In missione per annunciare la gratuità dell’amore di Dio
Inviando i Dodici in missione, per due volte Gesù parla di gratuità.
I missionari sono invitati a riconoscere che Dio li ha chiamati e scelti non per qualche merito o per una particolare capacità, per delle qualità comuni che li rendano superiori agli altri esseri umani del loro tempo. Lo stesso elenco in cui sono presentati i nomi di ognuno di loro, mostra la grande differenza fra coloro che il Signore ha voluto accanto a sé: un pubblicano, uno zelota, dei pescatori, le persone più diverse si ritrovano insieme nello stesso gruppo. Tutto parte dalla gratuità di Dio, ci ricorda Gesù, ieri come oggi. La comunità cristiana, la Chiesa, è una creatura della Grazia, non dello sforzo umano. È il primo pensiero su cui fa bene soffermarsi nella meditazione di questa pagina di Vangelo. Davanti a Dio, come Giobbe, vogliamo sempre trovare i motivi, gli chiediamo la spiegazione, abbiamo la necessità, che può diventare pretesa, di capire. “Gratuitamente” è una risposta spiazzante, una consapevolezza che interrompe ogni nostra volontà di controllo e dominio sugli eventi e sul mondo. Gratuitamente i Dodici sono istituiti, gratuitamente siamo dove siamo, come siamo, quel che siamo. Se si accoglie il dono, si può guardare il mondo nella prospettiva della lode e del rendimento di grazie per quel che c’è, che si è e che si ha, liberi dalle classifiche umane. Il Cantico delle creature di Francesco ci viene in aiuto per comprendere la gratuità dell’amore di Dio, che il Santo riconosce e accoglie dentro l’estrema privazione in cui si trovava in quel particolare momento della sua vita. Solo la consapevolezza che Dio parla all’uomo per un dono e non per un merito può permettere realmente di conoscerLo e farGli spazio nella nostra vita.
Dalla gratuità nasce gratuità, insegna Gesù. Se si ha tutto, non si desidera più nulla e si può solo donare. Chi riceve Dio e si lascia riempire da Lui si trova nella sovrabbondante libertà di una ricchezza che porta a condividere quel che si ha e che non viene mai meno, perché sempre nuovamente donato. La nostra ricerca di cose, relazioni, esperienze, momenti da condividere sui social, potrebbe anche parlarci di un vuoto che tentiamo di riempire attraverso inutili surrogati. Solo Dio è l’acqua che disseta il nostro bisogno di vita, il “tutto” che il cuore inquieto dell’uomo desidera come dice sant’Agostino. Fra Colui che dona e coloro ai quali il Vangelo viene annunciato non può e non deve esserci alcun interesse: prestigio, fama, onore, apprezzamenti mondani, carrierismo. Qualsiasi tornaconto è come un ostacolo che impedisce lo slancio dell’annuncio, uno scandalo che fa inciampare nella corsa. Le parole di Gesù sono per la Chiesa un monito impegnativo, poiché propongono di spogliarsi di ogni prestigio terreno, per non imbrigliare il Vangelo nella sua corsa, rallentandolo o tradendolo.
Le parole di Gesù ci parlano anche dell’identità di Dio: siate perfetti, perché Dio è perfetto (cfr. Mt 5,48); siate misericordiosi, perché Dio è misericordioso (cfr. Lc 6,36); siate gratuiti, perché Dio è gratuito, potremmo aggiungere. La gratuità dell’annuncio non nasce da uno sforzo morale: accogliendo Dio in noi si può imitarlo, si desidera assomigliargli, si vuole vivere imparando da Lui, lasciare che Lui viva in noi. La gratuità della Chiesa e di ogni credente è il riflesso di Dio, non un articolo del suo messaggio, ma lo stile e il contenuto del messaggio stesso, la condizione della sua credibilità.
Per questi motivi, chi annuncia può non preoccuparsi degli strumenti: vestiti, cibo, calzature, segni di potere. Tutto gli viene da Dio, così che non ha bisogno di rivestirsi di nulla che parli di forza terrena. Le nostre comunità sono ricche di strutture, luoghi, istituzioni, iniziative, modi di esprimere la fede. Davanti al Vangelo che ci interpella siamo chiamati a chiederci se tutto ciò parli il linguaggio del Signore Gesù oppure abbia un’altra lingua; siamo chiamati ad interrogarci se il nostro modo di essere religiosi sa esprimere spoliazione o comunica potenza. Non c’è una risposta sola, ma c’è una domanda dalla quale non possiamo fuggire: l’interrogativo del Signore che chiede a coloro che annunciano il Vangelo se la loro fiducia è nel messaggio o nei mezzi attraverso i quali il Vangelo viene comunicato.
Infine è bello fermarsi anche sullo sguardo del Signore che vede l’abbondanza della messe. Se il tempo della semina è fatto di lacrime, il tempo del raccolto è pieno di gioia (cfr. Sal 126,5). Di fronte al ministero dell’annuncio Gesù parla di raccolto piuttosto che di semina e ci invita a pregare perché non manchino operai per vivere la gioia della mietitura, che Egli vede già pronta. Anche oggi, anche là dove il nostro occhio non giunge a cogliere l’abbondanza, Gesù ci invita alla fiducia di un lavoro spogliato dei segni del potere, ma dall’esito felice, nonostante tutto.
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