Lettera a una città lucida: la sicurezza non è uno slogan, è un diritto
Ci sono momenti in cui scrivere diventa scomodo. Non perché manchino le parole, ma perché si sa già che quelle parole non piaceranno a tutti.
Piaceranno poco a chi preferisce minimizzare. Daranno fastidio a chi trasforma ogni problema in una bandiera politica. Irriteranno chi pensa che, per appartenere a una parte, si debba smettere di vedere la realtà. Ma chi scrive, almeno per quanto mi riguarda, non dovrebbe farlo per compiacere gli amici, rassicurare i conoscenti o raccogliere applausi nel salotto giusto.
Un giornalista, se ancora questa parola conserva un senso, dovrebbe stare in mezzo alla gente, camminare, guardare, ascoltare. Sentire ciò che si muove sotto la superficie elegante delle frasi ufficiali poi, con rispetto ma senza paura, provare a dire ciò che vede.
Oggi ciò che si vede, a Cremona, è una città bella e stanca. Non disperata, non perduta, non fuori controllo. Sarebbe falso dirlo. Ma stanca sì. Stanca di episodi che si ripetono, di cronache che si accumulano, di risse, controlli, provvedimenti, ordinanze, divieti, allontanamenti, furti, degrado. Stanca di sentirsi dire che altrove va peggio, come se il peggio degli altri potesse diventare una consolazione per noi.
Milano, Firenze, Roma, Bologna, Torino vivono problemi enormi di sicurezza urbana, marginalità, microcriminalità, illegalità diffusa. È vero. Ma il fatto che il malessere sia nazionale non significa che Cremona debba accettarne la dose locale come fosse inevitabile. Il degrado non diventa normale solo perché è democraticamente distribuito.
La domanda, allora, è semplice: vogliamo guardare la città o preferiamo raccontarcela?
In questi giorni si parla di stretta sulla movida. Ordinanze, controlli, limiti sul vetro, sulle lattine, sull’alcol, attenzione alle zone più sensibili del centro. Misure nate da fatti reali, da episodi che non possono essere liquidati con un’alzata di spalle. Tuttavia, proprio qui serve lucidità. La movida non è delinquenza. I giovani non sono un problema perché sono giovani. Chi esce d’estate, prende qualcosa da bere, ride con gli amici, ascolta musica, vive la città, non deve essere trattato come un sospettato.
Una città che si spegne non è una città più sicura. È solo una città più triste.
Il punto non è chiudere, vietare, comprimere la vita di chi si comporta correttamente. Il punto è colpire chi rovina quella vita. Chi aggredisce, vandalizza, spaccia, minaccia, disturba, sporca, occupa gli spazi pubblici con arroganza deve rispondere di ciò che fa. Senza teatro, senza vendetta, senza invocare forche.
Se decidiamo di essere onesti, sono proprio le persone oneste a essere stanche. Stanche di pagare sempre per tutti. Stanche di vedere che, quando qualcuno sbaglia, spesso il peso della conseguenza ricade più su chi rispetta le regole che su chi le infrange. Stanche di modificare le proprie abitudini, evitare certi luoghi, chiudersi in casa, abbassare lo sguardo, mentre chi dovrebbe temere la legge sembra talvolta attraversare le strade con una sicurezza quasi offensiva.
Non sono i cittadini corretti a doversi blindare. Non sono i ragazzi educati a dover rinunciare a una serata. Non sono i commercianti seri a dover vivere come bersagli. Non è la città perbene che deve arretrare.
Deve arretrare chi delinque.
Questo farebbe la differenza.
Se non diciamo anche che le forze dell’ordine lavorano spesso con risorse insufficienti, organici limitati, procedure complesse, tempi non sempre adeguati e margini operativi delicati, non diciamo tutta la verità. È troppo facile invocare sicurezza come parola magica e poi lasciare soli coloro che dovrebbero garantirla. È troppo comodo chiedere più presenza, più controlli, più interventi, senza riconoscere che dietro una divisa ci sono persone, turni, limiti, responsabilità, regole e un sistema che non sempre rende semplice intervenire con efficacia.
Ma proprio per questo il tema va affrontato con serietà. Non con le frasi da tifoseria.
La sicurezza non è di destra o di sinistra. È un diritto civile. Il decoro non è moralismo. È rispetto. La legalità non è durezza disumana. È la condizione minima perché la libertà non diventi privilegio di pochi e paura per molti.
