A un anno dalla scomparsa, il ricordo di Elisa Cozzoli del papà Maurizio: Il ‘Caimano del Po’
“Ciao papà, sembra impossibile pensare che tu non ci sia più...ogni giorno la tua voce squillante, confortante e positiva mi dava il buongiorno e la buonanotte! Già un anno eppure sembra solo ieri...tutti ti ricordano sempre come una persona solare pronta a dare un buon consiglio,un supporto emotivo o per dare una stretta di mano energica ; nuota papà e continua a farlo per il bene delle anime e per tutti noi!”.
Questo è il messaggio che ho chiesto ad Elisa, la figlia di Maurizio Cozzoli, che ci ha lasciati il 3 gennaio scorso, portando con sé un'eredità fatta di chilometri nuotati, fede incrollabile e valori trasmessi. Professore di Agraria, laureato in filosofia a 62 anni con una tesi sul 'De beata vita' di Sant'Agostino, presidente del Lions Cremona Lido Po dal maggio 2023, Cozzoli era molto più di un atleta delle lunghe distanze: era un uomo che aveva fatto del Po la sua casa e dell'acqua la sua dimensione spirituale. Dalle sponde cremonesi agli argini di Brancere, dove dal 2000 accompagnava a nuoto la processione ferragostiana dell'Assunta per 11 chilometri, fino alle acque di mezzo mondo - dal Rio Paranà allo Stretto di Gibilterra, dal Canale di Suez al Canal Grande di Venezia - ha rappresentato l'Italia nel nuoto di gran fondo con un palmares di primissimo livello. Una chiromante vescovatina, quando aveva appena 5 anni, gli lesse la mano predicendogli: "Vedo mare e maree, amerà l'acqua più di sé stesso". Mai profezia fu più accurata. La figlia Elisa, maestra ed ex atleta, ripercorre per noi la vita di questo straordinario nuotatore cremonese.
Ad un anno di distanza, ho chiesto ad Elisa Cozzoli, di ricordare il padre, Maurizio Cozzoli il ‘Caimano del Po’, a beneficio di chi lo ha conosciuto, per le sue memorabili traguardi sportivi, ma anche, e soprattutto, per la sua umanità e per il messaggio che ha lasciato.
Le origini di una passione.
"Ho pochi ricordi legati alla mia prima infanzia, avevo solo due anni quando papà iniziò", racconta Elisa Cozzoli. "Abitavamo in piazza Lodi, in pieno centro a Cremona. Lui cominciò a nuotare da bambino per problemi di salute: mia nonna aveva deciso di farlo nuotare per irrobustirlo. Iniziò così, quasi per gioco. Poi, durante la mia adolescenza, quando cominciò a gareggiare, si dedicò alle lunghe distanze. La sua specialità da giovane erano i 1500 metri, poi con il tempo si scoprì un maratoneta del nuoto. Ricordo che partì da San Fruttuoso, poi con le lunghe distanze dai 25 chilometri. A Ponza iniziai ad accompagnarlo nelle traversate: più la distanza era lunga, più per lui rappresentava una sfida. Con il tempo venne seguito dai medici che allenavano la nazionale, che gli fornivano le tabelle di alimentazione e allenamento."
Un'eredità sportiva e umana.
"Avendo una figura così ingombrante in casa, non potevo non seguire le orme paterne", continua Elisa. "Dopo ho fatto anch'io scienze motorie, sono diventata insegnante di educazione fisica, anche se poi ho scelto di insegnare nella scuola primaria, dove lavoro come maestra. Lui mi ha lasciato un'impronta determinante. Ho praticato nuoto, ma non ai suoi livelli. L'ho seguito tantissimo: da ragazza abbiamo fatto numerosi viaggi all'estero, dove lo chiamavano per il suo palmares. È stato uno dei primi nuotatori italiani sulle grandi distanze. Andammo a New York e a nuotare nel Rio Paranà, dove lo accompagnò anche mio nonno che ne fu molto fiero."
Un nuotatore colto, tra filosofia e note sacre.
"Mio padre era un uomo di cultura di un certo spessore, non solo sportiva ma anche filosofica e musicale", racconta Elisa con orgoglio. "Le sue nuotate solitarie, nel Po come in giro per il mondo, erano sempre accompagnate mentalmente da brani musicali. Era un amante della musica sacra, delle composizioni legate alle messe medievali, ma anche degli impressionisti francesi come Erik Satie e Maurice Ravel. Si ispirava e trovava motivazione in queste musiche: ripeteva mentalmente, oltre a passi filosofici o frasi che lo guidavano, anche questi brani. Ogni bracciata era cadenzata dalle note della musica francese, bellissima. Quando affrontò la traversata Ponza-Circeo, alzandosi alle quattro del mattino e uscendo dall'acqua alle 18, nuotò accompagnato mentalmente da queste composizioni."
L'alba, il tramonto e la pace interiore.
"L'alba e il tramonto erano momenti speciali per lui", continua Elisa. "Questi musicisti si ispiravano osservando proprio le albe e i tramonti, avevano qualcosa di romantico ma anche di nostalgico, proprio come l'animo di mio papà. Era un po' ingenuo, quasi puerile in senso positivo, aveva qualcosa di bambino. In questi brani musicali ritrovava se stesso, una pace interiore. Quella musica gli dava un senso di serenità e tranquillità che poi ritrovava nel mare, quando nuotava per lunghe distanze. Penso sia uno spunto interessante: sono tante le cose che vorrei dire, anche se in questo momento non tutto mi viene in mente, ma può essere utile per comprendere meglio chi era."
