Gaza e Palestina, siamo al di là di ogni limite umanamente accettabile
Di Gaza ( e della Cisgiordania) si parla poco, troppo poco. Dopo le stragi compiute da Israele si è instaurata una finta pace, con quella pagliacciata del “Board of Peace” voluto e presieduto a vita da Trump cui vergognosamente il nostro governo non ha saputo dire di no, accodandosi come “osservatore” e che come era ampiamente nelle previsione non ha combinato nulla.
Il mondo è “distratto” da altre guerre, in particolare quella in Ucraina e quella in Iran che hanno un impatto economico diretto sui nostri portafogli e quindi sono molto più interessanti e impattanti. Di quei poveri disgraziati, veramente poveri in tutti i sensi, sballottati da una parte all’altra della Striscia, costretti da anni a vivere in tende (se si possono chiamare così), affamati, assetati, privi di ogni assistenza umanitaria e sanitaria, se ne occupano solo pochi meritevoli attivisti. Il disinteresse internazionale per una vera soluzione del problema è tristemente palpabile: tanto sono poveracci...
Questa tragedia non è nata, come molti vogliono far credere, il 7 ottobre del 2023 (ormai quasi tre anni fa), ma nasce il 14 maggio del 1948 con la creazione dello Stato di Israele e la dislocazione di circa 800.000 palestinesi dopo la confisca dei loro beni e delle loro terre. Sono 78 anni in cui nessuno è stato capace o forse nessuno ha veramente voluto trovare una soluzione al conflitto arabo-israeliano, creato, non senza una ragione, dalle potenze occidentali per dare una patria agli Ebrei dopo la tragedia dell’Olocausto e la nascita del forte movimento Sionista, ma poi mai realmente gestito. Farne la storia sarebbe ovviamente troppo lunga, con errori da una parte e dall’altra, ma senza mai dimenticare il primum movens.
E voglio sgombrare il campo da ogni equivoco: non giustifico in alcun modo l’eccidio compiuto dai guerriglieri di Hamas con l’uccisione di oltre 1200 israeliani, ma ciò che è successo dopo sotto gli occhi sempre più increduli del mondo è qualcosa che nessuno di noi avrebbe mai immaginato. 70 mila morti accertati di cui più di 20.000 bambini, senza contare coloro senza numero e senza nome che ancora si trovano sotto le macerie, altri almeno 60.000 orrendamente mutilati, città con scuole e ospedali rase letteralmente al suolo, occupazione fisica del territorio della Striscia, già piccola di per se’, per oltre il 60 %, occupazione continua di nuovi territori in Cisgiordania: una politica coloniale e di sterminio che si pensava impossibile nel terzo millennio.
E si sta replicando lo stesso modello con l’invasione del Libano: desertificazione, sfollamento della popolazione, uccisioni incontrollate di migliaia di civili, di nuovo elevato numero di vittime tra gli operatori sanitari.
Ed è in particolare di questo aspetto di cui voglio parlare in questo mio intervento: la situazione sanitaria che si è venuta a creare a Gaza in questi quasi tre anni non di conflitto ma di sterminio a senso unico è ancor più terribile di quanto si possa immaginare in un normale teatro di guerra. In questi mesi ho raccolto testimonianze dirette da colleghi medici di associazioni, quali Palmed o Medici per la Palestina, che sono realmente impressionanti, al di là di ogni immaginazione.
Voglio ricordare che nell’ottobre del 2025 è stata organizzata una manifestazione davanti al nostro ospedale, molto partecipata e toccante, durante la quale, in contemporanea con molti altri presidi sparsi in Italia, son stati letti i nomi degli oltre 1600 medici e operatori sanitari uccisi a Gaza.
Il fatto è che la distruzione del sistema sanitario di Gaza non è stata, mi si passi il termine, un “effetto collaterale”, ma molte fonti giornalistiche e di informazione testimoniano che si è trattato di una strage pianificata e deliberatamente perseguita.
Cito a questo proposito l’autorevole rivista medica inglese (una rivista di alto valore scientifico internazionale, ma anche attenta ai problemi di politica sanitaria) The Lancet, che ha aperto il suo numero del 6 di ottobre del 2025 con il titolo The healthocide in Gaza, traducibile come “l’uccisione della Sanità a Gaza”, in evidente assonanza con i termini omicidio (homicide) e genocidio (genocide).
