5 ottobre 2023

GianMarco racconta il padre Ugo Tognazzi, l’amore per i vini La Tognazza che crearono il mito di Amici Miei e l’isola Fon Kul

È il 1969 e in Tognazza festeggiamo la prima vera vinificazione con etichette disegnate a mano da Ugo.
La sua personale produzione annovera un vino bianco, uno rosso e lo schiumante: che la metà andava sempre fuori dalla bottiglia. In casa Tognazzi è vietato bere altri vini”.

 Così scrive, sul sito internet www.latognazza.it, GianMarco Tognazzi, attore: anzi vinificAttore, viticoltore (è lui che manda avanti l’azienda vinicola fondata, alla fine degli anni Sessanta dal babbo) regista, figlio (del mitico Ugo, la quarta ‘T’ di Cremona) e fratello d’arte. Già, tra i primi a parlare di cibo e vino in televisione, il leggendario artista cremonese Ugo Tognazzi, negli anni ’70 e ’80, con le sue tavolate casalinghe, nella sua tenuta, era l’appuntamento fisso per le zingarate, per parlare di cinema e di idee. E il suo amore per la cucina è testimoniato dai libri a tema scritti proprio da lui e dal fatto che fu direttore per un decennio di una rivista culinaria. E molte scene dei suoi film, compresa la saga ‘Amici Miei’ nacquero proprio mangiando e bevendo i vini La Tognazza, oggi, realtà alternativa nel mondo del vino, un’azienda fatta di persone che condividono un modo di vivere e la stessa passione di Ugo per i prodotti della terra. E da quelle parti di Velletri, sì, si fanno vini buoni, con vigneti sparsi tra la proprietà storica, i Castelli Romani e il Chianti. Ah… GianMarco, spesso a Cremona per trovare i parenti e per parlare dei suoi vini, recentemente, al Corriere della Sera, in una bella intervista ha parlato del rapporto con suo padre, purtroppo andatosene troppo presto, negli anni Novanta. Ecco alcuni passi del pezzo uscito sul CorSera…

Quando è stata la prima volta che ha capito di avere un padre famoso?
Probabilmente il giorno dopo che sono nato.. A Villa Stuart, la clinica romana dove mia madre (Franca Bettoja, ndr) aveva appena partorito, arrivò una valanga di fotografi. Stazionavano sotto la finestra della camera urlando a mio padre: Faccelo vedere! Faccelo vedere!. E lui, stanco delle urla, scende giù con un fagottino in braccio: ma non ero io, dentro c’era uno scimpanzé di peluche... Dunque, in quella che avrebbe dovuto essere la mia prima foto con lui, c’era un pupazzo.

Che padre e che uomo era?
Pur essendo più figlio dei suoi figli, ogni tanto provava a fare il padre, ma non era severo... ovviamente ci ammoniva dicendo quello che ‘non si deve fare’.

In cosa consisteva il suo altruismo?
Godeva nel vedere gli altri beneficiare di ciò che era in grado di offrire. Si definiva “un povero che mantiene una famiglia di ricchi.

Stiamo parlando di un santo?
No, di un uomo onesto con sé e con chi gli era vicino. E soprattutto un irregolare in senso trasversale, cioè anticonformista.

È vero che, durante la relazione con Margarete, acquistò un isolotto norvegese, perché si chiamava...
Sì! Si chiamava Fon Kul... ed è inutile spiegare come suona questo nome in italiano e il motivo per cui si divertì a comprarlo. Intendiamoci, era un pezzo di terra infilato in un fiordo, non un’isola ai Caraibi.

Come nasce la celebre «supercazzola» del film ‘Amici miei’?
Non è un’invenzione solo di Ugo, ma del gruppo di attori-amici con Mario Monicelli. Mia madre mi racconta che, mentre preparavano il film, si vedevano la sera e dopo cena, quando erano completamente brilli, decidevano le parole inventate, storpiate proprio dall’ubriacatura. E il vino era quello della Tognazza.

Perché il nome al femminile?
Perché la tenuta è femminile, azienda agricola è femminile, casa vinicola è femminile, l’etichetta è femminile... quindi ecco la Tognazza a Velletri, una factory dove siamo cresciuti, aperta agli amici considerati dei familiari.

Stefano Mauri


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