Fa male al cuore camminare nei suggestivi vicoli della città della musica e sentire odore di urina. Il caldo non aiuta, certo. Ma non può diventare una spiegazione sufficiente. Non è un buon biglietto da visita per i turisti e non è un segno di rispetto per chi Cremona la abita, la ama, la racconta, la sostiene ogni giorno.
Si dirà: succede anche a Milano. Verissimo. Ma ripeterlo non risolve il problema. Lo normalizza. E io, da cittadina, non voglio abituarmi. Anche alla corte del Re Sole, a Versailles, si racconta che i nobili urinassero nei corridoi. Speravo che, dopo qualche secolo, avessimo superato almeno quel disagio storico.
Il punto non è salire in cattedra. Non è distribuire pagelle, condanne, assoluzioni. Il punto è invitare, umilmente ma fermamente, a una riflessione: siamo ancora capaci di distinguere il giusto dallo sbagliato?
Sembra una domanda infantile. Invece è la più adulta di tutte.
Perché se tutto diventa opinione, se ogni regola diventa negoziabile, se ogni responsabilità si scioglie in un “bisogna capire”, se ogni episodio viene subito trascinato nel gioco del tutto contro tutti, allora alla fine nel guano ci finiamo tutti. Anche quelli che passano il tempo nei botta e risposta inutili. Anche quelli che usano la sicurezza come clava. Anche quelli che la negano per non dare ragione all’avversario.
Una città lucida dovrebbe fare altro. Dovrebbe smettere di difendere le proprie parti e ricominciare a difendere sè stessa.
Dovrebbe proteggere i giovani che vivono con educazione e isolare chi confonde la notte con l’impunità. Dovrebbe sostenere le forze dell’ordine e pretendere che chi sbaglia paghi, nei tempi e nei modi dello Stato di diritto, ma paghi davvero. Dovrebbe ascoltare i residenti senza accusarli di essere intolleranti e ascoltare gli esercenti senza trasformarli nel bersaglio più facile. Dovrebbe ricordare che una città viva non è una città anarchica, e una città ordinata non è una città morta.
Il sogno, forse utopistico, sarebbe tornare a una chiarezza semplice: chi rispetta le regole deve poter vivere; chi le infrange deve affrontarne le conseguenze. Senza se e senza ma. Sarebbe quasi rivoluzionario. Forse farebbe chiarezza anche nelle nostre menti, oggi così affollate di giustificazioni, distinguo, appartenenze, paure di scontentare qualcuno.
Fare la differenza significa questo: non accettare che l’inciviltà diventi paesaggio. Non chiamare “percezione” ciò che per molti è esperienza quotidiana. Non usare i dati per negare la realtà e non usare la paura per deformarla. Non punire la città che vive, ma impedire a pochi di rovinarla per tutti.
Questa è la via scomoda. Non porta automaticamente consensi né a destra né a sinistra. Non garantisce applausi. Non consola. Ma forse è l’unica via onesta.
Perché una comunità non si misura soltanto da ciò che celebra, ma da ciò che decide di non tollerare più.
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commenti
harry
13 luglio 2026 10:59
Bra-va!
biagio
13 luglio 2026 11:11
C’è un punto da cui partire, ed è quello che l’editoriale mette bene in evidenza: la sicurezza non è uno slogan, è un diritto civile. Non appartiene a una parte politica, non è un vessillo da agitare, non è un pretesto per fare propaganda. È un elemento essenziale della vita urbana, della convivenza, del rispetto reciproco. Cremona, come molte città italiane, è una città bella e stanca: non allo sbando, non perduta, ma logorata da episodi che si ripetono, da comportamenti che degradano gli spazi comuni, da una quotidianità che chiede serietà e non slogan.
Accanto alla stanchezza dei cittadini corretti, c’è un fenomeno che non possiamo ignorare: la narrazione politica che cambia a seconda di chi governa. Quando la destra era all’opposizione, accusava il governo di incapacità su sicurezza, sbarchi, espulsioni. Oggi che governa da quattro anni, con una maggioranza stabile, i problemi sono rimasti identici. Non perché qualcuno sia incapace, ma perché si tratta di questioni complesse, che richiedono accordi internazionali, procedure legali, verifiche d’identità, diplomazia, risorse.
Molti stranieri forniscono generalità false: senza identità certa, nessun Paese accetta il rimpatrio. E questo è un fatto.
Così come è un fatto che la nuova idea dei rimpatri volontari pagati rischia di produrre un effetto prevedibile: chi non ha nulla da perdere può rientrare e uscire più volte per ottenere l’incentivo. La distanza è minima e facilmente percorribile. Non è cattiveria: è logica.
La complessità non si risolve con un post, con un talk show, con una frase ad effetto. E infatti, invece di ammettere che la realtà è più difficile della propaganda, si preferisce cambiare bersaglio: ieri la colpa era del governo “incapace”, oggi è dei sindaci “di sinistra”. È un meccanismo semplice: non c’è una politica della sicurezza, c’è una politica della colpa. E una politica della colpa non produce sicurezza: produce sfiducia.
In questo quadro, i cittadini si sentono impotenti. Non perché non capiscano la complessità, ma perché vedono che la politica non la affronta. Le tv compiacenti amplificano narrazioni utili solo a chi governa, non alla collettività. La sicurezza diventa il tema perfetto per ottenere consenso facile, mentre i problemi veri restano lì, intatti, irrisolti.
E allora la domanda è inevitabile: quale problema è stato risolto in questi quattro anni di governo stabile?
Sanità peggiorata.
Pensioni più lontane.
Stipendi stagnanti.
Scuola sottofinanziata.
Lavoro precario.
Debito pubblico in aumento.
Tasse cresciute.
Costo della vita esploso.
Accise mai rimosse, nonostante promesse ripetute.
Espulsioni non aumentate.
E qui un dato pesa più di tutti: il debito pubblico ci costa tra i 75 e gli 80 miliardi l’anno solo di interessi.
Per capirci: lo Stato fa manovre da 13 miliardi. Con gli interessi del debito potremmo rifare ospedali, scuole, case popolari, infrastrutture, sicurezza, welfare, ridurre le tasse, sostenere le famiglie.
Invece ogni anno quegli 80 miliardi se ne vanno senza produrre alcun beneficio per il Paese.
La politica avrebbe potuto intervenire almeno su uno di questi nodi. Non l’ha fatto. E allora ritorna al tema più semplice, più emotivo, più spendibile: la sicurezza. Perché non richiede risultati concreti: basta un titolo, un post, una dichiarazione. È un diversivo perfetto per conservare un buon stipendio pubblico e spostare l’attenzione dai fallimenti.
Ma la città reale non vive di diversivi. Vive di regole, di rispetto, di responsabilità. E qui l’editoriale ha ragione: non è la città perbene che deve arretrare, deve arretrare chi delinque. Non sono i giovani educati a dover rinunciare a una serata, non sono i commercianti seri a dover vivere come bersagli, non sono i residenti corretti a doversi blindare. La movida non è delinquenza: la delinquenza è delinquenza. E chi la pratica deve risponderne, nei tempi e nei modi dello Stato di diritto, ma deve risponderne davvero.
Una città lucida non difende le proprie parti politiche: difende sé stessa. Sostiene le forze dell’ordine, riconosce i loro limiti, pretende che chi sbaglia paghi, ascolta i residenti senza accusarli di intolleranza, ascolta gli esercenti senza trasformarli in bersagli. Una città lucida non normalizza il degrado, non chiama “percezione” ciò che è esperienza quotidiana, non usa la paura per deformare la realtà e non usa i dati per negarla.
Chi rispetta le regole deve poter vivere; chi le infrange deve affrontarne le conseguenze.
Senza se e senza ma.
E aggiungo una cosa che come cittadini abbiamo il dovere di dire con chiarezza: una politica che in quattro anni di governo stabile non ha affrontato né risolto nessuno dei grandi problemi del Paese dovrebbe avere l’onestà di farsi da parte. Non è una richiesta estrema: è semplice responsabilità. Chi non produce risultati non può continuare a chiedere fiducia all’infinito. E forse, almeno moralmente, dovrebbe interrogarsi anche sul valore dello stipendio pubblico che ha percepito senza aver restituito nulla alla collettività.
La politica dovrebbe ripartire da qui: dalla verità, dalla serietà, dalla responsabilità. Non dagli slogan. Non dai talk show. Non dalle colpe scaricate su altri. Perché una comunità non si misura soltanto da ciò che celebra, ma da ciò che decide di non tollerare più. E oggi, ciò che non possiamo più tollerare è una narrazione che promette tutto e non risolve nulla, mentre la città reale chiede soltanto una cosa: rispetto.
