Dalla nebbia della storia emergono altri deportati agricoli: la storia di Vittorio Carrera e degli altri contadini di Castelleone
Si dirada, piano piano, la nebbia attorno a quei 600 giovani cremonesi, quasi tutti agricoltori, che durate la Seconda Guerra Mondiale furono trasferiti o, meglio, ‘deportati’ in Germania per lavorare nei campi. Dopo la pubblicazione del volume ‘I Deportati di Rethmar’ (Ronca editore) e la storia di Ermete Masseroni, emerge dal buio della storia quella di Vittorio Carrera. È la nipote Maria Silvia Carrera che racconta la vicenda del nonno e che, da anni, sta cercando di ricostruire cercando di aggirare i muri di archivi e enti di cultura a cui ha scritto e da cui mai ha ricevuto risposte.
“Mio nonno Vittorio era nato a Castellone il 3 ottobre nel 1915 (morirà il 16 settembre del 1977). Da sempre aveva lavorato la terra. Una volta sposato si era trasferito a Trigolo al termine delle vicende belliche. Aveva ottenuto una casa e un campo da lavorare. La Seconda Guerra Mondiale lo strappa alla famiglia. Dal foglio matricolare risulta che è chiamato sotto le armi nel 1937 a 22 anni ed è arruolato nel Primo Gruppo Carri Veloci all’interno del Reggimento Piemonte a Codropio in Friuli. E’ mandato a casa un anno dopo nel ’38. Nel 1940 è richiamato ancora nell’esercito”. “Questa volta – prosegue Maria – al Reparto Lancieri di Novara a Verona. Poi da qui una serie di trasferimenti; prima a Pinerolo alla Scuola di Applicazione, dove otterrà una patente che gli salverà la vita. Poi a Voghera al deposito del Reggimento Cavalleggeri di Monferrato”.
Nel 1942 avviene una prima svolta. È comandato ai ‘lavori agricoli’ probabilmente in Germania, stessa sorte degli altri ‘Deportati’. Torna al corpo, nel maggio, di quello stesso anno. Ma nel 1944, a divisa dismessa e pochissimi giorni dal matrimonio con Angela Maria, è di nuovo in Germania. Lo arrestano, secondo un documento ufficiale del Comune di Castelleone, il 4 marzo del 1944. È deportato in un campo di concentramento. Con lui erano finiti in Germania altri giovani agricoltori di Castellone di cui è rimasto un elenco piuttosto dettagliato: Rinaldo Guerrini, Virgilio Bosi, Paolo Steffanoni, Edoardo Traspedini, Giuseppe Bandirali, Lugi Lombardini, Santo Bianchessi, Vincenzo Gallera, Ernesto Espertini, Giulio Allovisio, Angelo Piazzi e appunto Vittorio Carrera. Il documento ufficiale del Comune di Castellone certifica che questi ‘contadini erano stati inviati in Germania per il servizio di lavoro e che costituivano l’unico sostegno nelle loro famiglie”. Accanto ai loro nomi quelli dei beneficiari, come nel caso di Masseroni, a cui andavano quei pochi denari che il Reich elargiva a questi veri e propri ‘schiavi della gleba’.
“Riuscirà a scappare da quel luogo il 5 maggio del 1945 – spiega ancora la nipote – in circostanze drammatiche: che lo segneranno per tutta la vita. Tornerà a Castellone dalla moglie, il 6 giugno di quello stesso 1945. Dopo nasceranno i tre figli, tra cui il padre di Maria Silvia. Pochissimi saranno i racconti ai familiari di quell’immane tragedia che lo colpì”.
Ma in tutta questa vicenda aleggia un mistero che Maria Silvia Carrera ancora non è riuscita a risolvere e che caratterizza spesso le tremende avventure di questi ‘deportati’: il luogo di detenzione,
“In effetti – prosegue Maria Silvia – nel documento del comune di Castelleone, che spiega le date della sua deportazione, è indicato il campo ‘Cugngberg’, località e luogo di detenzione che non esiste. Un posto fantasma. Ho cercato di capire se anche gli altri contadini di Castelleone fossero stati trasferiti nello stesso campo di concentramento. Ma nulla”.
Ad una ricerca più mirata, e considerando un mero errore di scrittura del comune, si potrebbe ipotizzare che Vittorio sia stato trasferito al campo di concentramento di Oberer Kuhberg vicino a Dachau. Le fonti storiche però spiegano che quella prigione fu utilizzata solamente dal 1933 al 1935 per oppositori interni del regime di Hitler. Una volta chiuso, i prigionieri furono portati proprio nel campo di sterminio di Dachau. Le date delle due vicende resterebbero, di gran lunga, sfalsate.
Incerta è dunque la località di detenzione. Un mistero che aleggia attorno a questi ‘deportati’ che sicuramente ebbero un destino più violento e crudo di quello di Ermete Masseroni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti