12 marzo 2022

Alla Pilotta di Parma dal 18 marzo la mostra sui Farnese: Malosso, il gemello del Torrazzo e tanta Cremona

In questi momenti difficilissimi che stiamo attraversando, causati dalla guerra in Ucraina, tutte le iniziative che intraprendiamo, che non siano di aiuto e di solidarietà alle popolazioni minacciate dal conflitto, e non solo, rimangono in penombra, com'è giusto che sia. Consapevoli di questo tentiamo comunque di ritrovare la traccia di quello che sta accadendo nel campo storico- culturale e artistico, testimonianza di quello che si potrebbe operare al posto di siffatto scontro armato. Ci incombe anche di essere edotti della giustezza dell'affermazione di un'eminente storico francese quando dichiarava ai suoi studenti: “insegniamo la Storia, ma la Storia non si insegna nulla”.

Il prossimo 18 marzo verrà inaugurata a Parma la mostra dal titolo: I Farnese. Architettura, Arte, Potere negli spazi del Complesso Monumentale della Pilotta, Il Comitato Promotore è composto, oltre che dalla Pilotta, dall'Università degli Studi di Parma, dall'Ordine degli Architetti e PPC di Parma, dalla Fondazione Cariparma, in partenariato con l'editore Electa. Il tema principale dell'iniziativa è stato quello di rivelare di come la famiglia Farnese originaria della Tuscia, territorio che si trova nella parte settentrionale del Lazio, si è affermata sulla scena politica europea anche attraverso la promozione delle arti come strumento di legittimazione. Le sezioni Architettura (piano terra), Territorio (primo piano ala nord) della mostra hanno come curatori scientifici il Prof. Bruno Adroni, il Prof. Carlo Mambriani e l'Architetto Pietro Zanlari. Nella sezione Architettura e Musica, Cremona trova un posto di rilievo in quanto, come si sa, artisti originari della nostra città lavorarono a Parma per i Farnese; la sezione territorio offre invece la possibilità di ammirare una inconsueta collezione di carte idro-geografiche del fiume Po tra Cinque e Seicento, relativa anche al territorio cremonese, provenienti dall'Archivio di Stato di Parma.

Giovan Battista Trotti detto il Malosso (Cremona 1555 – Parma 1619) è tra i più rinomati pittori alla corte di Ranuccio Farnese. In mostra saranno presenti alcuni disegni del Trotti che dimostrano di come fu impegnato dai Farnese anche come architetto ducale. “Si sa che il Malosso, pittore cremonese, all’occasione ha operato anche come architetto. In particolare nel 1612 il Consiglio Generale della città di Piacenza gli commissiona di progettare sette archi trionfali e due colonne ioniche (recuperate da quelle ancora a piè d’opera in Palazzo Farnese) sormontate dalle statue del duca Ranuccio I e del padre generale Alessandro. Rimane il bel disegno di quest’ultima” (Bruno Adorni). Il disegno del Trotti per il progetto di colonna onoraria per Alessandro Farnese, oggi conservato all'Archivio di Stato di Parma, sarà esposto nella Sala dedicata a Piacenza. Le due colonne del Trotti con le statue dovevano essere erette nell'attuale Piazza Cavalli. Invece delle colonne onorarie si realizzeranno i due magnifici Cavalli dello scultore toscano Francesco Mochi. Un secondo disegno del Trotti presente in mostra nella Sala Parma, proveniente dallo Staatliche Graphische Sammlung di Monaco in Baviera, concerne il progetto per il campanile della chiesa di San Sepolcro (situato in strada della Repubblica 76 a Parma) “... La data di costruzione si legge nel lato sulla strada sopra l’orologio: 1616. Rispetto al contemporaneo campanile di San Giovanni Evangelista, vi è una successione più complessa, contratta e frastagliata, quasi opera di scavo o erosione, ottenuta “per via di levare” e con smussature continue. Questa ricerca plastica e chiaroscurale che di una capricciosa libertà di profilo al campanile richiama certi candelabri contemporanei più o meno michelangioleschi. É quasi come se Malosso lavorasse alla stessa scala delle torcere che ha disegnato per il cardinale Odoardo Farnese. Con quest’opera, la valenza anticlassica e antiarchitettonica assume toni particolarmente violenti” (Bruno Adorni).

