in si bemolle maggiore. Nonché arie da concerto interpretate dal tenore Vincenzo Uttini. 

La Gazzetta di Mantova pubblicò un lungo articolo in cui si definì Mozart il miracolo della musica.

E al ritorno alla locanda della Croce Verde dove alloggiarono nella mente di Leopold riapparivano gli splendori del Bibiena. Quella magnificenza tutta italiana che racconterà a modo suo alla moglie, per lettera.

Vorrei che tu avessi visto il posto dove ha avuto luogo l'accademia, vale a dire il Theatrino della Academia Philharmonica. In vita mia non ho visto nulla di più bello di questo tipo ... Non è un teatro bensì una sala con palchi come vengono costruiti i teatri d'opera; dove starebbe la scena, c'è una pedana per gli esecutori e dietro gli esecutori una galleria per gli ascoltatori di nuovo costruita a palchi. 

Il 19 gennaio salirono di nuovo in carrozza lasciando Mantova con nel cuore l’ospitalità del Conte Eugenio d’Arco nel suo meraviglioso palazzo e l’accoglienza festosa della poetessa Marianna Sartoretti. Unico rimpianto: la visita negata del principe Michele di Thurn und Taxis. Per i Mozart il suo Palazzo Soardi restò tristemente chiuso.

 

Roberto Fiorentini


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