Caso Cardaminopsis: peggio la toppa del buco
Caso Cardaminopsis: peggio la toppa del buco. Non si vede come diversamente commentare la penosa serie di autogol con cui un governo cittadino in palese difficoltà sta giocando le carte di un'impervia autodifesa. Ha aperto le danze l'assessore Luca Zanacchi producendosi in un'acrobazia di stringente logica aristotelica: un nuovo centro commerciale come toccasana per i negozi del centro storico. Dopo di che le perle di umorismo involontario si sono moltiplicate e nell'intento di camuffare il tallone d'Achille dell'operazione, l'hanno al contrario reso visibile ai ciechi. Già, perché gli interessati assicurano che quel nuovo insediamento erano lontani dal volerlo. Senonché la solita congiunzione astrale avversa ha imposto l'amaro boccone. Ma ecco il geniale stratagemma grazie al quale giustizia è fatta: il Comune ha pesantemente alzato i costi di compensazione. Nobile sacrificio incassare triplicati oneri di urbanizzazione. Ma cosa non si fa pur di tenere la schiena diritta? Al lume del più comune buon senso c'è quanto basta e avanza per poco lusinghiere conclusioni.
Primo: la Giunta cremonese non perde occasione per mostrarsi refrattaria alla più elementare distinzione morale e culturale fra il piano della quantità e quello della qualità. Tutto ha dunque un prezzo e la sua entità è in grado di riscattare i pur gravi deficit attinenti alla qualità di un progetto di problematico impatto locale. Un sacco di parole ma un unico retrogusto: l'implicita confessione di impotenza di un' Amministrazione che, a corto di un organico progetto di sviluppo del territorio, è ridotta a fare buon viso a cattivo gioco e ad arrendersi, senza capacità o volontà di replica, all'andare e venire dei capitali interessati a piantare bandiera da noi. E sarà presto il caso di tre importanti piani di investimento estero concentrati nel comparto logistico e immobiliare. Prospettiva trionfalmente annunciata fra volute d'incenso e squilli di tromba dai fedeli cantori dei prodigi locali in forza a 'La Provincia'. Dunque nuovo consumo di suolo, nuova campagna divorata, nuovo traffico di mezzi pesanti e nuovo carico di polveri sottili.
Sarebbe tuttavia storicamente scorretto infierire oltremisura sugli attuali inquilini del Palazzo comunale. Non va dimenticato che fare politica è anzitutto 'costruire nel costruito'. E l'origine della pessima piega impressa al rapporto fra Cremona e l'ambiente ci porta assai indietro nel tempo. Il primo, fatale passo della nostra 'liaison dangereuse' col petrolio fu compiuto accedendo nel 1961 alla follia di una raffineria -l'Amoco, poi Tamoil- a confine del centro storico. In effetti negli anni Cinquanta non erano mancate ben altre e più interessanti proposte. Specie in relazione alla dominante del nostro profilo economico: una evoluta agricoltura che faceva di Cremona la sede ideale di un polo universitario di Scienze Agrarie e di quanto avrebbe potuto conseguirne a vantaggio del territorio. L' offerta venne dall'università Cattolica di Milano. Ma per miopia, angusto culto del quieto vivere, assenza di visione strategica delle potenzialità del territorio furono proprio gli agrari a scartarla. E il succedersi di occasioni perse consegnò via via Cremona a un destino di marginalita che, giunti a dover fare di necessità virtù, ha finito coll'impiccarci al più odioso dei ricatti, quello fra occupazione e salute.
Da allora, pur con modeste varianti, il leitmotiv della politica locale - si tratti di poli logistici, centri commerciali, biogas o allevamenti intensivi- resta quello: inquina ma ci dà da vivere. E così mentre sotto le sferzante sollecitazione di un mutamento climatico più rapido del previsto ovunque si parla di ripensare modelli urbani per salvarne la vivibilità, la città del Torrazzo, prigioniera di un anacronistico modello di sviluppo, è e resta fedele alla logica dello 'sfruttamento intensivo'. Orribile parola che da tempo esprime realtà e metafora della condizione di Cremona. Uno sfruttamento intensivo si avvita sull'altro: la monocultura del mais, per giunta voracissima di acqua, ha mortificato l' antica varietà della nostra campagna riducendola al grigiore di una linea piatta e ossessivamente monotona. Ma il mais serve a foraggiare gli allevamenti intensivi. Che a loro volta consentono il presunto 'miracolo green' della produzione di biogas e biometano: 200 stabilimenti, circa un quarto del totale presente in Lombardia. Di fronte un' emergenza che vede Cremona fra le due o tre città più inquinate d'Europa, le voci più sagge concordano sull'urgenza di iniziare un percorso di alleggerimento. Che significa non aggiungere fonti di inquinamento ma toglierne. Nessun improponibile progetto di 'decrescita felice', semplice realismo: una lunga stagione di sviluppo ad altissimo impatto ambientale è giunta al capolinea. Ed è tempo di correttivi e ripensamenti. Ma il Palazzo in materia ambientale, come su altre faccende su cui la comunità locale è legittimamente sensibile e reattiva, procede refrattario al confronto e blindato nei propri propositi.
