18 febbraio 2026

Auto, l’eurodeputato Massimiliano Salini di Forza Italia nominato relatore della revisione sui target di CO2. La revisione del Regolamento è "l'occasione storica" per "correggere la rotta" ha detto

L’eurodeputato di Forza Italia e vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), il cremonese Massimiliano Salini, è stato nominato relatore in commissione Ambiente del Parlamento europeo per la revisione del Regolamento sugli standard di emissioni di CO₂ per autovetture e veicoli commerciali leggeri. In una nota stampa, Salini ha sottolineato che la revisione che, nella scorsa legislatura, aveva imposto di fatto la cancellazione del motore a combustione interna attraverso l’obbligo delle zero emissioni allo scarico al 2035”. Secondo l’eurodeputato, quindi, “si apre una fase nuovain questo contesto. “Passiamo da una prospettiva schiava di un Green Deal iper-ideologico, fondato sull’elettrificazione forzata, a un nuovo Deal industriale europeo che vogliamo sia realistico, pragmatico e sostenibile per le automotive sul piano economico, sociale e ambientale”, ha chiarito.

Con il nuovo pacchetto automotive, presentato a fine 2025, la Commissione fa cadere lo stop alle nuove immatricolazioni di motori a combustione interna a partire dal 2035: le case automobilistiche dovranno rispettare un obiettivo di riduzione del 90 per cento delle emissioni allo scarico (non più il 100 per cento), mentre il restante 10 per cento delle emissioni dovrà essere compensato mediante l’uso di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione o di e-fuel e biocarburanti. In altre parole, si aprono le porte ai veicoli ibridi plug-in (PHEV), ai veicoli con range extender, ai veicoli mild hybrid e ai veicoli con motore a combustione interna anche dopo il 2035, accanto ai veicoli completamente elettrici (EV) e a idrogeno. “Il nuovo pacchetto automotive deve segnare un cambio di direzione netto e pragmatico: difendere l’eccellenza del settore europeo e metterlo nelle condizioni di continuare a innovare, prosperando lungo una traiettoria davvero sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale”, ha commentato a tale proposito Salini.

Per l’eurodeputato, il compito “non è smantellare l’obiettivo della decarbonizzazione”, ma “riadattare il regolamento europeo al contesto socio-economico dell’automotive e garantire ai cittadini un’effettiva libertà di scelta” perché “gli ultimi anni hanno mostrato tutti i limiti tecnologici e industriali di imposizioni dogmatiche, scollate dalla realtà e studiate a tavolino”. Inoltre, Salini dà merito alle mosse intraprese l’anno scorso da Palazzo Berlaymont, ma chiede passi ulteriori. “La prima flessibilità sui target 2025 per i veicoli leggeri e l’Industrial Action Plan non sono bastati a restituire visibilità e fiducia alla filiera. La Commissione Ue ha anticipato la revisione, e questo è positivo”, ha riconosciuto. “Ma il riconoscimento della neutralità tecnologica resta parziale: oggi è rinviata al 2035 e accompagnata da una soglia troppo restrittiva del tetto massimo al 3 per cento per i carburanti rinnovabili, assegnando a queste tecnologie un ruolo ancora marginale, ben al di sotto delle disponibilità di mercato”, ha spiegato.

Per questo, “dobbiamo introdurre da subito un approccio pragmatico che tenga conto delle difficoltà nella diffusione dei veicoli elettrici – infrastrutture di ricarica insufficienti, costi elevati, autonomia – e riconosca esplicitamente il potenziale di decarbonizzazione delle altre tecnologie”, ha osservato. Secondo Salini, “l’integrazione tra propulsione elettrica e combustione interna alimentata da carburanti rinnovabili può infatti garantire una riduzione significativa delle emissioni, preservando occupazione, competenze e capacità produttiva europea” e, ai suoi occhi, “è questa la strada per salvaguardare la filiera, difendere milioni di posti di lavoro e sostenere la competitività industriale in tutta l’Ue”.

Infine, il relatore ha spiegato di accogliere “positivamente strumenti come i super-crediti per i piccoli veicoli a zero emissioni e le nuove flessibilità”, giudicate “un primo passo di un percorso di decarbonizzazione a misura di industria e consumatori”. Perciò, “sul punto, lavoreremo per inserire ulteriori provvedimenti, in grado di fronteggiare le criticità strutturali del settore e promuoverne la competitività”, ha concluso.


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