24 aprile 2026

In terra di Po torna la festa di Santa Franca

Il 25 aprile, in terra di Po, torna il tradizionale appuntamento con la festa di santa Franca. Se è vero che la data del 25 aprile, per la Chiesa, coincide con la memoria di san Marco Evangelista è altrettanto vero che, lo stesso giorno, si celebra e si ricorda anche la religiosa piacentina che  nacque nel 1175 da genitori appartenenti alla nobile famiglia dei conti di Vitalta, nel territorio piacentino appunto. Giovanissima entrò nel monastero benedettino di S. Siro, uno dei più fiorenti dell'epoca, dove a quattordici anni pronunciò i voti solenni. Nel 1198, alla morte della badessa Brizia, fu eletta in suo luogo; la sua decisione di introdurre nel monastero la vita regolare le suscitò contro forti opposizioni, sia da parte di alcune nobili famiglie piacentine che avrebbero visto volentieri un'altra a capo delle religiose, sia da parte di un gruppo di monache, capeggiate dalla sorella del vescovo Grimerio (1199-1210), il quale, però, illuminato da s. Folco Scotti, allora prevosto di S. Eufemia, fece cessare ogni opposizione. Per desiderio di maggior perfezione, nel 1214 accolse l'invito e l'esempio di Carenzia Visconti, che aveva fondato sul Montelana un monastero femminile cistercense. Ne ebbe la nomina a badessa pur conservando, per qualche tempo, I'amministrazione di S. Siro. La comunità si trasferì presto per ragioni di sicurezza e di comodità a Pittolo, facendovi sorgere un monastero che Franca resse fino alla sua morte, avvenuta il 25 aprile 1218. Ivi fu sepolto il suo corpo, oggetto di venerazione e mezzo per cui Iddio operò molti prodigi. Dopo varie traslazioni esso si trova ora nella chiesa delle Benedettine di S. Raimondo in Piacenza. Il suo culto, approvato, pare oralmente, dal  Gregorio X, è diffuso non solo nella diocesi di Piacenza, ma in quelle limitrofe di Pavia e Bobbio. La santa è particolarmente invocata contro il mal d'occhi e si suole raffigurarla o nell'abito cistercense o in quello benedettino. Il suo culto, da tempo, si è spinto, dai colli e dalle terre piacentine, fino alle rive del Po, ai confini col Cremonese, esattamente a Vidalenzo di Polesine Zibello, piccolo borgo posto esattamente al confine fra tre province (Parma, Piacenza e Cremona) e due regioni (Emilia e Lombardia), bagnato da due corsi d’acqua (Po e Ongina) e celebre anche per essere il luogo del riposo eterno di Carlo Verdi e Luigia Uttini (genitori del maestro Giuseppe Verdi) e del grande tenore Carlo Bergonzi. Un luogo fortemente legato a Cremona, non solo per motivi di vicinanza geografica, ma anche per importanti pagine di storia. L’esistenza a Vidalenzo di una chiesa fin dal 1180 è documentata da una vertenza confinaria tra i vescovi di Cremona e Piacenza, della quale dà notizia P.M.Campi, causa rimessa a Bernardo ed a Ottone, rettori rispettivamente delle chiese di Soarza e Vidalenzo. La parrocchia faceva parte della diocesi di Cremona e la chiesa era già parrocchiale quando nel 1436 venne sottoposta, con numerose altre chiese della zona, alla prepositura di Busseto. Forse perché era parrocchia di antica data le fu riservato un trattamento di riguardo, con i Pallavicino che la arricchirono di benefici mantenendo il proprio territorio ben distinto con i parroci che, anche se scaduti da rettori e vicari curati perché nominati dal capitolo della collegiata di Busseto, ebbero confermata la facoltà di compiere tutte le funzioni parrocchiali anche strettamente tali e la chiesa conservò fonte battesimale proprio. Tra i sacerdoti della diocesi di Cremona che la guidarono sono documentati don Paolo Marocchi, don Antoni Zambelli, don Francecso Manzoli, don Giuseppe Croni, don Bartolomeo Crisi, don Romano Sanetti, don Andrea Rosoli e don Angelo Zucchi. In parrocchia, tra l’altro, si conserva un dipinto (olio su tela) del cremonese Vincenzo Campi raffigurante “Cristo deposto e due angeli” ed uno studio compiuto dal professor Giovanni Godi ha permesso di stabilire che l’opera, assegnabile al 1573, è una replica esatta, anche nelle dimensioni, dell’omonimo dipinto della parrocchiale di Bordolano, proveniente dalla chiesa di San Mattia in Cremona. Nel piccolo villaggio fluviale si è diffusa da tempo la devozione nei confronti di Santa Franca alla quale, proprio ai piedi dell’argine maestro,  è stato eretto un grazioso oratorio che, secondo la tradizione, fu fondato nella seconda metà del secolo XIII dai religiosi Cistercensi del non lontano monastero di Chiaravalle della Colomba e da essi dedicato ad una santa che fu badessa dell’ordine di San Benedetto (Santa Franca appunto). Nel 1620 il marchese di Polesine Ottaviano Pallavicino concesse la chiesa in uso ad una piccola comunità di frati francescani. I  frati lasciarono la zona in conseguenza delle soppressioni napoleoniche e la cura del tempio fu affidata ad un cappellano ed questa situazione andò avanti fino al 1867, epoca nella quale l’oratorio venne spogliato dell’intero suo patrimonio in forza delle note leggi eversive incameratrici dei beni ecclesiastici. Nel tempo ci furono restauro e rifacimenti e l’attuale chiesa appartiene quasi interamente al secolo XVIII. Dal 1938 fa parte della parrocchia di Vidalenzo guidata da alcuni anni dai monaci benedettini olivetani “Custodi del Divino Amore” che, tra le altre cose, non solo hanno tenuto viva la tradizionale festa di santa Franca ma la hanno anche valorizzata ed arricchita di eventi. Una piccola comunità, quella olivetana, che ha saputo portare il profumo del carisma benedettino, in terra di fiume, richiamando sempre anche tanti cremonesi.   Sabato 25 aprile la tradizione sarà rispettata con la messa, presieduta dal superiore della comunità olivetana padre Mario Masiello, che inizierà alle 10,30. Seguirà la tradizionale processione nel bosco fluviale con benedizione delle acque del Po. Si potranno trovare anche le calamite di Santa Franca con i proventi che saranno tutti destinati alle opere di mantenimento e gestione della antica chiesa di santa Franca.

Eremita del Po

Paolo Panni


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