2 aprile 2025

Luglio 1947, quando il futuro Papa Giovanni Paolo II arrivò due volte in piazza Duomo in bicicletta. Lo rivelò quando venne a Cremona nel 1992

Quando Karol Wojtyla, di cui oggi si ricordano i vent'anni dalla sua morte, arrivò a Cremona il 21 giugno 1992 guardò ammirato la Cattedrale, il Torrazzo e il Battistero. A chi gli stava vicino rivelò un particolare che nessuno conosceva: ricordò di esserci già stato molto tempo prima. Infatti nel 1947, quando aveva soggiornato a Seniga nel luglio di quell'anno, ospite di don Francesco Vergine che con lui partecipò ai corsi sulla Jeunesse Ouvrière Catholique (la Gioventù Operaia Cattolica) tenuti a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana: un'esperienza nuova in Europa e nel mondo che aveva come scopo la conoscenza delle problematiche correlate al lavoro giovanile con proposte e metodi per affrontarle. Viste le difficoltà di tornare in Polonia, Karol Wojtyla accettò di passare un breve soggiorno nelle terre dell'Oglio tra Cremona e Brescia. Il soggiorno di don Karol Wojtyla a Seniga è diventato un libro dal titolo " Karol Wojtyla, la vacanza di un futuro Papa nella Bassa Bresciana" scritto dal bravo giornalista Angelo Locatelli, purtroppo portato via dal Covid 5 anni fa: nel libro si raccontano le passeggiate in bicicletta per trovare gli amici; per vedere i monumenti di Cremona e di Brescia o quelli minori ma altrettanto significativi dei paesi e di come, per quello strano accento, venne scambiato per un cremonese. "Nella memoria di parte della popolazione locale sono rimaste impresse le omelie pronunciate una domenica di luglio da don Karol con quella cadenza particolare che non perdette mai. A causa di una di queste vennero tirati in ballo, indirettamente, i "Cremonesi". Il brano commentato da don Karol era "Come l'albero, così i frutti" dell'evangelista Matteo (versetti 15- 20). Nell'omelia emersero, evidenti, quei particolari accenti che non perdette mai: con alcune vocali pronunciate chiuse invece che aperte, con parole sillabate invece che pronunciate di seguito e prive di doppie. La gente non pensò che quella pronuncia potesse appartenere ad uno straniero e, allora, pensò ad un cremonese. Don Wojtyla così commentò, con quel suo modo particolare che tutti abbiamo conosciuto, il brano: " Guardatevi dai falsi pro-fe-ti: vengono a voi in veste di a-gnéllo ma sono lupi ra-pà-ci . Bi- sogna stare attenti perché i falsi pro- fe-ti ci sono anche ó-ggi. Vengono a parlarvi di una vita facile, di una vita bél-la ... Come li riconoscerete? Li ri- conoscerete dai loro frutti! Come l'al- bero buó-no non puó fare i frutti cà-ti- vi, (con l'accento sulla a) così l'albero cà-tivo non può fare i frutti buó-ni "... (m.s.)

Nel libro c'è un apposito capitoletto intitolato - Un "papa" in bicicletta - che riporta , tra l'altro, numerose indicazioni sulle visite di Karol Wojtyla a località cremonesi. In quel luglio 1947, oltre a visitare Brescia e altre località, furono almeno due le passeggiate ciclistiche eseguite dal sacerdote polacco e dall'amico don Francesco Vergine alla città di Cremona. Questo perché Wojtyla "non era riuscito a vedere tutto". Nel volume si descrive così il tragitto e la visita: "Da Seniga si portarono a Scandolara Ripa d'Oglio e, da qui, si inserirono sulla strada Ostiano-Cremona passando per Grontardo, Levata (Grontardo), Dosimo (Persico Dosimo), Persichello (Persico Dosimo), Cremona. Si fermarono a visitare o a vedere, dall'esterno se chiuse, alcune chiese lungo il tragitto e, certamente, la chiesa di Santa Maria della Strada a Grontardo e le chiese di Levata e Dosimo, proprio a fianco della via per Cremona. Don Vergine non esclude alcune deviazioni con l'intento di osservare qualche emergenza architettonica vista da lontano per poi rientrare sul nominato percorso. A Cremona, nei ricordi del sacerdote bresciano e della sorella Luigia che veniva informata dei vari spostamenti, i due videro il Duomo, uno dei migliori d'Italia: d'impronta romanica e con la facciata interamente rivestita con lastre di marmo di diverse specie che, iniziato nel 1107, mostra i successivi interventi di stampo gotico, rinascimenta- le, manieristico e barocco. All'interno affreschi e dipinti dei Campi, del Genovesino, del Gatti, del Moretto, del Pordenone, di Boccaccio Boccaccino, di Giovan Francesco Bembo e di Altobello Melone; meta di devozione, la cripta di Sant'Omobono". I due videro, nella medesima piazza, il Torrazzo, il Battistero del 1167, il palazzo del Comune, la cui costruzione mostra elementi che partono dal secolo XII; la loggia dei militi, del 1292.

Fu, probabilmente, nella seconda visita alla città che Karol e Francesco visitarono la chiesa di San Sigismondo, con opere del manierismo cremonese realizzate dai Campi e dalla loro scuola. In bicicletta visitarono anche Ostiano località cremonese ubicata sulla riva sinistra (quella bresciana) dell'Oglio.

A don Francesco Vergine e a monsignor Luigi Corrini sembra di essere arrivati in bicicletta, con don Karol, fino a Pontevico (Brescia) e di essere tornati a Seniga passando per Robecco d'Oglio percorrendo tutta la sponda cremonese. Un'altra meta di passeggiate, effettuate più volte a piedi in quelle serate estive, fu Binanuova, frazione del comune Gabbioneta- Binanuova, "una bella passeggiata tra gli alberi" che partiva dalla chiesa parrocchiale di Seniga e attraverso il ponte sul fiume Oglio portava in territorio cremonese; dopo circa un chilometro si giungeva alla chiesa parrocchiale di Gabbioneta, non troppo discosta dall'argine. A dette camminate, lungo le quali si discorreva del più e del meno con qualche domanda riguardante magari la Polonia, parteciparono don Karol, don Francesco, il chierico Corrini e altri giovani di Seniga.

Il giovane prete Wojtyla con la sua bicicletta con cui raggiunse due volte Cremona da Seniga nel luglio 1947

Angelo Locatelli


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