Un'altro aspetto di particolare interesse e curiosità che non tutti i cremonesi conoscono, è la vicenda della torre civica di Parma crollata il 27 gennaio 1606, che probabilmente era poco più alta del Torrazzo di Cremona. “L’ingegnere di fiducia del comune di Parma, Gherardo Fatuli, poco dopo la metà del Quattrocento sopraeleva la torre civica duecentesca fino a superare probabilmente il torrazzo di Cremona (metri 112). L’orgoglio civico col tempo gioca tuttavia un brutto scherzo: sia per una manutenzione carente dell’edificio, sia per il disassamento di circa otto centimetri della parte sopraelevata nell’angolo di nord est che fa spanciare e poi collassare la base, l’altissima torre crolla il 27 gennaio 1606, distruggendo quasi completamente anche il palazzo comunale e uccidendo 26 persone” (Bruno Adorni). Dopo il crollo il Duca Ranuccio I propose di ricostruire il Palazzo Comunale e la torre civica attraverso una sorta di concorso d'architettura al quale parteciparono gli architetti Rainaldi e Magnani, Smeraldo Smeraldi e Simone Moschino, ma non se ne fece nulla. In mostra si potrà ammirare il progetto di concorso di Girolamo Rainaldi e Giambattista Magnani per il nuovo palazzo di Parma con torre civica del 1606.

Nella sezione Territorio segnaliamo alcuni lavori dello Smeraldo Smeraldi, topografo e cartografo alla corte dei Farnese, nei quali lo Smeraldi è chiamato come perito in occasione di una causa legale tra Parma e Cremona riguardante i terreni lungo il fiume Po. “Celebre la causa tra Parma e Cremona del 1588 per l’erosione di terreni fertili a scapito del ducato parmense che invia il proprio perito Smeraldi; il conflitto assume rilevanza tecnico-giuridica, e si concluderà con l’arbitrato della magistratura milanese, a favore dei lombardi. Il disegno smeraldeo del 1599 traccia i confini giurisdizionali e dunque assegna i diritti daziari tra Pallavicino e Fustignani, ma aggiunge -confermando il forte contenuto progettuale del suo operato- la proposta di un argine rettilineo che ridefinisce in modo inequivoco i nuovi confini” (Piatro Zanlari).

Concludo questa breve panoramica ricordando la presenza in mostra di un'altro artista cremonese Claudio Monteverdi, nella sezione Musica alla corte dei Farnese. Il teatro Farnese che si trova all'interno del Complesso Monumentale della Pilotta (quello che vediamo oggi è la sua ricostruzione avvenuta tra il 1956 e il 1960 essendo stato interamente bombardato nel 1944), venne inaugurato il 21 dicembre del 1628, in occasione delle nozze di Odoardo, figlio di Ranuccio, con Margherita de Medici, figlia di Cosimo. In quella occasione venne rappresentato un torneo regale composto da Claudio Achillini con musica di Claudio Monteverdi e scenografie di Francesco Guitti, dal titolo Mercurio e Marte.

Tra i prestiti accordati per la mostra ricordiamo un nucleo di circa 200 disegni di architettura provenienti dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta. I disegni d'architettura saranno presentati insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, in modo da offrire un quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visione della committenza. L'esposizione rimarrà aperta fino al il 31 luglio 2022.
(Per ulteriori informazioni sulla mostra clicca qui)


Nella foto la chiesa di San Sepolcro a Parma

Enrico Maria Ferrari


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