16 giugno 2026

Quando Cremona sfidò Mittenwald: la storia del "violetto" e della disputa tra Digiuni e Reiter

Una disputa dimenticata della liuteria europea degli anni Trenta riporta alla luce la figura di Luigi Digiuni, artigiano cremonese e innovatore spesso trascurato dalla storiografia ufficiale. Al centro della vicenda vi è il "violetto", uno strumento ad arco intermedio tra viola e violoncello che Digiuni progettò e brevettò negli anni Venti, anticipando di oltre un decennio analoghe sperimentazioni attribuite al celebre liutaio bavarese Johann Reiter.

Attraverso documenti d'epoca, articoli di giornale e riferimenti alla tradizione musicale che da Bach conduce fino alla liuteria contemporanea, l'articolo ricostruisce le origini di questa controversia, inserendola nel contesto politico e culturale dell'Europa tra fascismo e nazismo. Ne emerge il ritratto di un artigiano autodidatta che dedicò la propria vita alla rinascita della liuteria cremonese, contribuendo alla conservazione di una tradizione che avrebbe poi ritrovato prestigio internazionale.

La vicenda del "violetto" diventa così l'occasione per raccontare non solo un curioso episodio di priorità inventiva, ma anche l'incontro e il confronto tra due grandi scuole liutarie europee, quella di Cremona e quella di Mittenwald, e per restituire a Luigi Digiuni il posto che merita nella storia degli strumenti ad arco.

Johann Reiter è stato tra i principali artisti della scuola liutaria di Mittenwald. È nato nel 1879 ed è stato uno dei pochi artigiani nella sua città natale che non fosse alle dipendenze di fabbriche più grandi. Ereditò lo stile da suo padre, Johann Baptist Reiter (1834-1899), un altro grande nome nella tradizione di Mittenwald, che, a sua volta, era stato allievo e discepolo del leggendario Jean Vauchel (1782-1856). Johann Reiter non è stato solo un brillante liutaio, ma anche un fine ricercatore, un polistrumentista e un artista propenso alle sperimentazioni a cui è attribuita la realizzazione di strumenti originali come il violino ottavo e la viola pomposa. Quest'ultima realizzazione, però, è contestata. Nel 1936 il sommo maestro bavarese fu al centro di una polemica proprio per essersi attribuito l'invenzione di uno strumento a lungo vagheggiato, che già Johann Sebastian Bach aveva tentato di realizzare, ma in realtà costruito qualche anno prima da un abile liutaio di Casalbuttano, Luigi Digiuni. Lo strumento venne battezzato "violetto", e in realtà riprendeva le idee formulate qualche secolo prima da Bach a proposito della viola pomposa e del "violoncello piccolo". La polemica tra il liutaio tedesco e l'artigiano cremonese, alla vigilia delle celebrazioni stradivariane del 1937, non trovò spazio sugli organi di stampa cittadini, "Regime fascista" e la rivista "Cremona" entrambi soggetti allo scrupoloso controllo di Roberto Farinacci che, in quegli anni, stava tessendo una fitta rete di relazioni con la Germania di Hitler e non avrebbe avuto alcuna intenzione di inimicarsi il potente alleato tedesco con un problema di progenitura proprio in tema liutario. Se ne trova invece notizia in un gruppo di quotidiani italiani pubblicati tra il 7 ed il 21 settembre del 1936: la Gazzetta del Popolo e Stampa Sera di Torino, il Popolo d'Italia di Milano, il Popolo di Roma e qualche altro. E questo ha permesso di rendere giustizia al liutaio cremonese che, negli anni più oscuri della tradizione liutaria, cercava di tenere viva la fama dei grandi maestri. Un episodio ed una figura di cui già ai quei tempi ci si sarebbe facilmente dimenticati, se non fosse stato per quella disputa che trovò spazio sui giornali nazionali e che, dopo la morte di Digiuni avvenuta l'anno successivo, permise di attribuirgli il giusto riconoscimento postumo nelle manifestazioni dedicate al sommo dei liutai. [...]

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Fabrizio Loffi


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