18 aprile 2026

Colori spagnoli e un mite canto alla terra, al Ponchielli l'Orchestra Toscanini raccoglie applausi, ovazione per il virtuoso Charlie Siem

Un viaggio intenso nelle coloriture iberiche. Nelle suggestioni spagnole. Nei barocchismi operistici e sinfonici di una cultura sempre a scavallo tra Francia e Spagna. La Filarmonica Toscanini, ospite della Stagione Concertistica del Teatro Ponchielli, ha portato un soffio di spensierata allegria di quel mondo ancora profondamente latino come quello iberico tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. 

Al complesso orchestrale si è affiancato un virtuoso del violino di grande spessore come Charlie Siem  che, nella Sinfonia spagnola in Re minore, op. 21 di Édouard Lalo, ha dato prova di un virtuosismo di grande spessore. Pulito. Ma nello stesso tempo grazioso. Accattivante e perfino con quel pizzico di malizia che, tante volte sta in campo, a questi grandi esecutori che possiedono una padronanza fisica e teatrale di notevole spessore. Ma non solo. Siem è soprattutto un interprete di tutto rispetto. Oltre alle note pulite, pure in passaggi di mirabolante tecnica violinistica, ha aggiunto un'intensità sentimentale che è arrivata immediatamente al cuore di coloro che sedevano in teatro. Talmente forte è stato l’impatto con la gente  che ha raccolto applausi ad ogni singolo movimento del pezzo di Lalo. A dire il vero aiutato da un vero e proprio capolavoro della liuteria cremonese: il Guarneri del Gesù “D’Egville” 1735. Strumento dal suono perfetto come ha dimostrato il bis regalato dal violinista con un Recitativo Capriccio di Fritz Kreisler, altro insigne monumento alla tecnica violinistica. 

E dopo Lalo non poteva mancare il duo Georges Bizet (1838 – 1875) / Ernest Guiraud (1837 – 1892) con le Suite n. 1 e n.2 da Carmen. Il primo notissimo autore dell’opera lirica. Il secondo suo esegeta sinfonico nel mondo con la creazione di questa antologia sinfonica della vicenda raccontata nell’opera. 

E proprio in questo brano la Filarmonica Toscanini ha dimostrato di essere un complesso solido. Solidissimo. Votato a eseguire qualsiasi tipo di repertorio con grande sicurezza. Bene ad esempio tutti i fiati con in testa la prima tromba che in tutta la partitura Bizet/Guiraud ha un ruolo fondamentale. Altrettanto positivi tutti gli altri ottoni che in nessun passo hanno subito la benché minima sbavatura di intonazione.

Gli archi sempre altezza. Compatti e con un suono assai omogeneo e gradevole. A  Lü Jia è stata affidata la direzione del complesso orchestrale. Lo ha fatto con ordine. Con semplicità lineare, senza esagerare nella teatralità del gesto, soprattutto nei passi più noti di Carmen. Ne è uscita un’esecuzione lineare. Fedele alla partitura, ecco magari senza quel fuoco latino che un direttore europeo avrebbe potuto sentire tra le righe di una musica forte e passionale come quella scritta da Bizet. 

Il concerto ha avuto un prologo con Sacred Goddess, Mother Earth della compositrice italiana Silvia Colasanti che ha avuto come interprete il soprano Mariam Suleiman. Veramente una bella composizione. Perfetta nel suo stile ‘minimalista’ che riesce coniugare sotto uno stesso tetto musicale la godibilità tonale con le sperimentazioni contemporanee. Un canto della terra quasi fiabesco. Una celebrazione che è diventata come una preghiera alle antiche divinità del nostro pianeta. Bella. Calda e affascinante la voce di Suleiman. 

Applausi. Molto meritati. 

Fotoservizio Francesco Sessa Ventura

Roberto Fiorentini


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