Biagio
marco
13 luglio 2026 17:19
Sfatiamo un mito: la Polizia Municipale non ha compiti in merito alla sicurezza ma ha compiti di Polizia Stradale,Sicurezza urbana e decoro,Polizia commerciale,Polizia edilizia e ambientale,Polizia giudiziaria:.
E questo l'Assessore alla Sicurezza Canale lo continua a ripetere.
Spetta alle altre forze di polizia il compito della Sicurezza.
E qui viene il punto:il Governo è impegnato con i nuovi Decreti Sicurezza a cercare di garantirla nei cortei,che vediamo tutti portano devastazione e aggressioni ingiustificate con fermi preventivi,divieto di indossare caschi o bandane per nascondere il volto, pene più severe per chi insulta o aggredisce i pubblici ufficiali, poi lott a a chi occupa le case con procedure entro 15 GG per liberarle dagli abusivi,rimpatri più veloci e un decreto per intervenire sulla protezione internazionale e sulla gestione dei centri di permanenza per i rimpatri con centri anche all'estero e approvati dall'Unione Europea,tutele per le! forze dell' Ordine, inasprimento delle pene, Zone Rosse e divieto di porto dei coltelli.
L'opposizione è impegnata a demonizzare tutto in nome dell'accoglienza ad oltranza, della libertà di manifestare con armi da utilizzare contro.le forze dell' Ordine,devastare banche,negozi e uffici e della possibilità per chi non ha permesso di soggiorno di restare in Italia,delinquere e continuare a farlo.
Sono azioni che gli italiani volevano e che non avremmo.vin altri politici.
Poi la colpa è sempre di chi accoglie e non di chi vuole mettere un freno all'aggressione che stiamo subendo.
Se fossero al Governo Schlein & c.saremmo alla canna del gas e in Guerra con mezzo mondo.
Manuel
13 luglio 2026 21:26
“L’opposizione è impegnata a demonizzare...” Viene spontanea una domanda: il governo conclude niente perché impaurito dall’opposizione?
“... con armi da utilizzare contro le forze dell’ordine...”
Erano proprio Fratelli d’Italia e Lega, in campagna elettorale, a promettere maggior possibilità, facilità di possesso armi da fuoco e da taglio. Manco quello hanno liberalizzato.
“saremmo alla canna del gas e in guerra con mezzo mondo.”
Meloni e maggioranza hanno sostenuto (e sostengono) economicamente, militarmente l’Ucraina, hanno appoggiato e sostenuto la politica genocida ed aggressiva di Israele, hanno approvato il colpo di stato in Venezuela e quando, finalmente, hanno intuito con che personaggio (Trump) stessero condividendo la strategia geopolitica, rifiutando (forse) le patrie basi aeree per incursioni punitive in Iran, hanno subito la reazione scomposta del monarca di Washington.
Conte è da quattro anni che insiste per dialogare con Putin!
danilo
14 luglio 2026 18:57
Ma cosa c'entra tutto ciò con il tema della mancata sicurezza vissuto in Cremona ( tema sollevato dall'articolo)?
Lorenzo
14 luglio 2026 11:05
Sig. Marco, la prima frase del suo intervento contiene una contraddizione: la Polizia municipale non si occupa di sicurezza, ma poi aggiunge che ha compiti di sicurezza urbana. Potrebbe gentilmente spiegarsi meglio?
marco
16 luglio 2026 15:19
Certamente,non è una contraddizione perché riguarda i vandalismi ,l'accattonaggio, atti vandalici, abbandono rifiuti,usare giardini e panchine per dormire ma anche la prevenzione di spaccio e microcriminalità, il controllo della sicurezza stradale.
Come vede per molte non sì agisce per paura,per direttive ma anche perché vengono sottovalutate
Blek
15 luglio 2026 04:46
Se molti Stranieri forniscono identità false per cui non si può facilmente rimandarli nei loro presunti paesi di provenienza a maggior ragione non andavano accolti in Italia, perché era palese che ci raccontavano balle e chi racconta balle non è certo benintenzionato , e quindi avviati nei centri per il rimpatrio e quindi in Albania, finché si fossero schiarite le idee sulla loro provenienza.
Luciano
16 luglio 2026 12:17
Parla anche per il campo largo visto che prima di questo ci sono stati governi di centro sinistra?
Stefano
13 luglio 2026 11:21
Ma il sindaco e l’assessore alla sicurezza cosa ci stanno a fare..?
