QUATARCA’ (Quattrocase), il paese delle zucche. Appunti di storia locale
Prima che un tremendo temporale abbattesse la croce in ferro posta sul campanile insieme con la sottostante “palla” o mappamondo o globo crucifero, gli abitanti del paese, e non solo, sostenevano che tale “palla” sembrava più che un “mondo”, una bella zucca di cui aveva anche i colori tipici: l’arancione e il verde, propri del rame di cui era fatta.
L’appellativo di paese “ad dli söchi” o “pais di suchèi” pare che derivi proprio da tale oggetto senza nulla togliere al fatto che, a detta di intenditori, le migliori zucche del casalasco vengono proprio dai terreni posti fra noi e la Valle, la grande valle di Rascarolo. Ma essere di “süchei” significava, e il ricordo l’hanno i più anziani, essere spesso oggetti di burle per cui le zucche avevano una funzione non solo per l’alimentazione ma anche per la provocazione: si racconta, ad esempio, che durante una festa settembrina del paese, ragazzi di Casalbellotto buttarono nel veglione, allora costruito con pareti in legno e con sopra un tendone, durante le danze, delle piccole zucche, quelle rotonde, che rotolarono tra i piedi dei baldanzosi giovani locali. E’ ovvio pensare alle rincorse, forse anche alle botte, sicuramente tutto serviva a tener viva la rivalità fra i due paesi, rivalità che durava da non si sa quanto tempo.
Spesso quando arrivava uno di Casalbellotto, passando davanti al bar Acli, era facile sentire frasi tipo: “i scusalon” è meglio che stiano al loro paese, oppure “cosa è venuto a fare?” e ovviamente si rideva e si scherzava e noi ragazzi guardavamo con supponenza quei giovani di Casalbellotto che tentavano di frequentare qualche ragazza del nostro paese e cercavamo di far capire alle nostre giovani che “non stava bene” frequentare tali soggetti.
Tale rivalità non la si ebbe con la stessa intensità con i “pulantoon” di Vicomoscano. Anzi questi ultimi li si guardavano un po’ con sospetto, forse per la vicenda capitata nel 1920 quando venne assassinato un commerciante di cavalli, tale Gardini Abele nella località Ponte Majocche e fra gli assassini, si diceva, che vi fosse uno di Vicomoscano. Forse dicerie, ma tanto bastava (in realtà erano di Cicognara e Roncadello). E tale delittuosa vicenda ci rimandava alla poesia del Pascoli, “La cavalla storna” poiché dopo l’assassinio del povero Gardini, la cavalla con il calesse tornò a casa senza il padrone…o cavallina, cavallina storna che portavi colui che non ritorna…ci risuonava nelle orecchie tutte le volte che passavamo davanti al monumento eretto sul luogo dell’eccidio.
Comunque non è stato difficile abbinare il numero di quattro alle zucche e quindi ottenere “il pais di quatar süchei” o “dli quatar söchi”.
Ma perché proprio Quattrocase? Probabilmente lo storico Romani ha velocemente sbrigato la questione dell’origine del nome facendolo derivare dall’identificazione di una località con quattro case o casati o (qualcuno sostiene) castelli in epoca passata presenti in questo territorio.
Nel primo documento in cui si parla del nostro paese, nel 1152, effettivamente si parla di “quattuor case de Barcell(is)” per citare abitanti che dovevano essere sepolti presso la Chiesa di Cicognara poiché da noi non esisteva una chiesa. In verità “casa” in latino significava tugurio, casupola, capanna.
Allora, come si è passarti da “quattuor case” cioè da quattro tuguri a “Quattuor Domorum” che è il nome con cui sino all’adozione definitiva dell’italiano veniva identificato il paese, è tutto da scoprire. Si tenga presente che la domus identificava una struttura inserita in un tessuto urbano a differenza della villa che era tipicamente struttura rurale, quindi, in teoria, avremmo dovuto chiamarci quattro ville, ma poi quel “domorum”….
Personalmente penso che l’origine del nome meriterebbe una ricerca più approfondita anche perché da ciò potrebbe derivarne la comprensione anche dell’origine effettiva del paese. Infatti la citazione di Barcello nello stesso documento più sopra richiamato ed in documenti successivi potrebbe far pensare che il vero nome del nostro paese, o della località, fosse proprio Barcello, termine che deriva da piccola barca, barca dal fondo piatto, strumento con il quale ci si spostava facilmente in una zona spesso sommersa dalle acque del Po o dell’Oglio.
Resta il fatto che mentre Cristoforo Colombo si apprestava a scoprire l’America, quattro volenterosi abitanti del paesino decisero di costruire la propria chiesa dedicata a San Giovanni Evangelista, svincolandosi così da Cicognara. E da allora il paese ebbe una sua vera e propria connotazione.
Ora, al di là da questi aspetti, ci piace ricordare che comunque Quattrocase, piccolo fin che si vuole, ha dato però i natali, fra i dieci prelati, a un Vescovo, Antonio Maria Cavalli senior che è stato anche assistente di un Papa e che se non fosse sopraggiunta troppo presto la morte poteva diventare cardinale; e poi ad Antonio Maria Cavalli junior, Abate in Casalmaggiore, che ci ha lasciato un magnifico fonte battesimale collocato in San Francesco a Casalmaggiore.
