12 luglio 2026

Sanità e nuovo ospedale a Cremona, tra palcoscenico e realtà

Lo storytelling istituzionale racconta di Cremona capitale di tante cose belle. Manca quella di rubamazzetto, ma mai dire mai.  Poi c’è la realtà che è meno luminosa.  La classifica, pubblicata la settimana scorsa dal Sole 24 ore, sul gradimento ottenuto dai sindaci dei capoluoghi di provincia, colloca Andrea Virgilio al 79° posto in Italia e ultimo in Lombardia. 

L’ospedale cittadino figura al 77° nella graduatoria di quelli italiani (classifica World’s best Hospital 2026 – Newsweek).  I suoi colleghi e coetanei di Treviglio-Caravaggio e Lodi, in classifica, «sono messi assai meglio» (Pietro Cavalli, Cremonasera, 10 luglio). 

Quello di Mantova non compare affatto. Potrebbe essere motivo di consolazione per i cremonesi, ma si trasforma, invece, in uno sberleffo anarchico.

Sulla riva del Mincio hanno il Dea (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) di secondo livello, che sulla sponda del Po attendono come il sacro Graal. I politici da anni assicurano il suo imminente arrivo sotto il Torrazzo, ma è ancora in viaggio. O non funziona il navigatore al corriere incaricato del recapito. Oppure in regione si sono dimenticati di spedire il pacco.

Ma non c’è motivo di lagnarsi. In tema di salute anche Cremona ha il suo posto sul podio.

La città svetta nella graduatoria italiana ed europea per l’inquinamento atmosferico da polveri sottili. Non sono un toccasana per le vie respiratorie, ma piuttosto di niente piuttosto. Cremona s’accontenta. Stum schiss è il suo marchio distintivo.

Tranquilli, non c’è da preoccuparsi. Per lei è in cantiere un futuro radioso. Alcuni anni di pazienza e la Repubblica del marubino entrerà di diritto nel gotha delle eccellenze. Tutto è già scritto.

L’attuale ospedale sarà abbattuto. Ne sorgerà uno nuovo, pensato da Mario Cucinella, archistar internazionale.  Un’opera storica che spingerà la sanità locale ai vertici nazionali.  Nel firmamento. E dopo quella di Negroni, la città si fregerà di una nuova stella di qualità.

Il Documento di indirizzo e progettazione redatto dall’Asst promette che «sarà un luogo per il benessere olistico del paziente, in armonia con l’intero ecosistema». Un resort extralusso, mica il bau bau, micio micio di Striscia la notizia.   

Sarà dotato della piscina di Cocoon, che ridà la giovinezza? Ah saperlo!

Nel Documento di indirizzo non compare, ma non è da escludere. Sono previsti spazi per l’incontro tra pazienti e animali e per pet-therapy.  C’è la ciclofficina e ci sono le aree per concerti. Poi giardini terapeutici e altre chicche simili (pagina 43). Allora perché non sperare anche in una piscina che regali una botta di vita anche agli ottantenni?

Nessun ostacolo impedirà all’Enterprise della sanità locale di conquistare la vetta dei World’s best Hospital. Quando? Domanda difficile e imbarazzante. Di doman non c’è certezza.  E dubitare del cronoprogramma presentato non è peccato. Anzi, i costi già lievitati rispetto alle stime iniziali rafforzano questo timore.  

Dai circa 300 milioni di euro indicati alla prima presentazione della proposta si è già arrivati ai 600 di pochi mesi fa e l’astronave è ancora inchiodata alla rampa di lancio. 

Sui tempi della rivoluzione è illuminante il lavoro del Movimento per la riqualificazione dell’ospedale di Cremona, coordinato da Enrico Gnocchi. Non è il Vangelo.  Provoca l’orticaria all’establishment cittadino, ma nessuno può disconoscere ai sostenitori del gruppo il pregio di leggere i documenti. Di non parlare a vanvera.  Di non sparare nel mucchio. 

Contrario al progetto, il Movimento ha raccolto migliaia di firme favorevoli al mantenimento dell’attuale struttura. Dal portale regionale SILVIA ha estrapolato i dati relativi all’ottava meraviglia del mondo. Li ha resi pubblici con un video di sette minuti e mezzo, postato all’inizio di giugno su YouTube (https://youtu.be/KG5_n6I8M0c). 

Palloso quanto basta, pignolo all’eccesso, didattico e pedante come la spiegazione del secchione primo della classe, il video merita di essere visto. E il problema del nuovo ospedale sarà più chiaro ai non addetti ai lavori. Anche ai numerosi politici e amministratori pubblici pressapochisti. Quelli del tanto al pezzo, convinti che la gente non ascolti e non capisca.

