12 luglio 2026

Racconti per purificare gli occhi e il cuore dell’uomo

La parabola del seminatore che si proclama in questa domenica è estremamente nota. Essa ci parla di terreni diversi su cui il seme cade, terreni che portano abbondante frutto, trenta, sessanta, addirittura cento chicchi per spiga, e poi terreni in cui il seme viene beccato e mangiato dagli uccelli, soffocato dai rovi, oppure in cui germoglia ma senza la possibilità di mettere radici profonde e per questo quel che nasce presto secca e muore.

Con questo racconto Gesù sembra spiegare l’esito della missione a cui ha inviato i discepoli. Mandandoli a proclamare la prossimità del Regno di Dio alle pecore perdute della casa di Israele (cfr. Mt 10,6-7) essi hanno fatto esperienza di accoglienza e di rifiuto. Anche là dove sono stati ascoltati, tuttavia, non significa che il seme gettato si sia radicato al punto da portare certamente frutto. Molti accolgono ma poi non custodiscono, lasciano che il seme ricevuto non giunga al suo compimento. Il problema non è nel seme che è buono e di qualità. Il problema, sembra dire Gesù ai suoi discepoli, non è nemmeno nella loro capacità persuasiva. Il loro compito era quello di essere sovrabbondanti nel donare, non trattenendo e non temendo di spargere invano. Il problema è da sempre il cuore dell’uomo, un cuore incostante, capace di rifiuto, ma anche capace di conversione, come si avrà modo di sentire continuando ad ascoltare le parole di Gesù.

Il capitolo 13 del Vangelo secondo Matteo che oggi iniziamo a leggere è una lunga riflessione sulla forza debole della Parola e sulla sua capacità di penetrare nel cuore dell’uomo, quando questi da essa si lascia convertire e smuovere.

All’interno del testo che oggi si proclama, c’è un passaggio che particolarmente mi porta a pensare ed è su questo che vorrei sostare. Dopo che Gesù ha raccontato la parabola del seminatore e prima di spiegarla, Egli apre la mente dei suoi discepoli e citando il profeta Isaia presenta il motivo per il quale il suo discorso avviene attraverso un linguaggio figurato. L’annuncio del Regno e l’accoglienza da parte dell’uomo rientrano in un piano di Dio che l’uomo non può capire fino in fondo. Sarebbe una pretesa che supera le nostre forze e le nostre capacità voler spiegare perché l’azione del Padre avviene così. Di fronte all’annuncio del Regno e della sua prossimità ci sono orecchi che odono senza comprendere, occhi che guardano senza vedere, cuori che restano induriti (cfr. Mt 13,13-15), questo Dio lo sa, ma non interviene con gesti potenti per umiliare chi resta chiuso alla sua parola.

Attraverso le parabole, Gesù parla a noi con la stessa confidenza che si ha verso gli amici più cari: a noi che lo ascoltiamo riserva la beatitudine di chi riceve un dono inaspettato (cfr. Mt 13,16) e con noi condivide la profondità del cuore di Dio, suo Padre: “a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli” (Mt 13,10), conoscere anche senza capire del tutto.

Queste parole ci aiutano a trovare una chiave con cui leggere tutte le immagini delle parabole che il Vangelo secondo Matteo ci regala e che ascolteremo anche in altri momenti dell’anno liturgico, oltre questo tempo estivo. Alcune parabole sono brevi e graffianti, altre più discorsive e sfaccettate. Attraverso questo linguaggio semplice e familiare, Gesù ci spalanca il cuore del Padre e ci permette di accedere ai misteri del Regno, ci ammette a familiarizzare con il pensiero di Dio: un pensiero che ci sembra lontano da noi, perché noi non agiremmo così, eppure un pensiero così concreto e a noi vicino perché in sintonia con la vita dell’uomo, con i ritmi delle stagioni, con la quotidianità delle nostre azioni. 

In questo senso, allargando un po’ il discorso, potremmo dire che tutta la Scrittura è una straordinaria parabola fatta di storie attraverso le quali Dio ci ha mostrato il suo cuore, un cuore di carne e non di pietra, un cuore vivo, in cui misericordia e verità, giustizia e pace si mescolano in una danza che lascia estasiati. Egli è il Dio giusto che punisce, ma è anche il padre misericordioso che perdona; è il Dio della verità che non tollera il male e il peccato, ma è anche il pacificatore, capace di non restare in lite per sempre per affermare le sue ragioni contro i torti dell’uomo.

Fermarci a leggere e meditare le parabole è così per noi occasione preziosa per contemplare il cuore di Dio che in Gesù si è reso completamente visibile, momento utile per purificare i nostri pensieri su Dio e andare oltre gli umani stereotipi che di Lui abbiamo. Ascoltare le parabole è infine offerta di bene che viene donata al nostro cuore per disarmarci dai pensieri di violenza, di impazienza, di giudizio e di condanna che spesso si spalancano davanti a noi e così chiederci se forse non sarebbe meglio, anche per le nostre azioni quotidiane, operare come Colui che instaura il suo Regno e domina il mondo senza compiere violenza e senza compromettere la nostra libertà, accettando persino il rifiuto e l’incomprensione da parte dell’uomo, ma senza chiudergli la porta quando questi vorrà chiederGli la possibilità di rimanere con Lui.

Nella foto il seminatore al tramonto di Vincent van Gogh

Francesco Cortellini


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