Il TAR blocca l'assegnazione diretta ad Aprica a Lodi. Anche a Cremona affidamento diretto. Torna il caos sui rifiuti?
Il TAR Lombardia ha confermato a fine dicembre 2025 che il contratto tra il Comune di Lodi e Aprica S.p.A. per il servizio di igiene urbana si era automaticamente concluso nel 2018, perché la società non rispondeva più ai requisiti di controllo pubblico necessari per gli affidamenti diretti a partecipate comunali. In altre parole, anche senza delibere o atti successivi, la legge prevede che il rapporto con la società decada automaticamente quando viene meno il controllo da parte dell’ente locale.
La vicenda di Lodi è stata generata da una serie di operazioni societarie: il servizio, originariamente affidato a una società controllata dal Comune, è passato per fusioni e cessioni di quote fino a Aprica S.p.A., oggi interamente controllata da A2A S.p.A., società privata quotata in borsa. La sentenza del TAR ha respinto il ricorso di Aprica, confermando che la cessazione era già avvenuta per legge e che il Comune non poteva prolungare il contratto.
Una situazione simile si verifica a Cremona, dove il servizio di igiene urbana è ancora affidato ad Aprica S.p.A. senza gara o nuovo affidamento formale. Anche qui, come a Lodi, il servizio era partito sotto controllo pubblico e, dopo fusioni societarie, è arrivato a una società controllata privatamente. Nonostante interrogazioni e sollecitazioni da parte dell’opposizione, l’amministrazione comunale cremonese non ha ancora adottato provvedimenti per regolarizzare la gestione del servizio.
Il caso ha già fatto discutere in Consiglio: il consigliere Alessandro Portesani aveva sollevato dubbi sulla legittimità dell’affidamento e chiesto la convocazione della Commissione consiliare di vigilanza. Durante la seduta, i dirigenti comunali hanno difeso la continuità del servizio, ma la sentenza di Lodi ha mostrato che, secondo la legge, il contratto con Aprica si era concluso automaticamente già sette anni fa.
La vicenda mette in evidenza come la mancata verifica della situazione societaria delle partecipate possa portare a gestioni irregolari dei servizi pubblici. A Cremona, il tema resta aperto: occorrerà decidere se avviare una procedura di gara pubblica o verificare formalmente l’idoneità del gestore attuale, per garantire trasparenza, legalità e correttezza nella gestione dei rifiuti.
In sostanza, il precedente di Lodi fa da campanello d’allarme anche per Cremona: il Comune dovrà assumere decisioni concrete per evitare rischi legali e garantire un servizio essenziale ai cittadini.
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