Inclusa la demolizione dell’attuale nosocomio, l’operazione completa prevede tre fasi e durerà circa diciotto anni, un terzo dei quali servirà per la costruzione della struttura ospedaliera.  Un’eternità se si considera la rapida obsolescenza dei progetti di oggi. 

Nell’attesa che venga quel giorno, i cittadini dovranno accontentarsi di una sanità carente di medici di base.  Dovranno adattarsi ai tempi biblici per usufruire di alcuni esami diagnostici o di interventi chirurgici e sopportare estenuanti attese al pronto soccorso. Dovranno ricordare che «piangere fa male al re fa male al ricco e al cardinale» (Enzo Jannacci).  Già, ma se lamentarsi e subito tacere non modifica lo status quo, protestare e insistere non è fatica sprecata.

L’articolo 32 della Costituzione è chiaro: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.  

È altrettanto evidente che oggi l’applicazione di tale diritto, nei fatti, è riservata a coloro che possono snobbare il servizio sanitario nazionale (SSN) e accedere al servizio sanitario privato (SSP). Una consonante allunga la vita. Meglio di una telefonata, checché ne dica la pubblicità. 

L’SSP non è per tutti. Non sempre infatti è accessibile ai frequentatori dei servizi sociali che compilano l’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente).  E per gli sfigati in senso lato diventa un’impresa usufruirne.

E nessun ospedale nuovo, ancorché galattico e all’avanguardia, risolve il problema dell’articolo 32 della Costituzione. Il nosocomio olistico darà lustro alla città e alla provincia. Gratificherà medici e operatori sanitari e qualche suo intervento finirà su Lancet.  Permetterà ai politici di presentarsi in grande spolvero all’inaugurazione. Farà felici gli stakeholder, informati per primi del progetto. D’accordo, da solo non cancellerà l’inadempienza verso il diritto alla salute per tutti. 

In tutto questo brilla l’assenza della politica, dei partiti, degli amministratori pubblici. Più attenti a comprendere da che parte tiri il vento, quasi mai hanno preso una posizione netta su questo argomento. Alcuni hanno sussurrato. Altri borbottato. I più sgamati glissato.

Al muso duro di Pierangelo Bertoli hanno preferito la barca che va di Orietta Berti. Opportunisti, hanno scelto di lasciarla andare, senza remare e stare a guardare. 

Fa eccezione Luciano Pizzetti, presidente del consiglio comunale. Nel 2020, in pieno covid, si schiera senza esitazioni contro l’Enterprise (Eco del Popolo, maggio 2020).  Archiviata la pandemia con una piroetta da trapezista medagliato del Barnum politico, s’imbarca sull’astronave, foga del crociato, fede da pasdaran, determinazione da marines.

Rosella Vacchelli, del Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona, ha fotografato la situazione con un concetto privo di vie di fuga: «Le responsabilità non sono collettive ma personali in capo a chi decide e a chi non vede, non sente, tace o consente» (Vittorianozanolli.it, 26 febbraio).

È semplice attaccare il sindaco per la censura del manifesto Sos Vita e per la classifica da retrocessione. Più complicato e ricco di incognite pestare i piedi ai portatori di interessi. Ai soggetti che, nella costruzione del nuovo ospedale, intravedono la grotta di Ali Babà. 

Questa non è politica. È basso cabotaggio, tanto ingenuo da apparire un gioco di ruolo per adolescenti. Così però non si vola. Si staziona nelle retrovie. Si traccheggia e si tira a campare. Si viene esclusi dai palazzi e dalle stanze che contano e dalle riunioni dove si decide. Se Cremona è presente, in pochi se la filano. 

È l’ascensore per finire direttamente negli ultimi posti in classifica.  È l’azzeramento di ogni anelito di cambiamento. È la nostra provincia, ripiegata su sé stessa, autoreferenziale e miope. È la provincia dove «Oggi, troppo spesso, si può arrivare in alto senza aver mai attraversato il basso» (Walter Montini, Cremonasera, 8 luglio). 

Dalle catacombe della politica alla suite dell’ultimo piano in un battibaleno. È la grande illusione. Lo sballo che induce a credere di indossare la maglia rosa, mentre è quella nera degli ultimi in classifica. E in politica gli ultimi non sono beati. Tutt’altro.

 

Antonio Grassi


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commenti


biagio

12 luglio 2026 11:06

Vorrei complimentarmi con Antonio Grassi per questo editoriale: è scritto con una leggerezza disarmante, quella che fa sorridere per un attimo e subito dopo ti costringe a riflettere. Una leggerezza che non alleggerisce, ma incide.
E se non fosse che qui si parla di salute, di diritti costituzionali, di cittadini fragili che non riescono a curarsi con tempi accettabili, ci sarebbe quasi da godersi l’ironia.
Ma non si può. Perché la realtà è troppo seria.

