8 luglio 2026

La pioggia come metafora e fonte d’ispirazione: presentata alle Scuderie del Fico la raccolta poetica di Marta Imbrianti, con immagini di Vittoria Attianese

“Non è un elemento distruttivo, bensì trasformante”. Nei componimenti di Marta Imbrianti, la pioggia è percepita come occasione di rinnovamento e leitmotiv di tutta la vita ed appare connessa, etimologicamente, persino al cognome dell’autrice, per l’assonanza con imber, il vocabolo latino, che la indica. 

Martedì, alle Scuderie del Fico, Marta Imbrianti e Vittoria Attianese (Viki) hanno presentato “Se piove porterò l'ombrello”, la silloge poetica, che unisce parole ed immagini e parla del tentativo quotidiano di “darsi una dose di luce”, dopo il buio dei temporali, che, metaforicamente, possono oscurare l’esistenza e che Marta, da bambina, amava guardare dalla casa di via Olona, insieme al papà. 

Per la Imbrianti, il pensiero poetico è immediato, istintivo e scaturisce da un dettaglio quotidiano. Alla sua espressione, bastano poche parole, che si chiudono da sole, assumendo una forma tridimensionale perfetta, che non necessita di ulteriori limature. L’ispirazione arriva per illuminazione, dalle piccole suggestioni, che si offrono, all’improvviso, allo sguardo della scrittrice. 

Di qui, il collegamento spontaneo con le rielaborazioni fotografiche dell’amica Vittoria Attianese - conosciuta alla scuola media “Virgilio” ed oggi docente di grafica, presso l’istituto “L. Einaudi” - in grado di trasformare digitalmente la realtà in sogno, in entità astratta, metafisica. 

Per la poetessa, l’appuntamento è stato anche un ritorno alle proprie origini, alle radici. Il passato è spesso una forza che incombe e che suscita sentimenti improntati alla malinconia ed alla nostalgia: eppure non manca mai la tensione verso l’opposto, ovvero il futuro, che porta con sé il superamento dello stato d’animo angoscioso, attraverso il riconoscimento del risvolto positivo del dolore.

L’incontro è stato moderato da Riccardo Maruti, che ha invitato le persone del pubblico a leggere al microfono il testo da cui sono state maggiormente colpite e che, in conclusione, ha chiesto di segnare, su un foglio a forma di nuvola, il termine più significativo della serata. In meno di ventiquattro ore, ne è nata la lirica “A Nina”:

 

Che sia Nina o Amanda, è 

caleidoscopio di emozioni.

È bambina, non invisibile, ma 

meditativa.

 

È immediatezza e rugiada.

Con consapevolezza di carta, ci si 

muove nella vita come dadi: 

coraggioso volare in leggerezza di 

nuvolatte, oltre il sottile 

cambiamento stabile.

Sempre. 

 

È buttarsi nella vita in tempesta, o in 

siccità.

È stare con cura e resilienza, nei 

cicli del tuo oggi e del tuo domani,

tra l’essere vittoria e derelitto, in 

profondità, mai a malincuore.

 

Si sta come sotto ad un temporale,

leggero, o davanti al mare in 

tempesta, sospeso sul pensiero di 

dondolo azzurro: ed è pace, 

ritrovarsi a casa.

 

Ogni dettaglio sa di cuore, musica e 

ciliegie.

E di famiglia.

Come Spider-man a testa in giù: ci 

spinge la voglia di conoscere, 

andare altrove, per non sentirsi 

stretti in un solo posto.

 

Andare.

Tornare (magari in vespa).

Da un’amica, per un papà.

Istantanea condivisione di nostalgia.

Accalappiacane di ricordi. Ieri.

Oggi: responsabilità di vita.

E resilienza, ancora.

Domani, emozioni di leggerezza.

Ai presenti sono state donate le cartoline realizzate dall’Attianese, recanti, su un lato, il Torrazzo e, sul retro, la poesia “A Cremona”, scritta dall’Imbrianti per l’occasione. Prossimamente, la raccolta sarà proposta a Varazze e poi, di nuovo, a Milano.

 

Barbara Bozzi


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