18 febbraio 2026

Crotta d'Adda, doppia indagine sul crollo: dopo Lodi, anche la Procura di Cremona apre un fascicolo. Si alza la tensione sul crollo della passerella e scende in campo anche la politica

Non si placano le polemiche dopo il crollo della passerella sul fiume Adda, tratto di circa 200 metri che doveva congiungere la sponda cremonese di Crotta d'Adda a quella lodigiana di Maccastorna e che invece è rovinosamente ceduta sotto il proprio peso a pochi giorni dall'inaugurazione. Immediata l'apertura di un'indagine da parte della Procura di Lodi a cui ha fatto seguito oggi la notizia che anche la Procura di Cremona ha aperto un fascicolo per indagare sulle cause del cedimento dell'opera, creando una frattura importante all'interno del percorso della ciclovia più importante del nord Italia.

Dopo la dura presa di posizione del sindaco di Crotta d'Adda, Sebastiano Baroni, (leggi qui), che non ha risparmiato critiche caustiche verso la gestione del progetto, i tempi e la spesa, ora la questione si allarga al campo politico più ampio, dalla Regione fino a Roma. Ieri il primo a parlare è stato Matteo Piloni, consigliere regionale in quota PD, che ha presentato alla giunta lombarda un'interrogazione in merito all'incidente (la ciclovia VenTo è un progetto finanziato in parte da Regione Lombardia, che per il tratto tra il lodigiano e il cremonese ha investito 4 milioni di euro)

"Parliamo di un'infrastruttura importante sia per la mobilità locale sia per lo sviluppo turistico del territorio – spiega Piloni –. Il doppio crollo di febbraio è un fatto grave su cui la procura farà chiarezza. Da parte della Regione credo sia necessario concentrare l'attenzione per ripristinare l'opera non appena possibile. È positivo che l'interlocuzione tra Regione e le province coinvolte sia già stata avviata. L'importante ora è comprendere quali azioni concrete si possano mettere in campo con l'obiettivo di ripristinare i lavori quanto prima, così da non pregiudicare i tempi di realizzazione di un percorso strategico inserito nella VenTo. Servono tempi chiari per la ricostruzione e garanzie sulla sicurezza".

Ma non si parla di questo crollo solamente a Palazzo Lombardia perchè la vicenda è arrivata anche a Roma, per voce dell'onorevole Fabio Raimondo, capogruppo di Fratelli di Italia in Commissione Trasporti, che ha portato un’interrogazione parlamentare per fare piena luce sulle verifiche tecniche effettuate prima del cedimento, sulle procedure di controllo previste, sulle responsabilità dei soggetti coinvolti nella direzione lavori e nel collaudo, ma anche sulle tempistiche previste per riprendere e completare l’opera. Una posizione condivisa anche da Giulia Baggi, capogruppo di Fratelli di Italia in Provincia a Lodi, che sottolinea l'importanza di fare chiarezza sulla vicenda.

Un monito condiviso anche da Legambiente Lombardia, che per voce della presidente Barbara Meggetto, chiede che si accertino subito le responsabilità del crollo per capire quali siano state le dinamiche e gli errori di valutazione per poi proceda a portare a termine in sicurezza e il prima possibile l’opera di collegamento ciclopedonale tra Crotta e Maccastorna, infrastruttura cruciale nella strategia di incentivo alla mobilità leggera e sostenibile per tutto il territorio.


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commenti


Giuseppe

18 febbraio 2026 20:13

La ciclovia Vento è un opera totalmente inutile che non servirà a nulla.
Soldi spesi per nulla , gettati al Vento.

marco

19 febbraio 2026 06:11

Il nodo della ciclovia Ven-TO è semplice: chi sosterrà le spese di controllo e conservazione?
Il turismo ciclistico è in grande espansione ed esistono mappe riportanti i luoghi d'interesse, dove sostare e alloggiare magari gustandosi i prodotti locali.
Non e' da sottovalutare anche il fatto che si percorrono circuiti protetti dal traffico e a contatto della Natura.
Provare anche per brevi tratti, è veramente un' esperienza da fare.

Marco

19 febbraio 2026 06:23

Ma perché la politica non è scesa in campo per :
1) abbattimento bosco filtro a Spinadesco
2) discarica a Grumello
3)raddoppio ferroviario a Pizzighettone
Tanto per citare alcune problematiche di questa parte di territorio...
Non sono scesi in campo perché dimostrano di non essere in grado di risolvere i problemi dei cittadini e di non poter fermare la burocrazia o l'industriale di turno.
Dovrebbero scandalizzarsi per i 4 milioni di euro ( 8 miliardi delle vecchie lire ) che i cittadini dovrebbero pagare per lo scempio che abbiamo visto.
Tanti soldi che nessuno controlla con costi fuori controllo e assurdi per qualsiasi imprenditore privato.
Alle prossime elezioni Regionali i cittadini di Spinadesco, Grumello, Acquanegra, Crotta e Pizzighettone dovrebbero astenersi dal voto così magari il segnale di malcontento arriva a qualcuno.

Daniro

19 febbraio 2026 17:49

Ero un sostenitore, e lo sono ancora, della ciclabilita' turistica lungo il fiume Po ma, purtroppo, aver affidato ad Aipo il ruolo di ente attuatore dell' infrastruttura forse non è stata una grande idea. Aipo ha competenze di altro tipo e riguardano la sicurezza idraulica e la navigazione non certo la valorizzazione turistica. Ne abbiamo gia' viste d'ogni con opere sovradimensionate e mai finite, asfaltature terribili, argini preclusi per mesi per togliere il gradevole fondo erboso a vantaggio del cemento. Ma c'e' di peggio: il terribile raccordo all'uscita dalla passerella ciclopedonale del ponte di Cremona è stato un intervento inutile e dannoso (e credo anche molto costoso) e ha anche ristretto la strada di collegamento con la ciclovia Vento che passa sull'alzaia del Po al punto che ora la ciclabile non ha piu' spazio. E come dimenticare l'asfaltatura di un tratto rilevante della stupenda strada alzaia tra Gerre e Stagno, asfaltatura che poi e' stata per fortuna rimossa, ma a che costi? Ora il gravissimo fatto della passerella sull'Adda! Ecco, tutto cio' alla fine non fa che alimentare le proteste di chi ritiene che la Vento sia solo soldi buttati gettando ombre su un'infrastruttura che se fosse stata ben realizzata e gestita poteva essere molto utile al turismo sostenibile diffuso sia in Europa che in molte aree d'Italia.

Manuel

20 febbraio 2026 17:36

Magari AIPO non aveva le competenze o l’esperienza per gestire il progetto, ma guarda che in Italia, strutture pubbliche o private devono sempre fare i conti con le lobby di settore, le quali spingono, sgomitano, prima per far accettare i progetti, poi per accaparrarseli, poi per “ottimizzare” il più possibile i guadagni... e ci sono tanti politici pronti ad assecondare tale bulimia... di soldi pubblici.
Vedrai cosa salterà fuori nel post-Olimpiadi. È così per molte opere.