Stradella, cone in una danza Frigato e De Carlo brillano al Monteverdi Festival
Di Alessandro Stradella, autore operistico seicentesco, si conosce sempre troppo poco. E’ noto al grande pubblico più per le composizioni devozionali sacre come gli oratori.
L’autorevolezza della scrittura teatrale del compositore di origine bolognese è però oggi universalmente riconosciuta e il concerto proposto dal Monteverdi Festival, con il suggestivo tema, “La Dea delle Scene” (evento in collaborazione con il Festival Barocco Alessandro Stradella di Viterbo) ne è stato la riprova.
Silvia Frigato, soprano e l’Ensemble Mare Nostrum, diretto da Andrea De Carlo, hanno dato vita ad una ‘galleria’ del meglio dello Stradella ‘lirico’. Pezzi tratti da melodrammi composti appena dopo, cronologicamente, i capolavori monteverdiani. Stradella fu la grande ‘cerniera stilistica e formale tra la nascita del melodramma e il suo luminoso sviluppo nell’opera seria metastasiana.
Sono stati così proposti pezzi strumentali e dalle arie tratti dalla commedia in musica ‘Il Trespolo Tutore’ (1679) o dal dramma per musica ‘La forza dell’amor paterno’ (1678). O anche dal Balletto dalla commedia in prosa e in musica ‘ La Laurinda Overo Il Biante’ (1671).
Protagonista la soprano Silvia Frigato veramente Dea della scena. Voce accattivante. Intrigante soprattutto nei passaggi melodici più drammatici dove l’arte di Stradella raggiunge livelli di intensità assoluta. Frigato eccelle proprio in quei pezzi di ‘carattere’ prosecuzione ideale della movenza degli affetti di stampo Monteverdiano. Non difetta anche nei virtuosismi antisegnani del belcantismo settecento di lì da venire. Riesce bene a proporzionare i volumi di suono in particolare nei passaggi di registro.
Andrea De Carlo è direttore magico. Prende per mano strumentisti e solisti e li conduce su sentieri di una musicalità intensa. Partecipata. Emozionante. Ha gesto espressivo. Libero da ingessature metronomiche, quasi teatrale ma sempre preciso. Attraversa il linguaggio e la scrittura stradelliana come in una mirabile danza. Ne evidenza la scioltezza svincolata dalla forma. La fa sentire un canto puro.
In questo L’Ensemble Mare Nostrum è una sua perfetta emanazione. Lo segue alla perfezione con la medesima libertà di partecipazione affettiva e di ottima tecnica. Basso continuo e strumenti solisti si sono integrati perfettamente. Ognuno in questo gruppo è solista
Il programma ha contemplato anche un compositore di pura scuola romana come Bernardo Pasquini. Musicista appartenente già al secolo successivo con Amor per vendetta e la suite di danze del ‘Ballo di schiavi’ . Altra composizione poco conosciuta di grande interesse.
Chiusura dedicata, e non poteva essere che così, a Claudio Monteverdi con “Ohimé ch’io cado” da Quarto scherzo delle ariose vaghezze. Esecuzione meravigliosa. Trascinante . Espressività travolgente come gli applausi del pubblico dell’ Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino.
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