4 gennaio 2026

Scrooge, ovvero il moderno Canto di Natale, al Ponchielli il classico di Dickens

Niente di più classico: il Canto di Natale di Charles Dickens. Niente di più estroverso e contemporaneo Scrooge, versione de A Christmas Carol dickensiano proposto dal  Perpetuomobileteatro. L’eterna favola raccontata dal narratore inglese, per la notte di Natale, è arrivata sul palcoscenico del teatro Ponchielli, nella mini rassegna organizzata per queste festività natalizie. 

Chi si aspettava una fabulazione più parlata che visiva: è rimasto deluso. Poche, anzi pochissime le parole che raccontano l’avventura fantastica e in sé piuttosto etica ed educativa del vecchio avaro Scrooge convertito ‘sulla via di Damasco’ dal suo ex socio d’affari Marley. Solo qualche frammento. Quello necessario per far orientare lo spettatore nel viaggio tra gli spiriti del tempo dell’avaro, Un uomo che ha sacrificato la sua vita per fare carriera. Fiero oppositore di ogni domenica di ogni giorno festivo: ritenuti pessimi ostacoli per gli affari della quotidianità. 

La creazione collettiva del PerpetuoMobileTeatro ha trasformato tutto in sogno. In fuga onirica fatta di mimo. Di espressività scenica. A volte sottile. A volte talmente sognante e staccata dal già testo fantastico di Dickens. Un’operazione complicata. Una scommessa difficile da vincere, soprattutto perché compiuta su un testo così famoso e conosciuto. 

Marco Cupellari, Brita Kleindienst, David Labanca: gli interpreti di questo lavoro l’hanno in gran parte vinta, insieme alle maschere Sara Bocchini e alla stessa  Brita Kleindienst . Sono riusciti a catturare comunque il pubblico con un teatro che è stato declinato con il mimo. Con la danza, accativante. Con una colonna sonora, curata da Dario Miranda, spesso affascinante. Con i disegni di luce di Raphael Vuilleumier e la scenografia a cura dello stesso PerpetuoMobileTeatro.

Le maschere, supportate anche dall’insolita presenza di un trampoliere, hanno consegnato questo spettacolo ad un mondo vicino a quello dell’antica Commedia dell’Arte. A quegli attori girovaghi che, viaggiando di città in città, portavano leggende e antiche storie tra borghi e villaggi sperduti. 

Narrazioni che tutti potevano comprendere accendendo al significato dal gesto. Dell’espressione visiva. Del lazzo ironico e astuto. Dei rumori grotteschi e ridanciani. 

Evento bello, seppur non incanalato in una tradizione assolutamente diversa. Ma del resto la sperimentazione è il sale comunque del teatro. Soprattutto di quello contemporaneo.

Applausi del pubblico, composto da tante famiglie e bambini. Insomma, alla fine, tutti si sono divertiti. 

 

Roberto Fiorentini


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