19 febbraio 2021

Il coraggio e la determinazione di Riccardo e Anisa, gestori del nuovo bar "Civico 52"

Parliamo di due giovani che hanno deciso di investire in una nuova attività nell'agosto 2020. “Quando il peggio sembrava passato”. Poco dopo, invece, il Covid è tornato, forte come prima. “E' dura, però a chiudere non ci pensiamo”. Quella dietro le vetrine del bar 'Civico 52, food e drink' di corso Mazzini, a Cremona, è una storia di resistenza ma anche di integrazione.

I due gestori del locale sono Riccardo e Anisa, marito e moglie, 35 anni e 30 anni. Entrambi albanesi, rispettivamente di Durazzo e di Fier, nel sud del Paese. Ma non è dall'altra parte dell'Adriatico che si sono conosciuti. “Ci siamo incontrati all'Università di Bergamo. Io sono arrivato in Italia nel 2003 per studiare; Anisa nel 2006, per lo stesso motivo”, racconta Riccardo. Lui si è laureato in economia e commercio, lei in giurisprudenza. “Siamo entrati in contatto grazie ad amici comuni. Quando l'ho vista per la prima volta, mi sono detto: è questa la donna che voglio sposare e dalla quale avere dei figli”. Riccardo sosteneva gli esami e allo stesso tempo, per pagarsi gli studi, lavorava. “Sempre nel campo della ristorazione, è in quel periodo che ho cominciato a desiderare di avere un'attività tutta mia”. Quelli trascorsi a Bergamo “sono stati anni bellissimi, di grande spensieratezza. La città ci ha accolto bene”.

I due si sono uniti in matrimonio nel 2013 e nel 2019 si sono trasferiti a Cremona, dove viveva la famiglia della moglie. Dall'unione sono nati due bambini, Mattia e Alessio, 6 e 3 anni. “Anche qui abbiamo trovato tanta ospitalità”, continua Riccardo. Da Bergamo si era portato dietro il sogno del locale di sua proprietà. “Non conoscendola bene, abbiamo girato un po' per Cremona faticando a capire quale fosse una zona trafficata e, quindi, adatta. Siamo approdati in corso Mazzini, dove prima c'era un altro bar, un punto con un buon passaggio”. Poco più di un anno fa il grande passo. “Abbiamo aperto buttandoci nel mezzo del caos. Ma in quel momento, a metà estate, la prima ondata pandemica sembrava passata, speravamo che tutto fosse finito”. Non era così. “Siamo partiti piano, ma stavamo crescendo. Da ottobre il contagio è riesploso e per noi c'è stato un calo incredibile. Forse essendo nuovi, siamo stati tra i primi a subire la crisi. I momenti difficili sono stati molti. Come a dicembre, quando le festività dovrebbero portare più clienti. Invece...”.

Riccardo è tutto il giorno dietro il bancone, Anisa gli dà una mano nel week end e, a volte, il mattino per le colazioni: con la sua laurea in tasca, sta cercando un altro lavoro. “Adesso siamo sempre in mezzo a un'onda che non sappiamo se ci butterà giù o ci spingerà avanti - dice ancora il marito -. Avendo aperto da poco, abbiamo ricevuto un solo ristoro di 3.000 euro. Le restrizioni per i bar? Mi sembrano eccessive, non capisco perché è possibile tenere aperto a pranzo ma non la sera. I dati dimostrano che i problemi sono in altri luoghi”. E' preoccupato, ma non pentito. “Rifarei tutto, a chiudere non ci penso. Continueremo, ad ogni costo. Mia moglie è d'accordo come me, anche se a volte si demoralizza. Ma ci appoggiamo a vicenda e non ci abbattiamo. Ci vuole coraggio per non mollare, coraggio e fiducia. Rimango ottimista. Dopo la crisi, in teoria dovrebbe esserci la ripresa”. Riccardo serve una coppia seduta a uno dei tavolini al sole. “Poi ci sono loro, i clienti affezionati e di tutte le età, che ci spingono a resistere”.

Gilberto Bazoli


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