Grassi lo mostra con precisione: la distanza tra il palcoscenico del “nuovo ospedale” e la vita quotidiana dei cittadini è diventata enorme.
Liste d’attesa interminabili, pronto soccorso in sofferenza, medici insufficienti, esami che arrivano quando ormai non servono più.
E chi è fragile economicamente paga due volte: paga le tasse e poi paga il privato, perché non ha alternative.
Il danno non è solo sanitario: è psicologico, sociale, umano.

C’è poi un aspetto che merita di essere detto con chiarezza.
Un politico spesso si vanta di “avercela fatta”, di essere stato eletto, lo racconta con orgoglio in famiglia e agli amici.
Ma un politico dovrebbe vantarsi solo quando dimostra di saper risolvere i problemi della collettività.
E la sanità — quella che stiamo approfondendo — è il primo banco di prova: se non si è capaci di garantire cure rapide, accessibili e dignitose, l’elezione non è un merito, è solo un titolo.

E qui sta il punto che l’editoriale suggerisce:
la responsabilità politica sulla sanità è regionale, e dura da vent’anni.
Vent’anni di scelte, modelli, priorità.
Vent’anni che hanno trasformato la sanità pubblica in un sistema che non regge più.

Non c’è nulla di male nel costruire un nuovo ospedale: crea lavoro, PIL, movimento economico.
Ma un ospedale nuovo dentro un sistema che perde qualità ogni anno rischia di essere una scatola scintillante con dentro un colabrodo.
I cittadini pagheranno l’opera, ma non avranno un ritorno vero, né rapido, né salutare.

E i numeri lo confermano.
Secondo il monitoraggio LEA del Ministero della Salute, la Lombardia è sesta nella classifica nazionale, dietro Veneto, Emilia‑Romagna, Toscana, Piemonte e Trento.
E non è un caso isolato: nel 2023 era ancora sesta, con 257 punti, e con un forte arretramento nell’assistenza territoriale.
Questo significa una cosa semplice: la sanità lombarda non è un’eccellenza, è un sistema che perde terreno proprio dove i cittadini fragili hanno più bisogno.

Non è un’opinione: sono dati ufficiali.
Perché la salute non è un palcoscenico: è un dovere costituzionale. Biagio

Michele de Crecchio

13 luglio 2026 00:41

Un caro amico mi faceva recentemente osservare come la politica cremonese abbia, per vecchia tradizione, il difetto di innamorarsi spesso di grandi obiettivi, anche se assurdi e impraticabili, con la conseguenza di produrre al territorio danni e ritardi dalle conseguenze gravissime, e di come di tali infatuazioni la stessa politica faccia così tanta fatica poi a liberarsi.
Così fu per l'assurdo progetto di canale navigabile che avrebbe dovuto collegarci con Milano, progetto che, di fatto, dopo aver determinato, nel tentativo di rendere navigabile il Po sino a Cremona, la caduta o l'instabilità di una quantità incredibile di ponti, ha di fatto prodotto solo una zona industriale appena decorosamente attrezzata alla quale, però, sarebbe stato, senza il vincolo del porto-canale, probabilmente molto più opportuno garantire una diversa e migliore collocazione.
Così è stato, più recentemente, per il progetto (inutile!) di autostrada per Mantova, progetto che di fatto ha solo avuto la gravissima conseguenza di rimandare, "sine die", molti indispensabili aggiornamenti della rete stradale locale: vedere, ad esempio, il tratto della ex Padana Inferiore compreso tra il curvone di Isola Dovarese e quello di San Lorenzo Picenardi, tratto ancora oggi incredibilmente quasi uguale a quello pensato dagli ingegneri al servizio degli imperatori d'Austria!
Altrettanto mi pare stia attualmente avvenendo anche per quanto riguarda il singolare progetto di nuovissimo ospedale, a forma di banana, del quale gli accattivanti "rendering" prodotti dall'archistar di turno hanno evidentemente, e senza più razionali considerazioni, prodotto l'effetto di far innamorare gran parte (non tutta, per fortuna) della politica cremonese. Solo il severo richiamo, quanto mai tempestivo ed opportuno, della Corte dei Conti ha impedito che, a causa di tale singolare "innamoramento", andasse perso persino il finanziamento, già disponibile, per rapidamente sistemare il relativo "pronto soccorso" ancora, fino a pochi mesi orsono, così carente di adeguata manutenzione e aggiornamento.