Lo Stretto di Gibilterra: un messaggio di fratellanza.
"Per quanto riguarda lo Stretto di Gibilterra", spiega Elisa entrando nei dettagli, "quella traversata portò con sé un messaggio di pace e fratellanza tra l'Europa e l'Africa. Lui la definiva una foto storica perché fu il primo italiano ad aver compiuto quell'attraversata in solitaria. Distingueva infatti le maratone di lunga distanza, come quella di New York, che vedevano gruppi di atleti da tutto il mondo, dalle traversate in solitaria come quella di Gibilterra. Queste ultime rappresentavano per lui qualcosa di più personale e profondo."
Brancere: tra devozione e spirito religioso.
"La nuotata della Madonnina di Brancere era per lui una cosa sicuramente meno impegnativa, ma la affrontava con profondo spirito religioso", prosegue Elisa. "Ogni traversata che affrontava era come un parto: ci pensava da tempo, si preparava mentalmente e spiritualmente. Negli ultimi anni, ogni sua impresa aveva sempre un fine umanistico e spirituale legato alla pace, portava con sé valori etici e morali profondi che trasmetteva attraverso lo sport. Era un portatore di valori morali positivi: pace, fratellanza, unione tra i popoli, amore."
Il nuoto come missione umanitaria.
"Tante volte ha fatto traversate in beneficenza", rivela Elisa con commozione. "Non ha mai guadagnato nulla da queste imprese. Nuotava per associazioni, per i bambini in ospedale, per l'Unicef, contro le violenze sulle donne. Aveva sempre uno scopo umanitario, uno scopo benevolo. Questa era la sua vera natura: unire lo sport ai valori più alti dell'umanità, facendo di ogni bracciata un gesto d'amore verso il prossimo."
Il ritorno alle radici: il ‘Grande Fiume’, il Po.
"Con il passare degli anni trovò l'ispirazione nel territorio cremonese", ricorda Elisa. "La prima gara fu la Cremona-Casalmaggiore, una cinquantina di chilometri. Successivamente, essendo un fervente cattolico, ogni Ferragosto, quando si celebrava la festa della Madonna di Brancere, iniziò a partecipare alla manifestazione accompagnato dai barcaioli. Ogni anno si ripeteva e lo faceva con grande gioia. Nella preghiera trovava sempre conforto e ispirazione. Nuotando nel Po aveva riscoperto le sue radici, la sua 'cremonesità' di cui andava fierissimo e che aveva portato con orgoglio nel mondo. Trovava grande appagamento nel nuotare nel suo fiume, nella sua città, tra le persone che gli erano state più vicine, come mio zio, il primo fratello - papà era il terzo di tre figli."
La malattia e la determinazione.
"Poi si ammalò di diabete e questa malattia lo limitava nell'alimentazione e negli allenamenti", racconta con commozione Elisa. "Ma nonostante la malattia, lui ci ha creduto fino all'ultimo di poter ritornare in acqua. A Cremona era molto stimato, tra gli amici più legati c'era Oreste Perri, un cremonese come lui, legato alla sua città, alla passione per lo sport, al ‘Grande Fiume’. Tante le testimonianze ed i gesti d’affetto di tutti coloro hanno avuto modo di conoscerlo attraverso i suoi insegnamenti legati allo sport, come i corsi di salvamento. Cremona per lui rappresentava un punto importante dove tornare, le sue radici, così come la Chiesa dei Padri Cappuccini in via Brescia. Aveva frequentato anche San Luca, dove era stato nominato nell'ordine dei Templari."
I ricordi più preziosi.
"La gioia che provavo da bambina nell'andare in giro e viaggiare con lui mi ha sempre stimolato", confessa Elisa. "La gara più significativa è stata quella di New York. Poi lo seguii con mio nonno nella maratona del Rio Paranà, in mezzo a nuotatori fortissimi. Fu sicuramente una delle imprese che affrontò con grande orgoglio, perché era uno dei pochi italiani. E poi c'è la traversata di Piombino, dove fu il primo nuotatore ad aver compiuto l'andata e ritorno. A Venezia lo avevano nominato Cavaliere di San Marco: il 'Caimano' andava a nuotare anche nel Canal Grande, seguendo le gondole che facevano la regata storica."
Il messaggio di una vita vissuta pienamente.
“Nell’immediato fino ad oggi, abbiamo ricevuto tantissime testimonianze d'affetto dalle persone che gli volevano bene", conclude Elisa con la voce velata dall'emozione. "Era un ottimista di natura, non l'ho mai sentito dire 'sto male', piuttosto ci scherzava sopra. Era di animo buono. Ha lasciato molto alla famiglia: ha insegnato i valori dello sport, della vita e della fede. In tutto questo ha lasciato un messaggio importante - che la vita va vissuta fino in fondo, attraverso i valori in cui si crede. Voglio pensarlo e ricordarlo così. Sono sicura che anche oltre la vita terrena abbia trovato lo spazio e la serenità per continuare a nuotare in un immenso mare."
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