Mozart l'italiano. Il 20 gennaio del 1770 Wolfgang Amadeus Mozart e il padre Leopold arrivarono a Cremona. Quest'anno è il 270esimo della nascita
Il 20 gennaio del 1770 Wolfgang Amadeus Mozart e il padre Leopold arrivarono a Cremona, nel loro primo viaggio in Italia (1769/1771). E quest’anno nel 270esimo anniversario della nascita del compositore salisburghese diventa importante ripercorrere quelle stesse tappe toccate da padre e figlio per capirne l’influenza che questo mondo ebbe su uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi.
Il musicista aveva 14 anni e in quel peregrinare, da una città all’altra del Bel Paese, recepì tutta la forza della cultura musicale italiana. Un segno distintivo che gli rimase nelle corde dell’anima per tutto il corso della vita. Basti pensare che cinque delle sue più grandi opere (Nozze di Figaro, Così fan tutte, Don Giovanni, Idomeneo, La Clemenza di Tito) sono state composte su testo italiano.
Furono fondamentali, per questo suo integrarsi nella cultura ‘italiana’, i primi mesi di permanenza nel nostro ‘Paese’. Raccontare, seguendo il fil rouge delle sue lettere, le opere, i cantanti, i musicisti, i compositori che lo introdussero, dal dicembre del 1761 e per tutta la primavera del 1770, nel meraviglioso e stupefacente mondo del Teatro alla Moda, della nostra musica e del nostro costume.
Personaggi importanti, ma nello stesso modo, strani. Egocentrici, per non dire narcisisti. Come ad esempio, a Verona, il nobile Pietro Lugiati e Giambettino Cignaroli, pittore che lo ritrasse, per la prima volta, in ‘Italia’. A Mantova: Eugenio d’Arco, rappresentante di un’antica casata e i cantanti Giovanni Uttini, tenore e Vincenzo Caselli, sopranista. Nel piccolo borgo di Bozzolo: Giuseppe Saragozzi, stimatissimo arciprete e maestro di cappella. A Cremona, sotto il Torrazzo, il violinista Francesco Diana detto Spagnoletto: esecutore di fama europea e in contatto con le grandi botteghe dei liutai: Stradivari e Guarneri, detto del ‘Gesù’. A Milano il plenipotenziario di Maria Teresa d’Austria: il Conte Firmian. E a Parma: la conturbante cantante Lucrezia Agujari, detta La Bastardina.
Tutti capaci di riconoscere l’arte nella sua forma più alta, quella che Mozart ha rappresentato e rappresenta sempre.
È un percorso che tocca: Verona, Mantova, Bozzolo, Cremona, Milano, Lodi e Parma. In ogni tappa ci fu un appuntamento costante: quello con la poesia di Pietro Metastasio. L’autore di storie meravigliose, perse nella notte dei tempi. Nei miti greci come in quelli della romanità. Vicende spesso tragiche, ma ricche di sentimenti da mettere in musica. Racconti che hanno inciso profondamente nella mente di quel quattordicenne che sentì per la prima volta parlare, di regine e di re, di imperatori e di schiavi, di grandi guerrieri e di poveri soldati. Di amori e di grandi drammi di infelicità.
E ancora l’incontro con i magici violini della scuola cremonese degli Stradivari e dei Guarneri del Gesù. Scrisse: A Cremona l’orchestra è veramente buona; raro riconoscimento nei confronti un ensemble strumentale italico. (1-continua)
Nelle foto Mozart con il padre Leopold, ritratto di Mozart in Italia, palazzo d'Arco a Mantova, la lapide di ricordo della visita di Mozart, Lucrezia Agujari cantante detta "La Bastardina"
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