Curiosa concezione di democrazia, che risolve in guanti bianchi il problema delle opposizioni. Non le manda al confino. Le ignora. Ma questa è in fondo la tradizionale postura di una certa sinistra giacobina convinta di essere la sola a sapere per divina illuminazione quale sia il vero bene del popolo. Bene da proporre e, in caso di resistenza, imporre. Pericolosa traiettoria destinata a concludersi andando a sbattere contro il proprio naturale limite interno.
Quando la filosofia dello 'sfruttamento intensivo' ( compreso un certo modo di esercitare il potere locale) esaurisce le risorse divorabili è infatti storicamente frequente che finisca col divorare se stessa. Il che tutto sommato non sarebbe una cattiva notizia.
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commenti
Daniro
8 luglio 2026 20:20
L'analisi parte da Cardaminopolis che, ammesso che di realizzi dopo 25 anni, sarebbe solo l'ultimo dei centri commerciali che circondano la Città e si dimentica di citare, tra le tante tragedie ambientali che hanno massacrato il territorio, l'elefante nella cristalliera.
Michele de Crecchio
8 luglio 2026 21:30
Intervento in larga misura condivisibile e, come al solito, molto ben scritto! Ne condivido ampiamente quello che mi sembra la convinzione di base: l'attuale Giunta, come la precedente peraltro, su di una problematica amministrativa fondamentale come è, sicuramente, il governo del territorio, sembra, purtroppo, non avere un chiaro di "progetto di città" e, di conseguenza, si limita a trovare tutti gli espedienti per agevolare, acriticamente, il decollo di qualsiasi (anche il più inopportuno) progetto edilizio, viabilistico o per grandi servizi che le venga, strada facendo, sottoposto.
E' davvero singolare come, in una materia delicata e soggetta a rapida obsolescenza come è, sicuramente la pianificazione urbanistica, ci si limiti, al piano nobile del Palazzo Comunale, ancora a "vivacchiare", gestendo "alla giornata" uno strumento di governo del territorio (P.G.T., per usare la sigla che oggi ha sostituito la più tradizionale P.R.G., ossia Piano Regolatore Generale), strumento che era già piuttosto debole e confuso all'epoca della sua pur volonterosa confezione ed approvazione. Tale fondamentale strumento amministrativo si dimostra oggi, purtroppo, sempre più inadeguato a soddisfare le nuove e sempre più raffinate attese della popolazione interessata ai suoi contenuti e previsioni. A quando, dunque, una coraggiosa iniziativa politica in tal senso e, soprattutto, fino a quando verrà ancora rinviata l'adozione preventiva di una apposita "variante di salvaguardia" per salvare il salvabile di un territorio che, altrimenti, sembra destinato a vivere disastri ancora più gravi di quelli ai quali è già stato, anche recentemente, costretto ad assistere?
Ada Ferrari
9 luglio 2026 14:36
Del tutto condivisibile la speranza che finalmente si arrivi a un punto fermo con quella 'variante di salvaguardia' che potrebbe e dovrebbe essere il grande obiettivo -politicamente trasversale- da mettere fra le priorità del territorio: salvare il salvabile.
Marzio
9 luglio 2026 13:00
Assolutamente condivisibile la disamina che pone in evidenza la miopia comunale in fatto di preservazione del territorio ma che, al contrario, ci vede benissimo quando si tratta di fare cassa. Encomiabile il nostro super preposto Zanacchi che a forza di zanacchiate cerca di spiegare l'inspiegabile senza mai riuscirci in quanto gli credono solo i suoi compagni. Vorrei ricordare al preposto che per vendere la sabbia agli Arabi bisogna essere in gamba e lui, senza dubbio,non lo è. Anzi ha più un atteggiamento Pilatesco con buon risciacquo delle mani. Certo è che la colpa non la vuole mai, e come lui anche gli altri che bivaccano in Comune come dei turisti per caso. Chi resiste è sempre lui, solo lui il nostro Pepito Sbazzeguti, il nostro onorevole impegnato a coprire le marachelle del nostro primo cittadino a volte un po' birichino.... d'altronde da politico ormai navigato ha detto che questa è "gente che sa fare delle scelte responsabili"......ed ogni giorno ne abbiamo la prova.
Capannelle
9 luglio 2026 15:57
Gentile prof Ferrari. Una domanda. Se la realizzazione del Cardaminopsis purtroppo non puó essere, per cause di forza maggiore, impedita dalla giunta, cosa avrebbe dovuto fare quest ultima, all'atto pratico se non spremere il più possibile il nuovo trionfante invasore? Avrebbero dovuto gli esponenti della maggioranza incatenarsi ad un rondó o fare uno sciopero della fame? Se vogliamo poi dire che l accento posto in maniera pomposa sulla futura spremitura risulta forse troppo propagandistico, siamo più che d'accordo...
