Dentro alla bottega: l'intervista con il Maestro liutaio Alessandro Fendillo, segretario dell'Associazione Liutaria Italiana
Segretario dell’Associazione Liutaria Italiana e giovane protagonista della scena liutaria contemporanea, Alessandro Fendillo rappresenta una generazione di artigiani che unisce passione, tecnica e apertura internazionale. Cresciuto a Cremona in una famiglia legata agli strumenti ad arco, ha sviluppato la sua vocazione fin da bambino, tra le botteghe del nonno e la formazione alla Scuola Internazionale di Liuteria.
Il suo percorso è segnato dal confronto con diversi maestri, dall’esperienza nel restauro e dalla partecipazione a fiere e concorsi internazionali, che gli hanno permesso di comprendere le esigenze di musicisti di tutto il mondo. Dal 2012 conduce la propria bottega, affrontando le sfide di un mercato competitivo, e dal 2020 trasmette la sua esperienza ai nuovi studenti. Umiltà, precisione e costanza sono i tratti distintivi del suo lavoro, insieme a un impegno attivo nell’associazione, che lo pone al centro della comunità dei liutai italiani.
Fendillo racconta come la combinazione di formazione internazionale, esperienza sul campo e dialogo con strumenti antichi e moderni gli abbia permesso di sviluppare una visione personale della liuteria. Dalla costruzione di nuovi strumenti alla gestione della bottega, fino al ruolo di docente e segretario dell’ALI, la sua carriera testimonia l’equilibrio tra tradizione e innovazione che caratterizza la liuteria cremonese contemporanea.
Nato e cresciuto a Cremona, quanto ha influito la sua famiglia nella scelta di diventare liutaio?
Ha influito tantissimo. Vengo da una famiglia in cui mio nonno era collezionista e suonava il violino per passione. Fin da piccolo passavo molto tempo con lui: quando aveva il negozio chiuso mi portava in giro per le vie di Cremona e spesso entravamo nelle botteghe dei liutai. Era un modo naturale di stare insieme, ma per me è stato anche un primo contatto diretto con questo mondo. Respirare quell’ambiente fin da bambino mi ha segnato profondamente e ha orientato in modo decisivo sia la scelta della scuola sia quella che poi è diventata la mia professione.
Cosa ricorda degli anni alla Scuola Internazionale di Liuteria?
Ricordo soprattutto le basi solide che mi ha dato la scuola, che sono fondamentali ancora oggi nel mio lavoro. Ma oltre all’aspetto tecnico, quello che mi è rimasto di più è l’esperienza umana. Ho frequentato anche il percorso di restauro, e questo mi ha portato a trovarmi in classi molto internazionali: c’erano studenti giapponesi, coreani, australiani, mentre gli italiani erano pochi. Questo ha reso l’esperienza davvero completa, perché non si trattava solo di imparare un mestiere, ma anche di confrontarsi ogni giorno con culture diverse, modi di lavorare e mentalità differenti. È stata una formazione a 360 gradi, non solo professionale ma anche personale.
Leggi gratuitamente l'intervista completa a questo link sulla rivista Il Suono e L'Arte.
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