In questo articolo si documenta come a quella data Israele avesse condotto circa 800 attacchi a strutture sanitarie, non solo ospedali ma anche semplici presidi ambulatoriali, con distruzione totale o comunque otre il 90% di esse, senza nessuna prova internazionalmente documentata che gli ospedali o gli ambulatori disseminati sul territorio fossero rifugi di Hamas.
E come non ricordare a questo punto l’uccisione mirata da parte dei militari di IDF di quasi 300 cronisti della stampa internazionale, per ovvie ragioni di censura su quanto stava accadendo.
Lo stesso articolo affermava che una strage di sanitari simile a quella di Gaza non si era mai vista nella storia di tutte le guerre e che si trattava di una violazione palese dei più elementari principi umanitari internazionali, e che questo richiedeva una ferma condanna da parte della comunità medica mondiale. Purtroppo poche riviste hanno ripreso il tema in questi termini. Una recente ricerca ha documentato come solo il 24,5% delle società scientifiche americane ha commentato pubblicamente la crisi sanitaria in Gaza, contrariamente a quanto succedeva in precedenti conflitti.
Questo credo dimostri in parte la sudditanza psicologica a criticare la politica di Israele temendo l’impropria accusa di antisemitismo, e in parte le politiche illiberali di Trump che più volte è intervento personalmente per tagliare sussidi o anche citare a giudizio istituzioni che non si allineavano alle sue scellerate decisioni.
Alla distruzione fisica dei presidi sanitari e alla uccisione degli operatori si è aggiunta una azione forse ancora più odiosa, cioè il blocco degli aiuti umanitari e di fatto l’affamamento della popolazione con la conseguente morte delle fasce più deboli della popolazione e ancora una volta i bambini. Di nuovo un’azione inumana palesemente in contrasto con ogni norma di diritto internazionale. Se a questo aggiungiamo l’estrema carenza di acqua potabile, la mancanza di sistemi fognari funzionanti, la carenza di materiale da medicazione e di farmaci nonché l’enorme inquinamento del suolo e delle falde da metalli pesanti dovuto ai bombardamenti, possiamo immaginarci come l’intera striscia di Gaza sia diventata un area quasi invivibile, e questo fa indubbiamente parte di un piano che mira a spingere il popolo palestinese fuori dalla sua terra. Anche questo è genocidio.
E’ noto dalla letteratura scientifica che l’aumento di mortalità nei teatri di guerra non cessa con il cessate il fuoco, ma permane per molti anni dopo per fattori di inquinamento, malnutrizione, malattie infettive e neoplastiche per non parlare dei traumi psichici.
Criticare Israele e la sua politica estera non è antisemitismo: rispetto gli ebrei così come rispetto gli appartenenti ad altre religioni. Parte della mia famiglia acquisita è ebrea ed ho molti amici ebrei negli Stati Uniti e posso testimoniare che chi non è accecato da idee messianiche vetero-testamentali del tipo popolo eletto e terra promessa, è totalmente critico su Netanhyau e sulla banda di estremisti fanatici che lo circonda.
Nessuno ovviamente dimentica la tragedia che gli ebrei hanno subito con la Shoah, ma quando nel giorno della memoria dell’olocausto si recita la formula “Mai più” questo deve valere per ogni popolo sulla terra. E certo colpisce ancora di più che chi ha subito terribili prigionie, torture e stermini, oggi applichi analoghi trattamenti ad un altro popolo.
Da ultimo vorrei tornare sul citato articolo della rivista Lancet, dove gli autori affermano nelle conclusioni che “il principio di neutralità medica, fondato sul diritto umanitario internazionale, non significa indifferenza; ci obbliga invece a condannare qualsiasi erosione di questa norma come una minaccia sia per l’assistenza sanitaria che per l’etica stessa”.
Come afferma la Dichiarazione di Ginevra dell’Associazione Medica Mondiale, i medici devono agire nell’interesse dell’umanità, soprattutto nei momenti di crisi. E concludono: “La medicina è più di una scienza: è un dovere morale. E quando quel dovere è minacciato, il silenzio diventa tradimento”. “Il nostro dovere comune come professionisti sanitari è non solo quello di curare, ma anche di salvaguardare il diritto alla salute quando questo è minacciato”.