Manuel
9 luglio 2026 19:30
La giunta Virgilio-Pizzetti, ma specialmente la precedente, poteva (può?) modificare il PGT oppure, anche meglio, telefonare a Fontana (un altro rinchiuso in ufficio a piangere per delle autorizzazioni che non vorrebbe dare) e mandare gambe all’aria la speculazione che insiste da troppi anni.
Hanno mandato aff... A2A, che è un colosso europeo, per il biometano, vuoi che non possano stoppare Cardaminopsis?
Capannelle
10 luglio 2026 05:27
Gentile manuel,
Non credo proprio che la giunta abbia cosato A2A come dice lei, credo che sia stato l impegno e una approfondita conoscenza degli iter burocratici messa in pratica dal comitato anti biometano, se é quello a cui si riferisce. Detto questo ripeto la domanda: la giunta POTEVA o NON POTEVA? Sarebbe bello avere una risposta da qualcuno con un minimo di documentazione
stefano ETN
10 luglio 2026 17:39
"Sarebbe bello avere una risposta da qualcuno con un minimo di documentazione". Concordo, e in questo come in altri casi sarebbe un diritto vero. Io credo che spetti ai giornalisti della testata, per gli argomenti più importanti e gettonati, farsi carico del lavoro di ricerca e documentazione necessario e renderne noti gli esiti.
Michele de Crecchio
11 luglio 2026 00:07
Sin dalla sua confezione, l'ancora vigente (e ormai vecchio!) Piano di Governo del Territorio comunale di Cremona presentava non pochi e gravissimi difetti. Tra i molti era evidente il suo grossolano sovradimensionamento nel definire le superfici edificabili per scopi commerciali, sovradimensionamento che non ricordo sia mai stato giustificato confrontandolo con le effettive capacità di spesa sul territorio non ancora adeguatamente soddisfatte ovvero da più razionalmente organizzare, come sarebbe stato doveroso fare sin da quando erano stati purtroppo aboliti i Piani Comunali di Sviluppo Commerciale (che tale confronto erano soliti sviluppare con molta attenzione e prudenza, nonché partecipazione consapevole da parte delle categorie interessate!) e le relative competenze integrate nel grande e confuso "calderone" dei Piani di Governo del Territorio. Non sarebbe davvero cosa inutile se l'attuale Giunta Comunale fornisse, quanto prima, un elenco, completo ed aggiornato, delle residue capacità, ammesse ancora dal vigente Piano di Governo del Territorio comunale, di realizzare, ex novo o in ampliamento di attività preesistenti, ulteriori insediamenti di tipo commerciale sul territorio di competenza. L'attenzione della opinione pubblica locale è di certo attualmente concentrata sul progetto Cardaminopsis, ma in realtà molte altre sono le iniziative di interesse commerciale "dormienti" sul territorio comunale, iniziative che potrebbero (e magari alcune sono state già da tempo burocraticamente autorizzate) presto trasformarsi in nuovi insediamenti veri e propri.
Capannelle
11 luglio 2026 06:22
Ecco. Sarebbe cosa buona e giusta che l amministrazione fornisse quei dati. Un plauso a Lei che scrive sempre commenti illuminanti e a Cremona Sera, che offre la possibilità di sviluppare un minimo di dibattito in contrasto al piattume generale.
Ada Ferrari
11 luglio 2026 07:34
Ringrazio l' architetto De Crecchio per la nuova e articolata puntualizzazione che mi auguro apra su queste colonne un futuro e libero confronto fra le rispettive verità di parte. Confronto fra voci diverse ma, spero, ugualmente leali verso il superiore interesse ambientale di una città già adeguatamente assediata da veleni di varia provenienza e bisognosa di un atto di coraggio politico che trovi lo strumento utile a salvare il salvabile. Lo strumento ci sarebbe. Ma può dirsi altrettanto della volontà politica?
Elisabetta
11 luglio 2026 14:29
Mi chiedo quali piani urbanistici abbiano interessato la città di Cremona negli ultimi decenni: ampliamenti in città di industrie che deturpano il paesaggio, con inquinamento atmosferico, olfattivo ed acustico, incremento del numero di centri commerciali ed attività di scarsa qualità, con aumento costante del traffico veicolare....
Ringrazio come sempre Ada Ferrari per il costante ed incrollabile impegno civico nei confronti di Cremona: io purtroppo temo che una sua rinascita e riqualificazione siano ormai estremamente difficili ed improbabili.
Michele de Crecchio
12 luglio 2026 21:41
Vecchio e acciaccato come ormai sono, non posso certamente nutrire grandi speranze di vedere decisamente migliorata, in tempi brevi, la attuale negativa congiuntura di gestione territoriale che così gravemente caratterizza la nostra città. Ritengo tuttavia che l'autorevole, e ormai vetusta, raccomandazione di un tempo ("Pessimismo della ragione, ma ottimismo della volontà!"), ben confortata da certi positivi, anche se ancora fragili e parziali, risultati ottenuti in un recente passato, debba continuare a guidare l'impegno delle non poche belle persone che, nonostante le evidenti difficoltà ambientali e sociali, continuano, coraggiosamente, ad abitare il nostro così problematico territorio.