16 giugno 2021

La natura si riappropria dell'ex chiesa di San Francesco abbandonata, oltre 5000 mq. da mezzo secolo senza idee e progetti di recupero

La natura si riappropria di quanto l’uomo abbandona. E’ il caso dell’ex chiesa di San Francesco, dove un cascata d’erba ha ricoperto quasi interamente l’abside, nascondendolo alla vista. E forse è meglio così, perché diversamente potrebbe emergere quanto sta accadendo sull’altra abside di quello che una volta era il transetto meridionale, dove una vistosa fenditura si sta progressivamente allargando, al punto che vi cresce dentro l’erba.

Al momento l'unico progetto esistente sull'ex chiesa di San Francesco prevede una struttura alberghiera con 36 camere e servizi degni di una spa. La proposta era contenuta in uno studio elaborato ormai otto anni fa da Ruggero Carletti, Paolo Rambaldi e Giancarlo Frosi del settore progettazione del Comune di Cremona nell'ambito del progetto “Cremona European City of Sport 2013”. Unica condizione: la grande attenzione che dovrà essere riservata agli aspetti storici e conservativi. Il complesso, che fino al 1968 ha ospitato l'ospedale maggiore, è oggi quasi totalmente in disuso, se si escludono alcuni locali occupati dalla legatoria del Comune. La struttura non sembra presentare particolari problemi statici, anche se dovrà essere oggetto di valutazioni e verifiche più puntuali, relative soprattutto alla portata dei solai e al quadro fessurativo presente. La proposta, peraltro, è estremamente suggestiva, come lo possono essere solo i recuperi dei grandi complessi urbani di valore storico. Se si esclude il piano terra, di San Francesco rimangono utilizzabili solo il primo piano e parte del secondo, caratterizzato nella prima parte dell'ex navata dalle grandi volte a sei spicchi con i costoloni aggettanti di epoca gotica. 

Dal 2014 San Francesco è in vendita: 5.132 mq da cui ci si attende un corrispettivo di oltre tre milioni di euro, in vista delle allettanti funzioni a cui il complesso potrebbe essere destinato: artigianato, commercio con strutture di vendita fino a 2500 mq, agente bancarie e di consulenza finanziaria, alberghe e ostelli, e via dicendo. Ormai oltre 50 anni fa, nel 1970, alcuni giovani professionisti, attenti e impegnati (gli architetti Michele De Crecchio, Paola Rusca, Massimo Terzi, Ulisse Guglielmetti, con le fotografie di Antonio Leoni), con il supporto di Italia Nostra, curarono “Ospedalechefare”, straordinaria manifestazione che con pannelli di disegni e fotografie occupò i portici della galleria XXV Aprile sul lato dell’ex Upim: fu un evento clamoroso per la sua capacità di coinvolgere direttamente i cittadini, portando sulla stradai documenti di riflessione sul futuro di una parte importante della città, fu un raro esempio di urbanistica comprensibile e partecipata. Il tema ciclicamente si è riproposto, con poche idee realmente praticabili, e la sfida al recupero di questo complesso monumentale non ha ancora trovato interlocutori. 

Fabrizio Loffi


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commenti


Pietro

16 giugno 2021 09:14

Mi sembra ti leggere una storia comune a molte realtà della nostra povera Italia. Palazzi, chiese, complessi monumentali che vanno in rovina perché associazioni benpensanti ritengono che queste strutture non debbano in nessun modo essere riconvertite ad uso anche privato. A Parma accadde la stessa cosa per il vecchio Ospedale in pieno centro storico di proprietà comunale e utilizzato in modo improprio...per usare un eufemismo. Un Sindaco con le palle cacciò tutti e indisse una gara europea per un riutilizzo da parte di privati. Vinse una associazione di imprese che a proprie spese e per 99 anni avrebbe occupato la metà della struttura con un albergo 5 stelle e ristrutturato la restante ad uso pubblico. Si scatenò il putiferio dei soliti noti e nel nome della "o tutto pubblico o niente" ora cade tutto cade a pezzi.

Daniro

16 giugno 2021 14:20

Non bisogna dimenticare che, del vastissimo complesso del Vecchio Ospedale, ne è stato recuperato un buon 80 % a far tempo dalla metà degli anni '80, per funzioni pubbliche come uffici comunali e scuola media. Anche il parco ha trovato nuova vita. Solo la parte verso via Radaelli e i piani superiori della ex chiesa gotica di San Francesco purtroppo non hanno ancora trovato nuove funzioni. Ciò non toglie che il Comune ha l'obbligo di intervenire con le opere di manutenzione necessarie per mantenere le strutture edilizie efficienti. Si vogliono fare avanti i privati? Non possono che essere i benvenuti, ma il compito di individuare nuove funzioni e modalità di recupero rimane di competenza comunale e della Soprintendenza.

Gualtiero

19 giugno 2021 01:21

Si potrebbe pensare ad un intervento del comune simile a quello della casa dell'Ortolano di via dei Cappuccini e così magari un bel nuovo condominio ?