Quattrocase ha dato i natali ad uno studioso del diritto, tale Ignazio Ciceri Carnevali che è diventato membro dell’Amministrazione Generale della Lombardia, il principale organo di governo della Repubblica Cisalpina (e lui era anche prete) ma era anche un barone del Sacro Romano Impero nonché insignito dello Speron d’Oro e della Croce di Capellano dell’Ordine Gerosolimitano; ha dato i natali alla famiglia di chi ha voluto e finanziato la stupenda chiesetta di Valle, la nobile Cecilia Cavalli Araldi; è quel paese in cui per la prima volta è apparso il cavallino rampante dipinto e scolpito molto prima di quello dipinto sull’aereo di Francesco Baracca, e quindi della Ferrari (per chi vuole, lo si può ammirare nella chiesa di San Giovanni in un bellissimo quadro del Chiozzi) col piccolo particolare che il nostro è bianco; è quel paese in cui si è persa una chiesa di cui niente e nessuno ha più memoria, la chiesa di San Quirico, chiesa a cui Vespasiano Gonzaga, sì, proprio lui, il gran Duca di Sabbioneta, ha sottratto la sola campana esistente e rimessa poi al suo posto grazie all’intervento del Vescovo di Cremona Mons. Speciano (il mistero avvolge la fine della chiesetta e della campana!).
Però abbiamo un vicolo dedicato a tale Gianantonio. Era questo signore Johanneantonio Cavalli che nel 1486 si recò a Milano a prestare giuramento di fedeltà della comunità di Casalmaggiore a Ludovico il Moro? Altro mistero.
Come mistero avvolge la presenza di una banda musicale che partecipò a Casalmaggiore, nel luglio del 1882, alla celebrazione in ricordo della morte di Garibaldi (presumo di possedere uno degli strumenti utilizzati: un bombardino). E suonò insieme alla banda musicale di Sabbioneta e di Colorno marciando per il centro di Casalmaggiore.
Quattrocase è anche quel paese che ha celebrato, a partire dal 1647, per ben 238 anni la festa del Po il 29 novembre di ogni anno, come ringraziamento per essere stata, una delle poche realtà, risparmiate miracolosamente dalle acque dello stesso e credo che ben pochi paesi rivieraschi (anche se Quattrocase non è mai stato in riva al Po) possono vantare un tale primato. Sembra che tale festa sia stata però sospesa solamente in occasione della grande inondazione del 1705! Qualcuno sta pensando di ripristinarla e riproporla, non si sa mai.
Sempre molto orgogliosi e disposti a difendere i propri diritti a tal punto da ribellarsi a otto soldati provenienti da Cremona e che volevano riscuotere tasse non dovute. Sono stati uccisi tutti e otto sul sagrato della Chiesa e sette sepolti nel cimitero nuovo, l’ottavo sepolto in un “viazzolo” poiché non si capiva se era cristiano!
Ma il paese non ha mai perso la gioia di organizzare delle feste, così che con la festa della zucca e vari avvenimenti anche culturali e religiosi viene intervallato il lento trascorrere del tempo.
Ricordo anche che ha avuto come abitante il personaggio principale del dramma teatrale e del film “Redenzione” di Roberto Farinacci, tale Giuseppe Sarzi Madidini, di famiglia originaria di Villa Pasquali, morto in giovane età durante l’assalto alla Prefettura di Cremona nel 1922 e che viene presentato come socialista, bolscevico (che non è mai stato!) che si converte in punto di morte alla ideologia fascista. Si è appunto redento! E proprio del periodo fascista vi fu la condanna al confino di polizia del sacerdote don Italo Marchesi, anche lui originario di Quattrocase e parroco di Roncadello al momento della condanna.
Non possiamo dimenticare che Quattrocase ha dato i natali a chi ha inventato la raccolta differenziata della carta e cartoni presso i negozianti di Casalmaggiore quando nessuno, proprio nessuno sapeva cosa volesse dire raccolta differenziata e recupero (quanti si ricordano della povera Pierina dal Söstar o dei cartoni!);
Come per le altre frazioni e per i paesi che si rispettano, anche da noi non mancano i “scutmaï” che hanno identificato ed identificano tutt’ora o i gruppi familiari come ad esempio: i farinèi, i ciachétt, i tucoon, i chili, i jon, i cusciari, i muritein o singoli soggetti: marsilòt, caragn (erano due fratelli), al trèt, al quai, gundéin, al söstar (in vita, poveretto, assomigliava al Card. Schuster di Milano solo che di professione faceva il meccanico da biciclette), al tragheton, (di professione pescatore), al linein (di professione fornaio), patai (venditore di spugne e pelli di daino), cül (con evidenti riferimenti a parte anatomica), topa, tupon, al farmacista (era appioppato ad uno con il braccino corto) al tèli, nèruf, pacin, pìnara, la spagnuleigna (vendita ambulante di frutta e verdura), richin, talari, űf, maciavell, tunéin, ciglion, al min, balűgai, ginu dla rachèla, la melia dal lat (vendita del latte), fughin e la fughina, signur e leon, al ciciu, pacin, popoli, scoppiu o storpiatura dei veri nomi come: tatéin (Costantino), luigiòn (Luigi), rusghìn (Rosseghini). E questo per citare solo quelli che si ricordano più facilmente.
Tutto ciò chiamatelo se volete campanilismo, ma amare il proprio paese vuol dire anche ricordare tutte queste cose, fatti e persone.
Nelle foto, Quattrocase, il cavallino rampante e "ritorno a casa", la Pierina in azione (foto archivio Mario Angiolini)
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