Nel caso di Gaza e della Palestina siamo evidentemente ben oltre questa minaccia: siamo a di là ogni limite umanamente accettabile.
Per questo non possiamo tacere!
(la foto di Gaza è tratta dal sito della Caritas Italiana)
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commenti
Laura
24 giugno 2026 08:34
L'uso legittimo del potere rispetta i limiti stabiliti dalla legge (meglio dire da una legge condivisa e ritenuta collettivamente accettabile) e persegue finalità pubbliche o collettive. L'abuso si verifica quando chi detiene un potere di autorità devia da questi scopi per favorire interessi privati, ledendo le libertà e i diritti.
Ci si accorge spesso dei limiti umanamente accettabili/non accettabili quando si "esce" dal giro. Sia a livello locale sia a livello internazionale. Un sindaco o un capo di stato nel pieno dei loro mandati, spesso eccedono nell'esercizio del potere. Ma ci si accorge solo "dopo" quando non si conta più nulla e si "vedono" le ingiustizie e gli abusi.
Per questo non possiamo tacere!
Luigi
24 giugno 2026 08:56
Iniziamo a guardare in gaza nostra... prima di indignarci di cosa avviene altrove.
“Il nostro dovere comune come professionisti sanitari è non solo quello di curare, ma anche di salvaguardare il diritto alla salute quando questo è minacciato”.
A Cremona, e precisamente nell'Ospedale pubblico, ci sono liste d'attesa incredibili per slcune visite/esami con macchine che erogano prestazioni una volta ogni 2 o 3 settimane.
Chi è in attesa tace e a volte muore prima di aver ricevuto la prestazione. Ma questo non fa notizia. Purtroppo.
Dario
24 giugno 2026 12:49
Gli interessi economici di Israele si basano su un'economia di mercato fortemente avanzata e su un settore terziario che copre quasi l'80% del PIL. Il Paese è un hub globale per l'innovazione tecnologica dalla quale USA ed UE fanno affidamento, senza considerare le risorse energetiche e gli scambi commerciali internazionali.
I pilastri principali del sistema economico israeliano includono anche enormi investimenti esteri con centri di ricerca e sviluppo per colossi globali farmaceutici e dell'hi tech come Google, Apple e Microsoft. Produce pro capite più startup di molte nazioni europee che, come l'Italia, non riescono a trattenere e valorizzare i giovani. Gaza è importante anche per lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale nel Mar Mediterraneo, al largo delle coste della striscia, e quella porzione di terra/mare rappresenta una fonte di ricchezza strategica enorme, con profitti stimati per centinaia di miliardi di shekel e accordi di fornitura consolidati con l'Europa (tramite aziende come ENI e SNAM). E ci siamo accorti quest'anno di quanto ci costa l'energia, specie per chi non ha doppie o triple pensioni.
Lei è stato senatore della repubblica. Queste cose le conosce bene...
Gli 80 anni portano più miti consigli?
elio
24 giugno 2026 21:30
Sarebbe piu opportuno criticare l iran per la sua politica estera ma non vedo molto entusiasmo a farlo. Se l europa avesse appoggiato gli usa nell attacco all iran forse quel regime sanguinario, compreso hamas che tiene in ostaggio la striscia, non ci sarebbe piu
Manuel
25 giugno 2026 15:37
Forse non ci saremmo più noi... ma a parte questo, hai sbagliato tema.
Stefano
25 giugno 2026 06:55
….invece, chissà perché, non si mettono in risalto i massacri senza fine che si stanno consumando da decenni in varie parti del nostro bel pianeta….ovvio che la politica mette in evidenza solo quello che fa comodo…….la politica appunto…..
Blek
25 giugno 2026 09:29
Ma visto che lei,signor senatore, è così esperto di medio oriente e di Gaza in particolare, sa dirmi come sono trattati i gay a Gaza e le donne in generale e,in particolare, le prigioniere di guerra? Grazie
Stefano
26 giugno 2026 16:53
Bella poi quell'uscita da veri galantuomo " il mondo è distratto da altre guerre ". Come se ci fossero guerre di serie a e di serie b, persone bambini di serie a e persone bambini di serie b. In realtà la guerra di Gaza è stata una di quelle di cui si è parlato di più. Che coraggio!