23 febbraio 2024

Crema e il Cremasco sono pure terra di organi e straordinari Maestri Costruttori come la famiglia Anselmi Tamburini…

Saverio Anselmi Tamburini rappresenta la IV generazione di costruttori d’organi che discendono dal leggendario, Commendator Tamburini. I suoi predecessori gli hanno portato in eredità una grande passione per il proprio lavoro, oltre alla tradizione e all’esperienza della famiglia nell’arte organaria. Saverio ha iniziato ad apprendere il mestiere di organaro molto presto. Da ragazzino, nei periodi estivi, si occupava di piccoli lavori nella fabbrica di famiglia, per cimentarsi con le prime accordature a 18 anni. Conclusi gli studi, ha iniziato a lavorare nella fabbrica paterna, lavorando a restauri di organi a canne e alla messa a punto e all’accordatura degli organi nuovi. Ebbene, l’organo è uno strumento musicale con una storia antica. E Crema è la città nella quale appunto Giovanni Tamburini fondò la propria fabbrica d’organi nel 1893. La tradizione della famiglia prosegue da ben 4 generazioni, col laboratorio della Fabbrica d’Organi Tamburini, attivo da tempo a Pianengo, dopo aver caratterizzato per anni la capitale del Granducato del Tortello, come ricorda il monumento, all’arte organaria, ubicato alle porte della cittadina cremasca, in via Treviglio. La più antica testimonianza scritta comunque, ricorda l’aggiornatissimo sito internet: www.tamburini.org, riguardante la presenza di un organo nel territorio di Crema risale al 1465, in merito ad alcune informazioni concernenti la manutenzione dell’organo della cattedrale. Nel XIX secolo nacquero le prime, pionieristiche, imprese organarie cremasche. Le botteghe organarie attive nel territorio cremasco erano gli Antegnati di Brescia (1400); i Serassi di Bergamo (1500); i Lingiardi di Pavia (fino al 1800). E più precisamente, gli organari presenti nel territorio cremasco nel 1800 erano: Franceschini, Nicolini, Cadei, Inzoli e Tamburini. Gli ultimi due si contraddistinsero per le loro doti imprenditoriali e artistiche, dando vita a imprese artigiane che in poco tempo divennero famose in tutto il mondo. Tra i dipendenti della Inzoli vi era il poc’anzi menzionato Giovanni Tamburini, che presto si distinse per le sue qualità, lanciando la mitica storia della Fabbrica d’Organi Tamburini, ufficialmente fondata a Crema nel 1893. Eh già… il visionario Giovanni (1857-1942) ha fondato la fabbrica d’organi omonima. Nato a Bagnacavallo (provincia di Ravenna) da origini umili, iniziò il proprio apprendistato nel corso dell’adolescenza come costruttore e riparatore di fisarmoniche. Trasferitosi a Milano trascorse un periodo di formazione presso la Società Elettrica Industriale e si occupò d’ideare l’importante trasformazione dell’organo da meccanico a elettrico. La sua premiata e premiante Fabbrica d’Organi Tamburini cremasca, in seguito, si dedicò alla costruzione di organi grandiosi, installati a Milano, a Roma, nelle più importanti cattedrali italiane e fuori dai confini nazionali.  Giovanni Tamburini morì il 23 novembre 1942. L’’eredità della fabbrica d’organi passò alla figlia Cecilia e a suo marito Umberto Anselmi, quindi al figlio Franco Anselmi Tamburini, il quale, proseguì sulla strada delineata dai genitori diventando una figura di spicco nella famiglia e nella storia dell’azienda. Fin da giovane si è dedicato con grande entusiasmo a varie attività, dallo sport allo studio della musica. Studiò diversi strumenti, il pianoforte, il mandolino, il volino, il clavicembalo, per poi dedicarsi esclusivamente all’organo. Dotato di quello che viene chiamato “orecchio assoluto”, riusciva a cogliere ogni più minuta sfumatura dei suoni nella estesa gamma di “registri” presenti negli strumenti usciti dalla straordinaria realtà cremasca organaria. Sotto la sua conduzione, l’azienda ha realizzato strumenti di grande prestigio, con i quali instaurava un legame quasi affettivo. Sì, fu un “artista del suono” Franco; e le sue doti sono state raccolte dal figlio Saverio, appassionato, impegnato, lanciatissimo a portare avanti la tradizione familiare. In tutta Italia e in gran parte del mondo suonano organi, artigianali e unici, cremaschi, Made in Anselmi Tamburini. Ah, questo era l’antico motto del Commendator Giovanni: “Mi chiamerò quindi veramente fortunato se queste pagine mi potranno procurare l’onore di allargare la cerchia de’ miei amici, e la soddisfazione di veder compresa ed incoraggiata la mia iniziativa da quanti amano dotare le loro chiese di organi fatti bene, di durata e perfetto stile italiano”. Ecco, a distanza di tempo, si può tranquillamente affermare che, l’obiettivo da lui lanciato e raccolto dagli eredi, beh è stato ampiamente raggiunto. 

Stefano Mauri


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