Virgilio invoca l’intervento dello Stato. Ricordo al caro primo cittadino che lui stesso e’ un soggetto che partecipa al comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica indetto dal prefetto ed è un attore principale sotto questo aspetto per quanto riguarda la città che amministra.
Il caro sindaco dovrebbe sapere che esiste una legge specifica che gli consente di prendere provvedimenti urgenti in ambito di sicurezza.
E ribadisco, c’è un assessore, pagato , per tale ruolo.
Se vogliono girare la frittata perché incapaci di metterla in pratica , si dimettano.
Lo stipendio va meritato e non è fatto solo di proclami e spot elettorali.
Manuel
13 luglio 2026 22:04
Virgilio partecipa al comitato per l’ordine etc., etc. perché rappresentante il comune capoluogo.
Quando si siede a quel tavolo, ascolta, scrive appunti e, se proprio avesse qualcosa da suggerire, composto, col ditino tremante, chiede la parola ed aggiunge un contributo. Ci sta, non sono tutti De Luca.
Questo per dirti che la famosa facoltà, tanto sbandierata da Portesani, di adottare misure eccezionali per fronteggiare l’emergenza, è, di fatto, un’illusione codificata, un inutile cameo burocratico.
In una provincia come la nostra, ben rappresentata dalle istituzioni statali, se Virgilio provasse ad esercitare la famosa prerogativa, si troverebbe egli stesso a Ca’ del Ferro. Prefetto, questore, comandante i Carabinieri, non si fanno certo mettere i piedi in testa ed hanno ragione, avendo pratica della materia, a differenza del sindaco.
La competenza “sicurezza”, all’assessore, effettivamente è fuorviante. Inganna poiché ingloba mille sicurezze pubbliche e non prioritariamente la fattispecie crimine.
Cosa che non sapevo, Santo Canale è un agente di polizia locale, dunque qualcosa mastica sulle sue competenze.
In ultimo ti segnalo che pure Regione Lombardia ha un assessore alla sicurezza, immigrazione, Polizia locale, protezione civile, si chiama Romano La Russa. Hai mai sentito che abbia fatto qualcosa per il contrasto al crimine in Lombardia? Dove sono le sue truppe?
Te lo dico io: non ci sono, poiché la pubblica sicurezza se l’è avocata lo Stato.
Stefano
15 luglio 2026 07:40
Lasci stare Portesani che a mio avviso rappresenta il nulla cosmico.
Rimaniamo nel merito di chi oggi amministra il paesone Cremona.
Ribadisco con poche righe quello già scritto in precedenza. Il sindaco possiede specifici poteri in materia di sicurezza urbana.
È un ufficiale del governo, può adottare provvedimenti contingibili e urgenti, anche in deroga alle leggi vigenti, per minacciano l’incolumità e la sicurezza urbana.Se il sindaco, diciamo, non ne è capace, ma dovrebbe al suo fianco ha un assessore alla sicurezza che dovrebbe essere pagato anche per tale ruolo non per scattare foto di propaganda politica….vedi alla voce monopattini …..
Stefano
15 luglio 2026 09:23
Che il sindaco sia corresponsabile della sicurezza urbana, è un suo dovere inevitabile. Non concordo invece nel giudizio su Portesani, che in tante occasioni mi è parso molto più logico e concreto, della controparte.
Sarebbe Pancrazio
13 luglio 2026 14:31
Complimenti, grazie per questa analisi puntuale ed intelligente. Sarebbe interessante se i nostri rappresentanti deputati alla gestione di quanto detto da Lei, con attenzione e cognizione di causa, leggessero il suo scritto e ne facessero tesoro nelle sedi opportune. Grazie ancora
Elena Bocchi
13 luglio 2026 19:53
Bravissima
Ferrante
14 luglio 2026 14:50
Ti ringrazio, cara Bea, di quanto lucidamente descrivi. Parli Di Cremona che anche la mia citta Natale. Purtroppo hai toccato un argomento gravissimo che ha colpito Tutte le città d Italia. Il governo attuale non reagisce in pessina maniera: silenzio assordante
danilo
14 luglio 2026 19:05
Una volta tanto sarebbe interessante sapere l'autorevole (sic) parere del sindaco e dell'assessore alla partita in merito a quanto scritto dall'estensore dell articolo ed in particolare attraverso queste pagine (spero che il tema trattato sia per loro più interessante rispetto a quello delle piantine delle aiuole).