“Non abbiamo intenzione di restare a Cremona”. La frase di quattro adolescenti
Qualche mese fa questa frase, ripetuta all’unisono da un gruppo di quattro adolescenti compresa mia figlia, non mi stupì più di tanto anzi, non mi stupì per nulla, era una risposta quasi scontata visto l’andazzo della città. Riproposi la questione ad un gruppo di amici con figli di diverse età e ottenni, nel bene o nel male, la stessa identica risposta; alcuni avevano i figli già fuori dalle mura altri erano consapevoli che la prole non sarebbe rimasta all’ombra del Torrazzo. Ci rimani male ma ti rendi conto che la città sta scivolando verso livelli di difficile vivibilità dove sembra sparire quel barlume di speranza per poter richiamare o attrarre persone che vedono il loro futuro tra ripetitive e ormai dilatate feste per turisti, negozi chiusi e centri commerciali più o meno utili.
La frase dei quattro ragazzi e le opinioni successive, a titolo personale, mi avevano lasciato quel pessimo sapore di una consapevole – questo è il vero problema - resa incondizionata, di una sconfitta perfettamente prevedibile che nasce proprio da ciò che ti circonda e che osservi quotidianamente, dentro di me rimaneva quella pessima sensazione di impotenza davanti ad un declino che sembra inarrestabile. Non te la senti di contestare una risposta del genere, non hai gli strumenti in mano per cercare di addolcire una posizione che si scontra con quello che il quotidiano ha da offrirti, ti limiti a riflettere sul fatto che, a prescindere dalle scelte o dalle possibilità che il futuro potrà offrire ai quattro amici, il punto di partenza è quello di lasciare Cremona. Ovviamente non frega niente a nessuno di questa escursione tra adolescenti più o meno interessati alla città, oggi il concetto che va per la maggiore è che essendo così dappertutto è giusto che sia così, frase senza senso che non vuol dire nulla perché qui si parla di Cremona non di Grosseto, Matera o altre città.
Il problema non è la mancanza di una visione della città nel suo complesso, il problema non è neanche un piano regolatore da rivedere o da rifare, il problema è che la città sembra vivere senza una idea di fondo, senza rivolgere l’interesse a quella appetibilità socioeconomica che richiama persone ed investimenti; in una sorta di danza sui carboni ardenti si agita senza seguire una precisa logica che sia lontana da ideologie buone per soporiferi comizi elettorali e spesso non rivolte ai cittadini, sia quelli del presente o quelli che verranno. L’ennesimo centro commerciale, a quanto pare nessuno lo voleva ma – stranamente – verrà fatto in tempi rapidi, trova come risposta mirabili visioni di compensazioni che sembrano figlie di un pragmatismo politico ma, in realtà, sono la foglia di fico per scelte che impatteranno per decenni sul futuro cittadino, scelte che aprono ancora di più il già enorme varco ad una gestione politica del territorio e del commercio dove una compensazione potrà redimere, tra fotografie di sorridenti “vincenti” e slide in inglese, ogni scelta. Quale tipologia di mercato andrà a raccogliere non mi è chiaro, di certo la bilancia che segna l’equilibrio tra il futuro e il presente, al momento, non è perfettamente allineata e rischia di spostarsi ulteriormente, le aree da destinare a futuribili centri commerciali o altro non mancano.
L’accelerazione di scelte che spesso ignorano il confronto, quello vero, quello fatto faccia a faccia non tramite monologhi via social, si scontra con la cronaca di cittadini e commercianti, a volte esasperati, che cercano di muoversi nel limbo quotidiano segnato da problemi sempre più acuti che neanche da prospettive rivolte verso il futuro; se oggi siamo in questa condizione è possibile ipotizzare come sarà la città tra 5 anni? Non dico immaginare tramite sogni o visioni più o meno realistiche ma soltanto fare una minima ipotesi di vivibilità cittadina. La risposta cinica è quella “Di certo non saremo a Cremona”, con tutte le tematiche che accompagnano questa possibilità, ma il cinismo racchiude spesso parte di una realtà che sembra spegnersi al pari delle luci cittadine. I quattro ragazzi seguiranno strade e percorsi in relazione alle loro possibilità e a ciò che gli verrà offerto con il passare del tempo, l’augurio di cuore è che riescano nel loro intento ci mancherebbe altro, la cosa inquietante è che il punto di partenza per il loro futuro rimane quello di lasciare la città dove sono nati e cresciuti.
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commenti
Vittoria
14 luglio 2026 16:56
Virgilio è rimasto a Cremona (e malignamente qualcuno potrà dire... e dove altro sarebbe potuto andare, e a fare cosa?).
Ma i giovani che hanno aspirazioni lavorative e sociali è giusto che seguano le strade del mondo.
In piazza Roma arriveranno presto 1,7milioni di euro per abbellire (?) l'area sgambamento cani. Di altri progetti per trattenere giovani a Cremona non ne vedo...
In questo la politica ha fallito. Cremona non è una città attrattiva. È una città di transito.