27 aprile 2026

Quei tre partigiani catturati, torturati e gettati nel Po

Una pagina di resistenza e di lotta per la Libertà che tocca, direttamente le terre del Po, ha “sfiorato” il Casalasco e Casalmaggiore  e merita di essere raccontata a tutti coloro che, sull’una e sull’altra sponda del Grande fiume, desiderano conoscere di più, e meglio, la storia dei nostri villaggi fluviali. 

Tra Sacca di Colorno e Mezzani, nel Parmense, si trova una lapide, ben evidente che ricorda Ines Bedeschi, Alceste Benoldi e Gavino Cherchi. L'inverno 1944-1945, come noto, fu durissimo per il movimento clandestino nel parmense, come nel resto dell'Italia occupata. Centinaia di partigiani caddero nelle mani dei nazifascisti a seguito dei rastrellamenti, delle delazioni o di arresti individuali. In questa lunga lista compaiono anche i nomi di Ines Bedeschi, Alceste Benoldi e Gavino Cherchi, arrestati separatamente, trucidati la sera del 28 marzo 1945 a Sacca di Colorno e gettati nelle fredde acque del Po. Ines Bedeschi “Bruna” nata a Conselice (Ravenna) nel 1914 era arrivata a Parma nell'estate del 1944 su richiesta ufficiale del Cumer (Comando unificato militare Emilia-Romagna) e qui aveva svolto l'importante compito di staffetta, subendo l'arresto il 23 febbraio 1945. Alceste Benoldi, nato a Parma nel 1909, artificiere dell'esercito, fu arrestato a Milano, dove operava clandestinamente. Gavino Cherchi, sardo nato a Ittireddu (Sassari) nel 1911, professore al Liceo “Romagnosi” di Parma, era capo del Servizio Informazioni Partigiano. I tre dopo l'arresto furono portati presso il famigerato Palazzo Rolli, dove aveva sede il comando della Polizia di sicurezza-SD, venendo sottoposti a interrogatori e torture per diversi giorni. Dopo il lungo calvario di violenze, il tragico epilogo del 28 marzo: assieme a Bedeschi, Benoldi e Cherchi era presente un quarto prigioniero condannato a morte, Romeo Bonini, il quale riuscì a lanciarsi nel Po prima di essere colpito, salvandosi incredibilmente. I tre partigiani Ines Bedeschi, Alceste Benoldi e Gavino Cherchi fucilati  lungo l’argine del Po, nella frazione di Mezzano Rondani furono appunto gettati in Po ed i cadaveri non vennero mai ritrovati. Il cippo che li ricorda si trova a circa 500 metri da dove si presume avvenne l’esecuzione dei partigiani. Esso è costituito da una lastra di marmo con il vertice arcuato e percorsa nel suo perimetro da una cornice. La lastra poggia su uno zoccolo di pietra a forma di parallelepipedo. L’epigrafe reca incisi i nomi dei tre Caduti. Sotto ogni nominativo è presente il luogo e la data di nascita. Sono inoltre riportati la data e l’ora della morte e la dedica. Lungo il bordo della cornice sul lato soprastante lo zoccolo è inciso il nome del Comune di Colorno. Tutti i caratteri sono stati riempiti con vernice di colore nero. A destra delle iscrizioni sono stati applicati i fotoritratti in ceramica dei tre partigiani. Il cippo si trova adagiato sopra una piccola superficie di pietra a pianta quadrata, delimitata in ogni suo angolo da un pilastrino di pietra con scolpita una croce cristiana su ogni sua faccia.  Un’altra croce cristiana in pietra si trova adagiata sulla superficie in cui è posto il cippo, ai piedi dello zoccolo. Ines Bedeschi (“Bruna”), era nata a Conselice (Ra) il 31 agosto 1914 (o l’11 ottobre 1914, secondo la banca dati dei Caduti partigiani presente sul sito dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma e come inciso sul cippo). Di famiglia contadina, dopo l’Armistizio la sua abitazione divenne un punto di riferimento per i partigiani locali. Era stata inviata a Parma nel luglio 1944 dietro richiesta del Comando Unico Militare dell’Emilia-Romagna (Cumer, l’organo dirigente delle formazioni militari emiliano-romagnole), per svolgervi l’attività di staffetta. Fu arrestata il 23 febbraio 1945 insieme ad altri due compagni. Alla sua “memoria” è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. A Conselice, in Via G. Garibaldi, sul muro esterno dell'edificio adiacente quella che era stata la sua casa natale, è stata posta una lapide in sua memoria (vedi scheda 4246 di questo stesso sito); il testo è opera della scrittrice e partigiana Renata Viganò. Inoltre è ricordata nella lapide dedicata ai Caduti della Resistenza posta sotto i portici del Municipio di Conselice, sempre in Via G. Garibaldi e nel Sacrario ai Caduti partigiani posto all’interno del Cimitero di Conselice.  Alceste Benoldi (“Rosi”), era nato il 26 ottobre 1909 a Parma; elettricista. Artificiere nel Regio esercito, dopo l’8 settembre 1943 aveva abbracciato il movimento partigiano arrivando, col tempo, a gestire a Parma, nell’allora Stradone San Francesco  un’armeria e un laboratorio dove venivano preparati degli ordigni esplosivi per le formazioni partigiane, poi individuati e smantellati nel febbraio 1945 dai nazifascisti. Per nascondere la sua attività clandestina, aveva continuato a lavorare come elettricista per il Teatro Regio di Parma. Proprio una trasferta a Milano, avvenuta nello stesso mese di febbraio, per prendere del materiale necessario al suo lavoro di elettricista e forse anche per prendere contatti con membri del Partito comunista, gli fu fatale. Ricercato attivamente dai fascisti, questi vennero a conoscenza che Benoldi si trovava a Milano per lavoro, ospite di una sua zia e così fu catturato dai nazisti e trasferito a Parma. Riconosciuto partigiano appartenente al Comando Squadre d’Azione Patriottica (S.A.P.), fu decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla “Memoria”. Gavino Cherchi (“Stella”), era nato ad Ittireddu (Ss) il 19 agosto 1911 (sul cippo è riportato il 15 Agosto 1911); insegnante. Dopo aver insegnato in varie città italiane, era infine approdato a Parma, dove divenne docente di Lettere e Filosofia al Liceo classico “Gian Domenico Romagnosi”. Antifascista, dopo essere entrato nella fila della Resistenza, divenne capo del Servizio Informazioni Partigiano (S.I.P.), il cui compito principale era quello di controllare gli spostamenti delle truppe nazifasciste e comunicarlo alle formazioni partigiane. Fu arrestato dalla polizia germanica il 5 marzo 1945 a seguito di una delazione. Alla sua “memoria” è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Cherchi è ricordato anche nella lapide posta all’interno del Liceo Classico “G.D. Romagnosi”, in Viale Maria Luigia, a Parma, e dedicata ai professori ed agli studenti caduti durante la lotta di Liberazione. Bedeschi, Benoldi e Cherchi, sono inoltre ricordati anche in una lapide collettiva dedicata ai partigiani dispersi, posta all’interno del Cimitero della Villetta, a Parma. Da 81 anni, il fiume, tra il Casalasco e l’Emilia è custode silenzioso, e vivente, delle memorie, e  dei resti, di queste tre persone.

Eremita del Po

Paolo Panni


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